Le conseguenze dell’amore in Senegal

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Foto: - Michelini ®

Si chiama bin-bin ed è una specie di collanina luccicante che si porta legata alla vita. Questo è solo uno dei tanti corredi a scopo erotico utilizzati dalle donne senegalesi per sedurre i loro compagni o mariti. In Senegal le ragazze prestano tantissima cura al loro corpo, all’aspetto fisico: anelli, parrucche, ciglia finte, la lista è lunga. A quanto pare, le donne sono disposte a fare di tutto per i loro uomini, di tutto per evitare un potenziale divorzio o di diventare la prima di una lunga serie di mogli (l'Islam consente fino a un massimo di 4 mogli).

Banta, sposata, con due figli, mi spiega “Appena prima di sposarmi, ho deciso di partire da una signora per essere istruita all’arte della seduzione. Ho imparato a soddisfare mio marito, ad accoglierlo a casa quando torna stanco dalla giornata di lavoro. Se l’uomo è stressato e noi non gli prestiamo abbastanza attenzione, probabilmente se ne andrà con un’altra donna. Dobbiamo tenerceli stretti i nostri mariti.”

Un’educazione all’estetica che però trascura di formare le giovani sulle sue conseguenze, che si traducono spesso in nuove bocche da sfamare.

Ed è cosi che fuori dalle farmacie di Dakar, quartieri benestanti inclusi, tra i vari rifiuti che ogni mattina ricoprono le strade della capitale, non si possono non notare i brillanti blister in alluminio arancione accartocciati a terra. Nelle confezioni si intravvede un solo spazio vuoto, occupato un tempo da un unico confetto bianco, la famosa pillola del giorno dopo.

A quanto pare il farmaco Norlevo è usato moltissimo dalle giovani coppie senegalesi, paese in cui abortire è vietato dalla legge.

Il principio attivo, levonorgestrel, agisce inducendo l’ovulazione. Diversi gli effetti collaterali, dolori addominali, spossatezza, mal di testa, si soffre un po’ ma le mestruazioni arrivano. Questo metodo contraccettivo d’urgenza è diffusissimo a Dakar, anche perchè non occorre la prescrizione da parte di un medico e lo si può trovare in qualsiasi farmacia a meno di 5 euro. 

Una farmacista che preferisce rimanere anonima, accetta di rispondere a qualche domanda sui metodi contraccettivi più comuni usati nel paese “Norlevo viene assunto troppo e male, a volte anche in seguito ad ogni rapporto sessuale, non scerzo. Purtroppo chi lo usa non si rende conto che queste pillole causano dei picchi ormonali repentini e il corpo alla lunga ne può risentire.”

Continua la farmacista, a bassa voce, “altri metodi impiegati sono ovviamente il profilattico, quando l’uomo accetta di usarlo, e la pillola anticoncezionale. Ad esempio ne vendiamo una, si chiama Securil, è prodotta in Germania e costa solo 400 FCFA a confezione (neanche un euro) e la cosa sorprendente è che puo’ essere venduta alle clienti senza ricetta medica. Tra le giovani inizia ad essere usata, ma non esageratamente. Molte ragazze preferiscono non farne uso per paura di dimenticarsi di assumerla.”

L’utilizzo di metodi contracettivi moderni tra le donne del paese è ancora poco frequente, solo il 20% delle donne ne fa uso, mentre a mala pena il 6% degli uomini impiega il preservativo (Annual Report FP2020 Women at the Center 2018-2019).  “Un altro metodo contraccettivo è il depo provera, che consiste nell’iniezione periodica di un ormone progestinico ogni tre mesi nel corpo della paziente. Tale sistema di prevenzione porta alla sterilità momentanea. È usato più che altro dalle donne già sposate perchè ha un’azione che puo’ prolungarsi nel tempo. Inoltre, ha numerosi effetti collaterali, sulla psiche soprattutto.”

Ci sono anche degli impianti ormonali sottocutanei che rilasciano ormoni in modo regolare per più anni. Una ragazza di 24 anni, della banlieue di Dakar, utilizza questo sistema e mostra una piccola cicatrice sulla pelle del braccio sinistro “Almeno adesso sono tranquilla”. Ma sono in poche a utilizzare questo sistema, solamente chi è più istruita. “Tra le mie amiche - continua la ragazza - sono l’unica ad usare questi ormoni. Loro si rivolgono ai marabutti, una sorta di ‘stregoni’ locali, che ti vendono delle medicine tradizionali o dei talismani da portare al collo che chiamano gris-gris, ma io proprio non mi fido”. 

“Purtroppo – va avanti la farmacista - le ragazze non conoscono il proprio corpo, non sono consapevoli della fisiologia del ciclo mestruale. A volte mi arrivano in farmacia delle donne che mi dicono di avere un ritardo sul ciclo. Così chiedo con quale frequenza gli arrivavano le mestruazioni e spesso mi sento rispondere ‘il 15 di ogni mese’. Allora faccio un respiro profondo e inizio a contare i giorni con loro. Nelle scuole senegalesi non si parla ancora di sessualità, ad ogni modo non abbastanza, e le ragazze quando sono in difficoltà, invece di andare a informarsi presso professionisti, si confrontano con i compagni o con le amiche, quindi figuriamoci cosa si mettono in testa”.

Infine, quando proprio è troppo tardi, c’è l’aborto, quello clandestino ovviamente, pratica che sembra toccare un po’ tutti i ceti sociali. A confermarlo due ragazzi che accettano di parlarne.

“A me, o meglio alla mia ragazza, è capitato più volte di far ricorso alla pillola del giorno dopo”, racconta Mamadou, ventiseienne di un quartiere benestante di Dakar. “Ma conosco anche una coppia che si è accorta di aspettare un bambino troppo tardi. Erano già a due mesi dal concepimento e non gli è restato altro che far ricorso all’aborto. Ai miei amici è andata bene. Si sono rivolti a un dottore che gli ha prescritto dei farmaci sottobanco. Lei ha sanguinato molto, ma è riuscita a gestire la situazione e se l’è cavata”.

Le cose sono andate diversamente per un’amica di Halil, altro giovane ventiseienne ma del quartiere popolare Ouakam “Una mia cara amica ha perso la vita in seguito ad un aborto clandestino. L’emorraggia è stata troppo forte e non c’è stato niente da fare, non aveva neanche vent’anni e non voleva deludere i genitori.”

In Senegal, l’interruzione volontaria di gravidanza non è consentita nemmeno in seguito a violenza fisica o incesto. L’unica eccezione la si ha nel caso in cui la vita della gestante sia veramente in pericolo, ma anche in tal caso le procedure burocratiche da seguire sono complesse, a volte estenuanti.

E quindi cosa si fa? Si cerca di rivolgersi in primis ad un ginecologo. Se si ha fortuna, dietro opportuno compenso, qualcuno acconsente ad eseguire l’aborto in clinica, di nascosto, ma utilizzando metodi sicuri. “Se il tuo ginecologo non è d’accordo provi a girare piu’ posti, prima o poi ne trovi uno che ti aiuta. Però bisogna stare attenti. C’è molto personale che non è adeguatamente formato, ti fa abortire, e in seguito possono esserci complicanze anche gravi”. Le statistiche confermano le parole della farmacista, i due terzi degli aborti praticati nel paese è effettuato da persone non qualificate.

Alla luce di questa conversazione e dei racconti di Mamadou e Halil, non si può fare a meno di pensare ai versi, ancora una volta attuali, di Fabrizio De Andrè che cantava “poi la voglia svanisce e il figlio rimane e tanti ne uccide la fame” e di sperare che la parola sessualità inizi ad essere pronunciata a voce alta nei contesti scolastici, senza fare distinzione tra educazione maschile e femminile.

Lucia Michelini

Sono Lucia Michelini, originaria di Belluno, classe 1984. Dottoressa di ricerca in Ecologia, attualmente mi occupo di cooperazione allo sviluppo ed educazione. Sono convinta che la via per un mondo piu’ giusto e sano non possa che passare attraverso la tutela del nostro ambiente e la promozione dell’istruzione. Per questo cerco di documentarmi e documentare, dare un piccolo contributo per spiegare che di fatto siamo tutti nella stessa barca e ci conviene remare assieme. Tra gli strumenti che porto con me, penna e macchina fotografica, fedeli compagne di viaggio necessarie per catturare la preziosa diversità culturale che ancora si puo’ percepire andando alla scoperta del mondo. Ah si’, non mangio animali da dieci anni e questo mi ha permesso di dimezzare il mio impatto ambientale e risparmiare parecchie vite.

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