In Africa l'abolizione va a rilento

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Immagine: Nigrizia.it

La pena di morte arretra nel mondo, ma i progressi verso l’abolizione universale sono troppo lenti, soprattutto in Africa. Ciò suscita l’inquietudine di papa Francesco. In un intervento in video al 7° Congresso mondiale contro la pena di morte (Bruxelles, 28 febbraio-1° marzo), il Santo padre si è detto favorevole all’abolizione, sottolineando che «la pena capitale è una grave ferita al diritto alla vita».

I paesi che ancora la applicano sono 54 di cui 12 in Africa: Botswana, Ciad, Egitto, Etiopia, Gambia, Guinea Equatoriale, Libia, Nigeria, Somalia, Sudan, Sud Sudan e Zimbabwe. L’abolizione totale è un camino disseminato di insidie. La Commissione africana (il governo dell’organismo multinazionale Unione africana – Ua, con sede ad Addis Abeba) sta tentando di presentare – ma non sarà cosa facile – un protocollo per l’abolizione al prossimo vertice Ua. Secondo un diplomatico dell’Ua al tentativo della Commissione si oppongono Botswana, Zimbabwe e gli altri stati anglofoni capitanati dall’Egitto. Nel paese del presidente al-Sisi, lo scorso 20 febbraio, sono state impiccate 9 persone accusate di aver ucciso nel 2015 il procuratore generale Hicham Barakat. Altri 6 uomini sono stati messi a morte nel gennaio 2019 a conclusione di processi macchiati da torture, secondo Amnesty International.

Anche se la Carta africana dei diritti umani garantisce il diritto alla vita, sul terreno si registra ben altro. Dall’anno della sua nascita, 2011, ad oggi, il Sud Sudan ha condannato a morte 140 persone e per 32 di queste la pena è stata eseguita. Oggi 30 detenuti si trovano nel braccio della morte: tra questi Philip Deng, condannato per omicidio quando aveva 15 anni. In Sudan, nel 2016 e nel 2017, ci sono state 38 condanne a morte e due esecuzioni. Lo afferma Mossaad Mohamed Ali, direttore del centro studi per la giustizia e la pace di Kampala (Uganda).

Moratoria universale

Si registrano anche sviluppi positivi. Nel 2017, la Guinea si è schierata nel campo abolizionista, allineandosi con i paesi che applicano la moratoria sulle esecuzioni: Marocco, Algeria, Mauritania, Mali, Niger, Tunisia, Ghana, Camerun, Repubblica Centrafricana, Rd Congo, Kenya, Rwanda, Burundi, Tanzania, Uganda, Eritrea, Zambia, Lesotho, Swaziland e Malawi. Il ministro guineano della giustizia, Cheick Sako, ritiene che sia necessario procedere per tappe: «Se avessimo proposto subito l’abolizione, sarebbe stata rigettata», ha spiegato ai congressisti, perché gran parte dell’opinione pubblica ben ricorda i massacri del 2008 e rimane favorevole alla pena di morte.

Tra i 106 paesi che hanno abolito la pena capitale, ricordiamo africani: Capo Verde, São Tomé e Principe, Guinea Bissau, Costa d’Avorio, Gabon, Senegal, Repubblica del Congo, Angola, Namibia, Mozambico, Sudafrica, Maurizio, Madagascar, Comore, Seicelle. Nel maggio dello scorso anno si è aggiunto il Burkina Faso. L’Africa va dunque inserendosi in una tendenza generale illustrata dal voto del 17 dicembre 2018 all’assemblea generale Onu: 121 gli stati favorevoli a una risoluzione per la moratoria universale, 35 i contrari, 32 gli astenuti, 2 non hanno preso parte al voto.

François Misser da Nigrizia.it

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