Italia: export d’armamenti per 10 miliardi, la metà a regimi islamici

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L’esportazione italiana di armamenti - Elaborazione di G. Beretta dai dati della Presidenza del Consiglio

Non è il record del governo Renzi e il direttore dell’Autorità nazionale che rilascia le autorizzazioni (UAMA), Francesco Azzarello, è sembrato rammaricarsene già il mese scorso quando concesse – fatto alquanto insolito – un’intervista all’Ansa. Ma, spiegava Azzarello, quello del governo Gentiloni rappresenta comunque “il secondo valore più alto di sempre”. Non era affatto facile eguagliare il record storico di oltre 14,6 miliardi di euro di autorizzazioni all’esportazione di sistemi militari stabilito nel 2016 dal governo Renzi. Su di esso, secondo Azzarello, “pesava” (sic!) infatti la “singola licenza di 7,3 miliardi per 28 Eurofighter al Kuwait”, mentre nel 2017 la “fornitura di navi e missili” al Qatar è stata solo di 4,2 miliardi di euro. Ma ha contribuito – e non poco – a portare le licenze all’esportazione di sistemi militari italiani ad oltre 10,3 miliardi euro. La seconda cifra di sempre, appunto.

Una Relazione specchietto per le allodole

La Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2017 pubblicata – nel silenzio più assoluto (nemmeno un tweet per annunciarla) – venerdì scorso sul sito del Senato (ma non ancora disponibile su quello della Camera) appare, a prima vista, come un cantico alla trasparenza. Due volumi di oltre 740 pagine ciascuno (in totale 1490 pagine), corredati di tabelle di tutti i ministeri e agenzie competenti (Esteri, Difesa, Dogane, Tesoro, Sviluppo economico, ecc.), arricchiti da un’ampia serie di grafici a colori e finanche di mappe illustrative porterebbero a pensare che, finalmente dopo anni, sia stata fatta un po’ di trasparenza sulle esportazioni di sistemi militari italiani, sui materiali consegnati, sulle intermediazioni, in particolare su quelle finanziarie e bancarie.

Scordatevelo. Perché quella semplicissima cosa che tutti vorremmo sapere e cioè quale specifico sistema d’armamento, prodotto da quale azienda, è stato fornito a quale paese per quale quantità e valore, ecco proprio questo semplicissimo dato non è possibile trovarlo. Si sa a quale azienda è stata rilasciata l’autorizzazione per esportate quanti e quali materiali d’armamento e per che valore, ma non si sa il paese destinatario. Oppure, si sa che ad un certo paese è stata autorizzata l’esportazione di taluni generici sistemi militari per un valore complessivo, ma non si sa nello specifico, né quali né quanti. La relazione, nell’ottica distorta degli ultimi governi, pare infatti debba servire soprattutto a esplicitare la “capacità penetrativa” delle aziende del settore militare nei vari “mercati di interesse”. Non certo a sapere con chiarezza quali specifiche autorizzazioni all’esportazione siano state rilasciate dall’Autorità competente (UAMA) per esportare quali e quante armi e soprattutto verso quali paesi.

Come scrissi qualche anno fa, in questa materia era molto più trasparente Andreotti che, nelle Relazioni che inviò alle Camere, documentava con precisione tutte le operazioni autorizzate, le specifiche tipologie di armamenti, la quantità, il valore di ogni singola licenza indicandone sempre e chiaramente il paese destinarlo. La Relazione a quei tempi, i primi anni novanta, era scritta con una Olivetti Lettera 32, perché i funzionari di allora non avevano a disposizione i moderni computers. Oggi li hanno, ma non li usano per fornire quelle informazioni che sarebbero necessarie al Parlamento per ottemperare alla funzione di controllo sulle attività del governo in questa materia che – non dimentichiamolo – riguarda la sicurezza di tutti noi.

Una Relazione fatta apposta per occultare

Ma c’è di più. La Relazione appare scritta apposta per trarre in inganno il lettore e portarlo a pensare che, tutto sommato, le autorizzazioni alle esportazioni di armamenti italiani, le relative consegne e le intermediazioni finanziarie siano in linea con i rigorosi criteri delle normative europee e internazionali. E, soprattutto, rispettino i divieti imposti dalla legge 185 del 1990 (e successive modifiche) che regolamenta questa materia. Non è un caso, allora, che nei due poderosi volumi si trovi solo qualche timidissimo accenno all’applicazione dei divieti ad esportare armamenti “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani” (due righe a pg. 1) e “verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l'embargo totale o parziale delle forniture belliche” (quattro righe). Silenzio assoluto su come vengano applicati i divieti ad esportare armamenti “verso i Paesi in stato di conflitto armato” e “verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione”. La parola “Costituzione” non c’è proprio nelle 1490 pagine della Relazione governativa: una “dimenticanza” non certo casuale.

Una Relazione pensata per confondere

Ma anche quando la Relazione fornisce informazioni, queste sono in gran parte distorte e fuorvianti. Alcuni esempi. La principale autorizzazione riguarda il contratto firmato nel 2017 da Fincantieri per la fornitura al Qatar di sette navi militari (quattro corvette multiruolo complete di sistemi da combattimento e munizionamento, una “nave da sbarco” LPD – Landing Platform Dock e due pattugliatori OPV – Offshore Patrol Vessel comprensivi di sistema di combattimento) e di missili da difesa aerea della MBDA Aster 30 Block 1 e VL Mica oltre agli antinave Exocet MM-40 Block 3. Di tutto questo si può trovare notizia nei siti del settore militare sia italiani che esteri. Impossibile, invece, trovarne menzione nella Relazione governativa. Stando alle parole della Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, on. Maria Elena Boschi, quella al Qatar sarebbe infatti solo una mera “fornitura di navi e di batterie costiere” (Vol. 1, p. 3). Roba per vacanze in spiaggia, per capirci.

Ma c’è di peggio. Nella parte della Relazione di sua competenza, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), insiste nello spiegare che il Regno Unito sarebbe “il principale mercato di sbocco italiano” (p. 3 e p. 16): nel 2017 le autorizzazioni rilasciate per l’esportazione di sistemi militari al Regno Unito ammonterebbero ad oltre 1,5 miliardi di euro, facendone il secondo paese dopo il Qatar. Questa informazione, fatta per tranquillizzare il lettore, è ricavata da una serie di dati di non facile lettura, ma che certificano che l’affermazione, se non falsa, è sicuramente fuorviante. Perché, se si legge attentamente la Tabella B6 a pg. 455 si scopre che, dei suddetti 1,5 miliardi di euro, più di un miliardo riguarda i “Programmi intergovernativi” tra cui, nel caso del Regno Unito ma non solo, sono incluse le forniture per gli EFA “Al Salam” e per i Tornado “Al Yamamah” entrambi destinati all’Arabia Saudita. E non sono cifre di poco conto, visto che la Tabella 10 (p. 27) riporta per le esportazioni relative ai Tornado “Al Yamamah” una cifra di quasi 250 milioni di euro e per gli EFA “Al Salam” quasi 45,5 milioni di euro. In parole semplici, sono forniture che non hanno come Paese destinatario e “utilizzatore finale”, il Regno Unito, bensì l’Arabia Saudita e che, come tali, andrebbero conteggiate nei valori delle licenze che riguardano Riad. Ma che il Maeci conteggia come se fossero materiali destinati al Regno Unito, sortendo magicamente l’effetto di incrementare cifre e percentuali di armamenti “destinati a Paesi Nato e UE”.

Le forniture di armi ai regimi islamici

Degli oltre 10,3 miliardi di euro di autorizzazioni all’esportazione di materiali d’armamento rilasciate dal governo Gentiloni nel 2017, poco meno della metà hanno avuto come destinatario il Qatar (4,2 miliardi). Ma sono presenti anche numerosi paesi a maggioranza islamica tra cui Turchia (266 milioni), Pakistan (174 milioni), Algeria (166 milioni), Oman (69 milioni), Iraq (55 milioni), Arabia Saudita (52 milioni a cui vanno aggiunti altri 245 milioni per i suddetti sistemi per EFA “Al Salam” e per i Tornado “Al Yamamah”), Emirati Arabi Uniti (29 milioni), Giordania (14 milioni), Malaysia (10 milioni), Marocco (7,7 milioni), Egitto (7,3 milioni), Tunisia (5,5 milioni), Kuwait (2,9 milioni), Turkmenistan (2,2 milioni). Come si nota tra questi paesi figurano diverse monarchie islamiche accusate di sostenere il terrorismo internazionale (tra cui innanzitutto proprio il Qatar), regimi dispotici e autoritari, governi noti per le gravi e reiterate violazioni dei diritti umani. La Relazione governativa, in 1490 pagine non dedica una riga per spiegarci come le forniture militari a questi paesi, forniture che crescono anno dopo anno, possano contribuire alla sicurezza dell’Italia. Un argomento che meriterebbe qualche approfondimento in più della filastrocca, ripetuta con monotonia dagli ultimi ministri della Difesa, secondo cui questi paesi sarebbero al nostro fianco nella lotta per combattere l’ISIS e i fenomeni di terrorismo internazionale. Violando costantemente le leggi umanitarie e i più elementari diritti umani.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

Per ulteriori approfondimenti si veda il comunicato di Rete Disarmo

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