L’appuntamento con i diritti dei bambini

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Foto: Freepik.com

Ieri si è celebrata la Giornata mondiale per i diritti dei fanciulli. Era, infatti, il 20 novembre 1989 quando l’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite approvò il documento che tracciava dei principi validi in tutto il mondo nell’approccio all’infanzia, indipendentemente dall’estrazione sociale, culturale, etnica o religiosa, ottenendo uno straordinario consenso globale. La Convenzione sui diritti dell’infanzia è stata ratificata da tutti gli Stati al mondo ad eccezione degli Stati Uniti: una ratifica che corrisponde a un obbligo giuridico di applicazione dei 54 articoli del Trattato.

Quali i risultati?

I numeri mostrano un miglioramento dai dati ma la verità è che le condizioni di vita di molti bambini restano inaccettabili. Negli ultimi 30 anni la mortalità infantile, così come la denutrizione, è più che dimezzata anche se si calcola che siano quasi 6 milioni i bambini sotto i 5 anni sull’orlo della fame; milioni di bambini non hanno ancora accesso all’acqua potabile, oltre 262 milioni di essi non entrano in un percorso di istruzione, 650 milioni di ragazze vengono date in spose prima dei 18 anni e, purtroppo, ogni anno più di 22mila bambine e ragazze muoiono durante gravidanze e parti che sono il risultato di matrimoni precoci. Conflitti e povertà acuiscono le difficoltà di molti bambini, nonché la crisi climatica, tanto che si calcola che più di 1 miliardo di bambini vive in aree ad alto rischio di minacce climatiche e che nel giro di vent’anni un bambino su quattro vivrà in una regione colpita dalla scarsità (o dall’assenza) di acqua potabile.

Tutte situazioni che costituiscono violazioni palesi degli articoli della Convenzione sui diritti dell’infanzia che, più che un trattato, appare un manifesto programmatico da attuare; non si spiegherebbe altrimenti l’assenza di correlazione tra la pressoché adesione mondiale alla Convenzione e i dati sulle condizioni dei fanciulli nel mondo elencati sopra. I bambini raramente sono considerati individui a pieno titolo ma risultano o mera pertinenza dei genitori, o fragili esseri umani da proteggere, od oggetto di abbandono al pari degli altri esseri umani. Talvolta i diritti sono preclusi ai bambini in quanto “stranieri” (rispetto a chi se i diritti sono universali?); altre volte a causa della povertà, del sesso o della confessione religiosa. Tutti elementi discriminatori che non dovrebbero affatto costituire un limite all’applicazione delle disposizioni del Trattato internazionale ma che di fatto lo sono. 

Ieri, anche nel nostro Paese, le bocche, le piazze e i social si sono dunque riempiti di slogan sul rispetto dei diritti dei bambini, dal gioco al cibo e alla casa, dalla salute, all’educazione e alla nazionalità e all’uguaglianza, dalla vita e dall’avere una famiglia a non lavorare e a poter esprimere la propria opinione. Per di più una “manipolazione”, seppur a buon fine, messa in atto da adulti a nome dei bambini; per avere processi effettivamente partecipativi occorrerebbe una pratica graduale che in Italia sembra ancora preclusa. Non è questo un Paese per adulti e tantomeno per giovani, figuriamoci per bambini.

È dello scorso 9 novembre la comunicazione di Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, alla neo Premier Giorgia Meloni su 5 urgenti questioni da affrontare a tutela dei diritti dei bambini. Si tratta in primis del contrasto alla povertà assoluta minorile anche in relazione all’aumento dei prezzi dell’energia (un milione e 384 minorenni, secondo i dati Istat del giugno 2022) e della lotta alla dispersione scolastica che sta assumendo numeri davvero preoccupanti. Destano preoccupazione anche la tutela della salute mentale dei minorenni specialmente a seguito dei problemi relazionali e comportamentali manifestatisi durante la pandemia che rischiano, altrimenti, di diventare cronici; dei diritti dei minori nell’ambiente digitale principalmente per l’accesso al web e anche per opporsi a una sovraesposizione mediatica dettata dai genitori; della partecipazione (strutturata) degli under 18 ai percorsi di adozione delle decisioni che li riguardano

“L’interesse superiore del minore” sarà tenuto nella giusta considerazione dal governo Meloni? È presto per dirlo ma le prime decisioni in materia di diritto umanitario correlato all’accesso su terraferma di migranti (anche minorenni) o disgombero forzato di una manifestazione degli studenti dell’Università La Sapienza di Roma non fanno ben presagire. Lo sforzo che l’Organizzazione delle Nazioni Unite chiede a tutti gli Stati membri di attivarsi per la costruzione di una società più inclusiva, specialmente per i bambini, passa da ciascuno di noi, ancora prima che siano espressi attraverso il voto elettorale. E non c’è tanto da ben sperare quando solidarietà-inclusione-attenzione all’altro non sono i codici di comportamento condivisi attualmente nel Belpaese.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è presidente della cooperativa EDU-care e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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