L’unione falla forse…

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Di comunicati ne arrivano parecchi in redazione, ma qualcuno ha il pregio di farsi notare più di altri. Certo, molto dipende dall’argomento e dalle questioni che stanno a cuore a ciascun redattore oltre che alla testata, ma a volte è anche un nome che attira l’attenzione, un’immagine evocativa, un titolo fatto per bene. Quest’ultimo è stato il mio caso: ho letto quella frase e ho pensato che fosse un’idea brillante, autoironica, polemica anche, certo. L’unione falla forse. Già, il tema si intuisce quale sia, e si intuisce anche che le unioni civili siano un sasso ancora nelle scarpe di molti, anzi un sasso che sarebbe meglio chiamare macigno se ancora sono necessari crowd funding per sostenere la produzione di un documentario di sensibilizzazione sul tema.

Di questo infatti si tratta: Fabio Leli, già regista del film sul gioco d’azzardo Vivere alla Grande, selezionato anche a Locarno, lancia una raccolta fondi per una nuova produzione che parlerà di unioni ma anche di paure - quelle paure spesso contagiose come l’ignoranza che le alimenta. Un’idea che nasce dal bisogno di comprendere l’evoluzione (o involuzione, a seconda dei punti di vista) di alcuni movimenti associativi che vogliono difendere davanti al mondo intero l’incolumità della famiglia eterosessuale, minacciata dalle unioni omosessuali. Dice il regista: “Essendo membro di una famiglia eterosessuale, non riuscivo a comprendere come il riconoscimento giuridico dell’unione di due persone dello stesso sesso, avrebbe potuto mettere in pericolo me e l’incolumità della mia famiglia, nonché la mia eventuale futura progenie. Una ricerca partita quindi spontaneamente nel novembre 2015 mi ha portato a raccogliere un’infinità di materiale audio/video e giornalistico su quello che poi son riuscito a identificare alla fine come vero tema della mia ricerca, di cui all’inizio davvero non avrei mai sospettato: l’omofobia”.

E parte ancora una volta dal basso la realizzazione di questo nuovo prodotto cinematografico, che ha appunto l’obiettivo di guardare all’Italia del “dopo unioni civili”, muovendosi tra il racconto delle vite familiari di famiglie omogenitoriali e le discusse posizioni di chi difende la famiglia tradizionale, siano essi singoli cittadini o associazioni e movimenti. Ne scaturisce un panorama frastagliato della nostra penisola, che si definisce tra i contorni sfocati delle polemiche intorno alla gender theory e ai dogmi religiosi, all’omofobia e all’omosessualità.

Sostenere la produzione del documentario è facile: sul sito di Produzioni dal Basso è attiva una raccolta fondi che scade tra pochi giorni (termina domenica 1 ottobre), e che nell’esordio della presentazione del progetto cita provocatoriamente le parole apocalittiche di Rodolfo De Mattei, dell’Associazione Famiglia Domani: “…La legalizzazione dell’omosessualità, messa in atto attraverso il riconoscimento giuridico delle unioni civili, viene imposta in nome della sua pretesa bontà e normalità intrinseca, trasformando dunque un assoluto male morale in un bene assoluto da diffondere e promuovere nella società come modello pienamente positivo. In questo senso, l’omosessualità costituisce uno scandalo pubblico senza precedenti, proprio perché sdogana e promuove come “buoni”, comportamenti perversi che vanno contro la natura dell’uomo e che perciò meritano di essere definiti “anormali”. Questo scandalo si perpetua e manifesta ogni giorno attraverso legami pubblici e stabili rappresentati dalle “famiglie” same-sex, l’unione tra persone dello stesso sesso, oggi riconosciuta dallo Stato italiano. Una situazione di immoralità pubblica e permanente che nessuna società, nel corso di più di duemila anni di storia, ha mai osato legittimare o legalizzare.”

E’ evidente la necessità di un confronto tra due posizioni che coesistono nella lettura complessa di una condizione che, per quanto in molti si sforzino di negarne la realtà, esiste, ed esiste come molte altre che scaldano gli animi e gettano legna nel fuoco delle battaglie più agguerrite. Quindi, proprio da questo dato di fatto che è l’esistenza legittima, è d’obbligo sviluppare la riflessione, approdata finalmente nel 2016 al primo scalino di un erto percorso di dignità. Pur tra mille polemiche, tra l’altro ancora accese, si è avuto un riconoscimento giuridico che migliaia di coppie omosessuali in Italia aspettavano da anni: quello della propria unione. Una decisione che il Parlamento italiano ha preso dibattendosi tra dissensi a volte così convincenti da costringere a una modifica della legge (sigh!, ndr), come ad esempio nel caso dell’eliminazione della possibilità di adozione dei figli già nati di uno dei due partner della coppia (stepchild adoption).

Ma questo non vuole essere un film sull’omofobia. In molti di quegli articoli letti e riletti ci sono voci autorevoli di medici, psicologi, studiosi e docenti universitari che parlano di “anormalità”, ribadisce Leli. “Questo vuole essere un film sulla bellezza di tante “normalità” differenti, che esistono e fanno parte di una realtà che va affrontata e compresa, cosa che in questo Paese probabilmente non è mai stata fatta a livello antropologico, ma che da oggi è stata introdotta a livello politico. Gli italiani saranno pronti?”.

Ce lo chiediamo anche noi, e contiamo che la risposta possa essere positiva, concretizzandosi in piccoli gesti come può esserlo ad esempio un sostegno, anche piccolo, alla produzione di questo documentario, che ha bisogno di 10.000 euro per proseguire nella fasi della realizzazione e di cui adesso è possibile visionare un’anteprima in questo pre-trailer. Sono gesti collettivi come questi che solidificano la comunità e ne rispettano le sue infinite sfumature. Perché di arcobaleno non ci sono solo le famiglie, ma anche le possibilità che abbiamo di fare in modo, anche attraverso l’informazione e la sensibilizzazione, che i diritti siano per tutti e tutte, sempre e senza perplessità.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

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