Il mito della “sicurezza”. E ci borseggiano

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Foto: Pressenza.com

Il potere politico-militare mondiale è riuscito a far passare nella mentalità della gente un concetto profondamente mistificato di “sicurezza”, sul quale basa le proprie scelte, soprattutto riguardanti le spese e le alleanze militari. Sono convinto che finché non riusciremo a far capire alla gente che questo concetto ideologico di “sicurezza” ci condanna invece a una sempre crescente “insicurezza” reale, non riusciremo a smuovere l’opinione pubblica dalla subalternità a cui condanna se stessa e alle crescenti spese che questa implica.

A tutti dovrebbe essere chiaro – o dovrebbe essere facile per noi chiarire – che nell’imperversare della “crisi” (anche questa profondamente mistificata) tutte le spese sociali hanno subito tagli draconiani, mentre la spesa militare e per armamenti è la sola che continua ad aumentare! Si veda “Spese militari, un settore che non conosce crisi”. Ma vediamo di impostare un’analisi critica, e razionale, del concetto corrente di “sicurezza” e delle sue implicazioni nefaste, all’origine di moltissimi problemi che ci affliggono.

Personalmente quando vedo militari con il mitra imbracciato nelle Stazioni o nei luoghi pubblici, le barriere anti-proiettile, non mi sento affatto “più sicuro”, ma molto meno sicuroNon è questa la sicurezza! Mi chiedo come sia possibile non riuscire a portare la gente a ragionare sul fenomeno altrettanto mistificato del terrorismo e su quali possano essere le sue vere cause, al di là della narrazione manipolata e manovrata che ci viene ammannita giornalmente. Se non avessimo provocato le decine di conflitti armati che, a scopo di sfruttamento (rapina) delle risorse e di (presunto) controllo delle aree strategiche, abbiamo sferrato dai Paesi ricchi devastando paesi e popoli negli altri continenti, perché fra queste popolazioni avrebbe dovuto diffondersi l’odio distruttivo verso i nostri paesi? Perché ci sarebbe stata questa radicalizzazione? Perché si è diffusa questa contrapposizione con l’Islam? I paesi islamici sono i principali obiettivi delle mire degli Stati Uniti e dell’Europa. Se l’Occidente non avesse sferrato le guerre – e creato il caos – in Iraq, in Siria, in Libia (per citare le più recenti) esisterebbe ragionevolmente il terrorismo che conosciamo?

L’appendice di questo ragionamento sono le missioni militari all’estero: il terrorismo si dirige proprio verso i paesi più “aggressivi”. Possibile che nessuno si chieda perché in paesi a noi limitrofi e nel cuore dell’Europa come l’Austria e la Svizzera non sembra esserci questa psicosi del terrorismo? (A. Baracca, Indovinello: ci sono paesi che non sono nel mirino del terrorismo?)

E non si riesce a far capire alla gente come l’analoga psicosi delle presunta invasione dei “migranti” è un fenomeno causato direttamente dalle nostre guerre che hanno distrutto o rapinato i loro paesi d’origine, lasciano a masse di disperati la sola speranza di trasferirsi nei paesi del presunto benessere? Quando in Italia un secolo fa non c’erano prospettive di sviluppo civile e di lavoro, non fummo forse noi ad invadere con milioni di migranti gli Stati Uniti, l’Argentina e altri paesi?

E veniamo all’adesione all’Alleanza NATO, che neanche il “nuovo corso” del governo Lega-M5S si sogna minimamente di mettere in discussione (A. Baracca, La Nato e la torbida storia dei misteri d’Italia). L’adesione alla NATO non ci rende affatto più sicuri, ma MOLTO MENO SICURI! Anche qui possono valere gli esempi della Svizzera e dell’Austria (pur con la consapevolezza della recente svolta a destra di Vienna … invece in l’Italia). Con la NATO noi siamo complici della strategia di accerchiamento dei confini russi, del colpo di stato in Ucraina, delle tensioni crescenti che aumentano costantemente i rischi di una guerra generalizzata. Bella sicurezza! Con la NATO l’Italia ha partecipato alla guerra nella ex-Jugoslavia e alla sua disgregazione1 (dove abbiamo distrutto la fabbrica della FIAT), alla guerra alla Libia (che Alberto Negri ha definito2 “la maggiore sconfitta dell’Italia dalla seconda guerra mondiale. Con conseguenze devastanti: perdite in denaro colossali e un’ondata migratoria che, anno dopo anno, ha destabilizzato il quadro politico del Paese diventando uno degli argomenti principali dell’ultima campagna elettorale. … L’Italia è un Paese ancora più vulnerabile da quando nel 2011 la Francia di Sarkozy, con Gran Bretagna e Stati Uniti, decise di far fuori il Colonnello Gheddafi, il nostro più importante alleato nel Mediterraneo che soltanto sei mesi prima, il 30 agosto 2010, Roma aveva ricevuto in pompa magna firmando contratti per decine di miliardi di euro e affidandosi al raìs libico per il controllo dei flussi migratori”). Insomma, abbiamo bombardato i nostri interessi diretti!

Bella sicurezza, NO grazie! È così difficile farlo capire alla gente, ai ragazzi nelle scuole? Dove invece – ci insegna Antonio Mazzeo – scorrazzano sempre più i militari, ad ammannire il loro credo ufficiale e mortifero. Ancora, è la NATO che ci sbarra la strada alla ratifica del Trattato di Proibizione della Armi Nucleari: il Parlamento austriaco (di destra) l’ha ratificato all’unanimità! Ed è partecipando alla “condivisione nucleare” della NATO che abbiamo in Italia testate termonucleari, che in caso di conflitto ci rendono un bersagli privilegiato. Bella sicurezza! Infine torniamo al punto di partenza. Più armi, sempre più tecnologiche, più spese militari (come ci chiede la NATO, o piuttosto ci imporrà?) sono il modo per renderci meno sicuri? Più armi vuol dire più guerre: le armi sono costruite per essere usate! Dove sono i nemici che ci minacciano? Il ricordo del “Molti nemici molto onore” è nefasto. Quali sono i popoli con i quali non potremmo instaurare relazioni di pacifica convivenza, con benefici reciproci, e meno soldi bruciati in armamenti?

La VERA SICUREZZA è la convivenza pacifica e la cooperazione dei popoli. È il benessere VERO per l’umanità. Come diceva MARTIN LUTHER KING: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli e a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato a vivere come fratelli”!

Scriveva il 24 aprile 1999 su Repubblica Guido Rampoldi: “per non uccidere basta telefonare al numero 0038111-3221836 con qualche minuto d’ anticipo. Altrimenti si potrebbe sospettare che il Comando occidentale ritenga utile spandere un po’ di terrore tra i civili”.

2 Alberto Negri, E Macron ci soffia la LibiaIl Manifesto, 28 maggio 2018, .

Angelo Baracca da Pressenza.com

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