Italia: deportazioni inutili e dannose

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Ragazza - da Peacelink

Eki l'ho conosciuta quando con una sua compagna venne a visitarci a casa nostra. Mi disse che era stufa di lavorare in strada e che aveva saputo che avremmo forse potuto aiutarla. Mettendosi in ginocchio davanti a me, mentre le lacrime scendevano abbondanti sul suo fresco volto di venticinquenne, mi chiese di aiutarla a ricostruirsi una vita lontano dalla prostituzione. La feci sedere e le chiesi di raccontarmi la sua storia.

La Storia di Eki
Eki aveva finito le scuole superiori quando, nel giro di pochi mesi, la sua mamma e il suo papà morirono e lei si trovò a ventidue anni la maggiore di sette fratelli orfani. Avrebbe voluto andare all'università ma la situazione familiare non glielo permetteva: bisognava fare dei soldi in fretta per mantenere la famiglia. In quel momento incontrò chi le fece una proposta: ti possiamo fare arrivare in Europa dove potrai fare i soldi di cui avete bisogno e poi piano piano ci pagherai 40000 Euro per restituirci ciò che ti abbiamo prestato. Eki ci pensa per qualche giorno e poi decide di rischiare per poter aiutare i suoi fratelli. Viene condotta nel luogo dove le ragazze devono giurare fedeltà al Racket che le porterà in Italia durante un rito magico-religioso. Poi in auto viene portata nel nord della Nigeria. Là si incontra con un'altra cinquantina di ragazze pronte a partire per l'Europa. Dopo qualche giorno la guida del gruppo, ultimati i preparativi per il lungo viaggio, le avvisa: "Preparatevi, questa sera alle 19:00 si parte".

Il Deserto
Quando l'oscurità scese sul paese si misero in cammino. Sissignore si misero in cammino per iniziare l'attraversata del deserto del Sahara a piedi e così evitare spese di aereo, spese per corrompere i poliziotti alle frontiere, spese per farsi fare documenti falsi. Le 50 ragazze e la loro guida camminarono moltissime ore, di giorno e di notte. Ogni tanto davano loro qualche ora di sonno e poi si ripartiva. Quando Sandra si stortò la caviglia e non riusciva più a camminare la abbandonarono nel deserto. Quando Joy per la stanchezza non riuscì a seguire il ritmo del gruppo venne lasciata in dietro sola. Quando Maureen presa da forti dolori di ventre chiese di fermarsi il gruppo continuò a camminare e lei si accasciò nella sabbia ad aspettare la morte. Così una decina di ragazze durante i tre mesi di cammino furono divorate dal deserto. Eki fu una di quelle che ebbe la forza di raggiungere il Mediterraneo e la fortuna, attraversandolo in un'imbarcazione di notte, di raggiungere il paese dove sarebbe stata schiava.

Giunta in Italia fu portata a Castel Volturno dove la Madam che l'aveva comprata, dopo qualche giorno di riposo e qualche lezione su come usare il corpo, la mise in strada. Dopo qualche settimana la sua Madam, per evitare problemi con la polizia italiana, se ne tornò in Nigeria ed ogni mese Eki andava in uno degli 11 sportelli della Western Union di Castel Volturno a spedirle i milioni che era riuscita a mettere da parte.

La Deportazione
Dopo circa sei mesi di lavoro in strada Eki si mette in un nuovo guaio. In una delle operazioni realizzate dalla polizia italiana, chiamata "Strade pulite", Eki viene fermata. Non avendo mai avuto né passaporto né permesso di soggiorno, viene portata al centro di detenzione di Ponte Galeria vicino a Roma. Da là riesce a chiamare per telefono alcune amiche chiedendo aiuto, cercando chi possa tirarla fuori dai pasticci ma nessuna riesce nell'intento.

Così dopo qualche giorno Eki viene messa in un aereo per essere deportata, rinviata al paese di origine. L'accompagna, come unico documento di riconoscimento, un foglio per la polizia nigeriana dove le si dice che è rimandata in patria perché è stata trovata in strada a prostituirsi senza nessun documento di riconoscimento. In questi casi la polizia nigeriana che la riceve a Lagos normalmente la mette in carcere per aver danneggiato l'immagine internazionale della Nigeria, finché qualcuno non andrà a pagare una forte multa per tirarla fuori di galera. Ma Eki in carcere non ci andò perché, sorpresa!, la notizia era circolata ed all'aeroporto di Lagos c'era la sua Madam ad aspettarla. Aveva già pagato la multa per lei. La prese in macchina e se la portò a casa. Le diede una buona man di botte per punirla perché si era lasciata catturare dalla polizia italiana.

Di nuovo in Italia
La tenne in casa per qualche settimana, mentre lei le organizzava un nuovo viaggio questa volta in aereo perché i soldi non le mancavano più. Prese in mano con lei la scheda dove erano segnati i soldi che Eki le aveva pagato e le disse: "Qui risulta che mi hai pagato finora 18000 dei 40000 Euro che mi devi. Te ne restano da pagare ancora 22000. A questi aggiungiamo 1500 Euro che ho speso per liberarti dalla polizia nigeriana. Aggiungiamo poi 700 Euro per il nuovo viaggio in Italia e 300 Euro per i nuovi documenti falsi. Così adesso mi devi pagare ancora 24500 Euro. La settimana prossima riparti per l'Italia, torni in strada e ricominci a mandarmi i miei soldi e, se non vuoi finire male, non farti più beccare dalla polizia!". E così Eki dovette rimettersi in viaggio e tornare in Italia a prostituirsi.

Retate dannose
Negli ultimi mesi molte volte la Polizia ha fatto retate nella nostra zona, arrestando e deportando le ragazze arrestate al paese di origine. La sera in televisione le retate sono presentate come grande successo della Polizia italiana che così sconfigge la piaga della prostituzione e "ripulisce le strade" dalle ragazze prostituite. La storia di Eki ci dice invece il contrario: non solo Eki non è sparita dalla strada se non per qualche settimana ma ci è ritornata e con un debito da pagare aumentato di 2500 Euro. Così, grazie alle retate della polizia, Eki resterà in strada per alcuni mesi in più per restituire alla Madam le spese che la deportazione le ha arrecato.

Quante altre ragazze saranno state vittime di una deportazione che non è quindi solo inutile ma anche dannosa? Quando la polizia invece di fare retate di ragazze schiave si metterà ad investigare seriamente sulle Madam che le sfruttano e sulla camorra che le protegge in cambio del pagamento del pizzo?

di p. Franco Nascimbene

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