La morale dell’inclusione finanziaria dei paesi ricchi

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Foto: Fee.org

Hackney è un quartiere della zona nord-est di Londra, orgoglioso di essere uno dei distretti piú etnicamente diversi della capitale inglese. Solo il 36% della popolazione é identificato come "British White". Dappertutto si respira un’atmosfera cosmopolita, i negozi di alimentari caraibici si alternano ai saloni di bellezza afro, ed ai negozi di trasferimento di denaro (rimesse). É, pero, anche uno dei quartieri piú iniqui nella distribuzione della ricchezza: secondo una scala multifattoriale Hackney è l’undicesimo distretto piú povero e depresso della Gran Bretagna, su oltre 400 aree locali censite. Il quartiere é colmo di centri di beneficiencia, botteghe di prodotti di seconda mano e agenti di pegno. In concorrenza con questi ultimi c’é una filiale di Oakam, un’istituto di microcredito britannico fondato nel 2006, che si affida massiciamente ai canali digitali (fintech), e si rivolge a chi non dispone di un background creditizio particolarmente promettente, o si è stabilito da poco nel Regno Unito. Pubblicizzandosi come “alternativa ai prestatori porta a porta” e agli strozzini di strada, in origine attirava principalmente immigrati. Oggi ha esteso la sua portata ad altri gruppi di svantaggiati e boicottati, regolarmente scartati dal sistema bancario. In poco piú di dieci anni Oakam ha piazzato 300 milioni di sterline in prestiti accogliendo le richieste di 200 mila clienti in tutto il paese. Un rapporto pubblicato nel 2017 da una commissione della Camera dei Lord stima un totale di 1,7 milioni di adulti britannici senza un conto in banca, mentre il 40% della popolazione in età lavorativa ha meno di 100 sterline in depositi, e il 31% mostra sintomi di difficoltà finanziarie.

La Gran Bretagna non è l'unico paese ricco con una fetta consistente di popolazione senza accesso al sistema finanziario tradizionale. Negli Stati Uniti il Centro per il Nuovo Middle Class, il braccio think-tank di Elevate, una societá di prestiti online con base in Texas specializzata nel mercato micro, calcola che 109 milioni di statunitensi sono considerati "nonprime" (profili non immediatamente affidabili a livello creditizio) e altri 53 milioni sono "invisibili al credito", perché privi di una storia finanziaria in grado di assegnare un punteggio creditizio. D’altronde gli Stati Uniti sono noti per essere uno dei paesi industrializzati piú disuguali: un sondaggio della Federal Reserve, lo scorso anno, ha rilevato che il 44% degli statunitensi avrebbe faticato di fronte a una spesa imprevista di 400 dollari senza vendere qualcosa o chiedere un prestito.

A queste persone non mancherebbero le opzioni per indebitarsi, se non fosse che vengono sottoposti a prezzi esorbitanti, specialmente se misurati in termini di tasso annuo effettivo globale (TAEG), che oscilla da un 25% a 101%, incluso per prestiti di agenti di pegno, quindi con garanzie reali. Oportun è una societá Americana che fonda le sue radici nella comunitá di immigrati latini: offre prestiti di importo limitato a un tasso nominale intorno al 32%. Se ci sembra una follia, é opportuno sapere che altri prestiti, tipicamente di breve durata (1-35 giorni), erogati dai “payday lenders” (prestiti da saldare il giorno della paga), arrivano ad applicare TAEG del 1500%. Provident, BrightHouse sono alcuni degli attori che adottano tecniche creditizie predatorie, al limite del criminale. Gli Stati Uniti sono anche quel paese dove proliferano gli agenti “check-cashers” (pagamento anticipato in contante di assegni applicando uno sconto) e “title lenders”, dove la garanzia diventa l’automobile del debitore, e, a causa di valutazioni creditizie blande, un’alta percentuale di debitori finisce per perdere il proprio veicolo.

Queste societá sopravvivono perché di fatto assecondano un bisogno insoddisfatto dalle banche e dai sistemi di welfare, a volte quale ultima frontiera della finanza legale. Niente di piú semplice. Mossi da un fervore tecnologico e da un appannato idealismo sociale, si contendono un mercato poco accattivante ai piú: le famiglie non bancarizzate. Perché? In fin dei conti, sono redditizie. Forse stupisce che non si stia parlando del Pakistan, dell’Etiopia o delle Filippine, ma di paesi ricchi e regolamentati, proprio come il nostro. Eppure, similmente a quanto accade nei paesi in via di sviluppo, si stanno facendo passi avanti per abbassare i prezzi dei prestiti, specialmente sfruttando le tecnologie, che permettono controlli d’identitá automatizzati, riducono i costi operativi (maggior fattore del tasso di interesse applicato al cliente) e agevolano nuove forme di valutazioni del cliente. Auxmoney è una piattaforma tedesca di prestiti online che consente di inviare richieste di credito in forma digitale e remota, spesso attraverso il cellulare (mobile). Le societá piú all’avanguardia riescono a ottenere un rapporto cost/income(cioé il rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione, uno dei principali indicatori di efficienza gestionale di un istituto bancario) inferiore al 50% e il trendé nettamente positivo. Ma, spesso, la conversione di questi tagli di costo in tassi piú bassi e umani non é cosí immediata.

In Italia il 2018 ha segnato l’inizio di una vera a propria rincorsa agli investimenti ad impatto sociale ed ambientale, (impact investing), tra i quali emergono molti istituti e i programmi di microfinanza locali. I numeri dicono che tali investimenti sono in costante crescita anche nel Belpaese, come dimostrato dall’Ente Nazionale per il Microcredito, accogliendo, tra la altre, le massicce opportunitá presentate dai flussi migratori. La rete italiana di microfinanza mappa e aggiorna costantemente il vasto ventaglio di attori italiani coinvolti nell’impegno a favore della base della piramide italiana. Alcuni puntano il mirino sui clienti “lower mass”, i nuovi italiani e le generazioni piú giovani e propense alle applicazioni innovative, come nel caso della partnership tra Oval Money e Banca 5 (Gruppo Intesa San Paolo). Tanti altri, come nel caso di PerMicro, si rivolgono in buona parte al mercato dei migranti e rifugiati, che indubbiamente nasconde un potenziale di sviluppo perlopiú inesplorato. In questo proposito s’inserisce il progetto europeo MICRO, che intende accompagnare con consulenze pratiche gli operatori di microcredito e di ONG che lavorano con i migranti interessati ad avviare un’attività imprenditoriale, di frequente carenti di informazioni e conoscenze aziendali.

Tuttavia da noi è molto più popolare, o populista, come preferite, parlare di reddito di cittadinanza e assistenzialismo, invece che di inclusione finanziaria, un termine che forse rimanda al mondo bancario, e quindi all’inflazionata casta, nemico pubblico numero uno di questo governo. L’inclusione finanziaria degli ultimi (tra cui i vari migranti, rom, sinti, nuclei familiari sensibili, lavoratori in difficoltá) non rappresenta certo una prioritá, e non é presente nel famoso contratto.

Come illustrato saggiamente da un paper del 2017 scritto con la collaborazione di 3 universitá italiane, nonostante si stia vivendo un’inconsueta crescita del mercato del microcredito nei paesi occidentali, e che lo stesso sia ormai un accertato strumento di sviluppo sostenibile e di equitá (anche nei confronti dell’imprenditorialità femminile), molto dev’essere ancora fatto. A cominciare dalla produzione accademica sul tema, e la strutturazione di un impianto regolamentare specifico. In letteratura prevale la tesi secondo la quale l'inadeguato contesto normativo è ancora la prima causa di disincentivo all'industria della microfinanza nelle economie sviluppate. Dopo tanta indifferenza, è giunta l’ora dell’azione.

Marco Grisenti

Mi chiamo Marco Grisenti e sono da poco entrato nell’arcano capitolo dei 30. Nato a Bolzano, cresciuto in Trentino, durante gli anni universitari, appena potevo, partivo per qualche meta Europea, abbattendo barriere fuori e dentro di me. Ho vissuto in Inghilterra, Estonia, Spagna, Lussemburgo, stretto amicizie con mondi altrimenti estranei, imparato qualche lingua e giocato al fuggitivo. Laureato in Analisi Finanziaria, nel 2014 ho passato un anno in Unicredit a Milano, impotente di fronte a tante domande. Dopodiché hanno iniziato a brillarmi gli occhi: nel 2015 in Guatemala ho lavorato per una ONG impegnata nello sviluppo di imprese sociale. Da fine 2015 vivo a Quito e lavoro come analista per Microfinanza Rating realizzando valutazioni finanziarie e di impegno sociale a organizzazioni di microcredito in America Latina. Credo in un mondo piú equo, ma sono giá follemente innamorato di questo. Per Unimondo cerco di trasmettere, senza filtri, la sensibilitá che incontro quotidianamente. 

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