L’Iraq che non ti aspetti

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La bicicletta invece che l'automobile, in un luogo dove la benzina costa 0,63$ al litro; un "festival" annuale della corsa, laddove il 30% della popolazione maschile soffre di obesità; e poi, soprattutto, la lotta al settarismo religioso e alla chiusura mentaleche si accompagnano al riconoscimento alla luce del sole della donna per quello che è: essere umano con identica dignità rispetto all'uomo, e dunque con identico diritto di accesso ai luoghi, alle strutture sociali e alle discussioni della comunità.

Si chiama Kadim Hassoon l'uomo che, passo dopo passo, è riuscito ad avviare questo interessante esperimento nel suo villaggio, Al Bu Nahid, nella provincia di DiwaniyaIraq meridionale. Resistendo agli iniziali sguardi perplessi - eufemismo - dei suoi concittadini, persistendo con tenacia nel suo tentativo di aprire una breccia in una realtà rurale e tra le più impoverite degli ultimi anni, Hassoon è pian piano riuscito a inserire elementi di dirompente novità nella comunità di Al Bu Nahid, pur con tutte le imperfezioni del caso.

Una storia che ci fa riflettere su quanto, troppo spesso, per pigrizia intellettuale o per malcelato senso di superiorità, sulle vicende mediorientali ci si abbandoni ad una visione statica, che sulla base di elementi reali - sacche di resistenza di stampo conservatore, in particolare nelle parti del Paese meno istruite e più rurali, al cambiamento di schemi e gerarchie sociali fortemente cristallizzati - tende ad attaccare un'etichetta a intere popolazioni. 

Mentre sullo sfondo c'è uno scenario politico ancora in definizione, frutto dell'esito delle elezioni che si sono svolte il 12 maggio - le prime dopo la sconfitta di Daesh, voto che è stato un cruciale spartiacque del futuro politico del Paese - e che, tra schede da riconteggiare e alleanze da sistemare, non hanno ancora sortito un nuovo governo, è utile ripercorrere la storia di questo bell'esperimento, analizzandone pregi e difetti.

KADIM HASSOON E L'ESPERIMENTO DI AL BU NAHID - Ingegnere, 47 anni, Kadim Hassoon è tornato a Al Bu Nahid (piccolo villaggio dell'Iraq meridionale, circa 750 abitanti) nel 2014, dopo 18 anni a Dubai. La sua vita professionalelo ha portato in giro per il Medio Oriente e per il mondo, compresa l'Europa, e grazie ai suoi viaggi è potuto venire in contatto con costumi e stili di vita molto diversi da quelli iracheni, con i vantaggi e gli svantaggi che questo ha comportato. 

Già il padre di Kadim, nel lontano 1947, si era distinto per la sua intraprendenza e l'apertura a tutti della vita di comunità: fu lui infatti, come Kadim ha raccontato al sito Niqash.org, a istituire uno spazio di confronto in cui i cittadini di Al Bu Nahid avrebbero potuto incontrarsi e discutere dei problemi del villaggio e delle possibili soluzioni. Dal padre, come lui stesso racconta, Kadim ha imparato prima di tutto la fatica delle diplomazia, ma anche il valore di vederla applicata nel costruire spazi di discussione dove non ce n'erano.

Lo spirito che ha animato l'esperimento di Kadim al suo ritorno nel 2014, e che continua ad essere il filo rosso di ogni nuova iniziativa avviata nel villaggio, è senz'altro la salvaguardia del benessere psicofisico, dunque l'attenzione alla salute del corpo e della mentecome presupposto sine qua non di una vita di comunità davvero partecipata. Ecco allora, in un Paese come l'Iraq che ha nel petrolio la stella polare della sua economia, e in cui le esalazioni da lavorazione dell'oro nero sono una costante di vita, il divieto di fumo; ecco che dunque, per contrastare il serio problema dell'obesità - soprattutto maschile -, sono vietate le bibite gassate.

A fianco a queste misure - che come vedremo poi non hanno vera e propria forza di legge ma sono più che altro esortazioni morali -  che rappresentano la parte "negativa", risaltano le proposte "positive", come ad esempio la valorizzazione dell'attività fisica, come la corsa: appassionato di running, Kadim è riuscito infatti a coinvolgere mano a mano sempre più membri della popolazione, tanto che da un'idea dei cittadini stessi è nata l'iniziativa del piccolo "festival" della corsa- a cui sono ammessi anche partecipanti delle città limitrofe - ricordato sopra, che ogni anno coinvolge oltre 3000 persone. La biciclettaè il mezzo di locomozione fortemente caldeggiato, ed è vietato, se si guida l'automobile, utilizzare il clacson - il cui abuso, come il fumo, è una delle costanti degli iracheni -; questo perché, come scritto sul cartello che si nota all'entrata del villaggio, la salvaguardia dell'ambiente e la lotta all'inquinamentosono anzitutto responsabilità di ognuno di noi: anche per questo il villaggio ha festeggiato come ogni anno, come sempre organizzando piccoli eventi a tema, la Giornata Mondiale dell'Ambiente del 5 giugno.

La salute del corpo e la salute della mente, si diceva; per questo Kadim, vicino al fiume di Diwaniya, ha aperto la Cultural House, in cui è possibile a tutti accedere e trovare libri, materiali per disegnare e per dipingere, e dove Kadim è riuscito anche a mettere su, non senza difficoltà dovute alle perplessità di alcuni anziani del villaggio, un piccolo cinema. Con il tempo è stata costruita al suo interno una vera e propria biblioteca, che grazie all'eco internazionale guadagnato dalla storia di Al Bu Nahid ha potuto e può contare su molte donazioni, sia di volumi che di tele e quadri usati per adornare gli spazi aperti della Cultural House. Un polo di attrattiva culturale che, in un momento di flessione del mercato del libro, dovuto in gran parte alla crisi economicaderivante dal crollo dei prezzi del petrolio e all'incertezza dello scenario politico post-voto, rappresenta a maggior ragione una realtà preziosa.

Secondo Kadim, in Iraq, due fra i principali ostacoli al radicarsi di un modello di vita diversoerano - e continuano in larga parte ad essere - la tendenza al settarismo religioso e la discriminazione della donna. Ed è nell'intenzione di combattere queste due tendenze che ha avviato misure anche in questo senso: la discussione politica accesa su tematiche religiosenonè propriamente vietata ma nemmeno particolarmente gradita, mentre, per ciò che riguarda la discriminazione di genere, Kadim ha voluto, oltre che l'apertura a tutti e soprattutto a tutte di ogni luogo del villaggio - il che è una novità assoluta per molte donne, il cui accesso a certi luoghi della comunità è spesso interdetto perché "per soli uomini" - che per due giorni a settimana la Cultural House sia aperta alle sole donne e a iniziative e seminari a loro dedicati.

MOLTE LUCI, QUALCHE OMBRA: RILIEVI CRITICI- Per quanto il bilancio di questo coraggioso esperimento sia largamente positivo, soprattutto per la luce che accende sulle modalità di auto-organizzazione politica che sanno svilupparsi anche in territori che troppo spesso vengono considerati come un unico monolite sociale dove nulla può cambiare, c'è anche da sottolineare, a parere di chi scrive, qualchepunto d'ombrapiù di merito che di metodo

Nel metodo, infatti, appare condivisibile aver evitato che le "regole" possano in qualche modo avere forza legislativa, dunque coercitiva. Si tratta invece di sproni moralie in qualche modo sociali: se è vero infatti che nessuna misura repressiva è possibile contro i trasgressori, è altrettanto vero che la conseguenza del mancato rispetto comporta - come spiegato dallo stesso Kadim - la disapprovazione e in una certa misura l'ostracizzazione da parte degli anziani del villaggio.

Dubbi rimangono invece su alcuni punti di merito, in particolare per ciò che riguarda le discussioni religiose e gli "spazi" solo femminili. Riguardo le prime, è certamente vero che la tendenza al settarismo confessionale è un pericolo sempre vivo nel Paese, e tutt'altro che passato - basti guardare il peso e l'influenza dell'Iran nelle dinamiche politiche del Paese - , però vietare (per quanto in senso lato, come si è visto) la discussione e anche il contrasto non sembra essere la soluzione: più opportuno sarebbe invece incoraggiarle, le discussioni, anche quelle accese, però nell'ambito di spazi condivisi e cambiando le modalità di approccio al contraddittorio, spronando così l'abitudine all'ascolto e al metodo critico. La discussione e anche il conflitto, l'incontro e anche lo scontro tra visioni diverse, se argomentati e animati dallo spirito critico, sono infatti elementi ineliminabili del percorso di consapevolezza e di crescita di qualsiasi realtà sociale, oltre che di un maturo processo di inclusività: e questo vale anche, anzi a maggior ragione, per un Paese come l'Iraq che conosce bene le cause - e le conseguenze - delle derive settarie, di natura confessionale soprattutto.

Riguardo invece la questione di genere, è sacrosanto battersi in favore della cessazione della discriminazione di genere, ed è ottimo che ogni spazio sia stato reso accessibile indistintamente a uomini e donne. Ilpuntoche rimane controverso, però, è la creazione di spazi "esclusivi",iniziativa che - agli occhi di chi scrive - appare sempre e comunque discutibile, e questo davvero universalmente, cioè anche nel caso in cui ad essere esclusi siano gli uomini: la parità vera, quella scevra da ogni istinto di discriminazione, è fatta da spazi sociali in cui le iniziative culturali siano fruibili da tutti e tutte, ed in cui l'inclusione (non l'esclusione) sia forma e sostanza, cornice di riferimento e presupposto naturale (non metodo autoimposto) di ogni cosa.

Michele Focaroli

Classe 1988, Roma, nato, cresciuto e allevato in mezzo ai giornali, che - insieme al caffè - a casa non sono mancati mai, nemmeno per un giorno. Ho studiato Relazioni Internazionali, unendo così la passione per lo studio a quello per la scrittura, che pratico con continuità da qualche anno. Da tempo mi occupo prevalentemente di Medio Oriente, cercando di far emergere, oltre al quadro geopolitico, il contesto sociale e le istanze delle popolazioni locali. Essenziale, in questo senso, è stato l'anno di Servizio Civile in FOCSIV, che mi ha insegnato a coniugare la professionalità con la passione, e a non perdere mai d'occhio la centralità delle persone. Mi piace approfondire, problematizzare, mettermi alla prova; cerco di ascoltare e di capire prima di parlare e di scrivere. Appena posso mi piace viaggiare, e, più di tutto, amo la musica, che riempie la mia testa e le mie mani ogni giorno: la ascolto, provo a scriverla, poi con la chitarra cerco di darle una forma.

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