Il carcere di Rossano Calabro aiuta il Kenya

Stampa

V’è un posto ove la povertà non ha limiti. È il Centro di Saint Rose in Kenya. Esso ospita le ragazze di strada di Nyahururu, anzi, scusate, le bambine di strada. Il centro è sostenuto da Saint Martin csa il cui direttore è presidente anche di Unimondo…per intenderci.

Lo scopo di Saint Martin non è prendersi cura delle ragazze che subiscono ogni tipo di violenza prima in casa e poi in strada ma nel rafforzare le comunità locali a prendersi cura delle ragazze. Poco assistenzialismo e molta partecipazione, quindi. Il Centro ha un costo. Circa 5.000. Purtroppo le comunità hanno ancora molti profughi da sfamare e sono reduci da una siccità che non ha certo aiutato. Saint Martin ha chiesto aiuto a molti. Anche in Italia ma, si sa, c’è la crisi.

Ora torniamo in Italia. Seguitemi. Andiamo in una delle regioni più belle ma nel contempo più povere: la Calabria. Bene. Ora andiamo a Rossano Calabro. Ci siete? Ok. Ora proviamo ad entrare nella casa circondariale di Rossano Calabro. Un carcere modello ma che, secondo il Sappe (il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria più rappresentativo della categoria), è sovraffollato all’inverosimile di detenuti. Un luogo non certo ove si può coltivare il sogno di futuro. Palle. Proprio nel carcere di Rossano Calabro s’è avverato una specie di miracolo.

Ce lo racconta don Piero Frizzarin che è il cappellano della Casa di Reclusione di Rossano. Don Piero è stato a Nyahururu in Kenya alla fine del mese di gennaio ed ha conosciuto le ragazze del centro Saint Rose di Saint Martin.

Ebbene, tornato tra i suoi carcerati, durante la Quaresima ed il periodo pasquale ha cercato di sensibilizzare i detenuti su tutti i programmi che vengono attuati al Saint Martin ed, in particolare, al Centro Saint Rose. Ha fatto conoscere il progetto ai reclusi nei suoi particolari….ha fatto vedere le foto…ha organizzato una raccolta fondi. 5.000 euro. E li hanno donati a Saint Martin. Volete, per caso, aggiungervi qualcosa? Siete i benvenuti.

Pazzesco. Mentre il governo nazionale e calabrese sforbicia drasticamente la cooperazione internazionale ci pensano i reclusi del carcere di Rossano Calabro.

Ma non è l’unica cooperazione che lega la diocesi di Nyahururu con l’Italia. La seconda parla di ambiente. Per ogni fan su facebook alla pagina di Unimondo verrà piantato un albero in Kenya come suggerito dalla campagna 1 fan 1 albero. Per questa campagna si sono mossi testimonial importanti come Elisa, Giorgia, Anansi, i BSOD ed Aldo, Giovanni e Giacomo.

I primi frutti di questi alberi verranno spediti, se siete d’accordo, agli amici della casa di reclusione di Rossano Calabro ai quali diciamo, da subito, Grazie.

Ah. Dimenticavo. Servirebbe un’ambulanza. A dire il vero costa un sacco. Ben 10 volte tanto la donazione già fatta dagli amici di Rosarno Calabro. Però, ancora un po’ più a sud, alcuni amici di Palermo che sono parte della redazione di Informare per Resistere stanno sognando di poter un giorno fare questo dono. Non lasciamoli soli. Aiutiamoli.

Fabio Pipinato
(direttore di Unimondo)

Ultime notizie

Energia: l'alternativa c’è? - #Diventaregreen

01 Dicembre 2022
“Guardiamo all'energia del futuro, non a quella del passato”. Un’intervista ad Arturo Lorenzoni. (Alessandro Graziadei)

Iran: il colpo in canna è italiano. Parlamentari e associazioni chiedono spiegazioni

30 Novembre 2022
Tornano le cartucce della italo francese Cheddite sulla scena di altre repressioni. Questa volta nella Repubblica islamica. (Atlante delle guerre e dei conflitti del Mondo)

Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026: ancora cemento

30 Novembre 2022
Il mantra “Olimpiadi uguale fondi, quindi sviluppo” appare essere il classico specchietto per le allodole. (Lucia Michelini)

Diventare “green” - #Diventaregreen

29 Novembre 2022
La transizione ecologica individuale, diventare “green” è un lusso che pochi si possono permettere. (Raffaele Crocco)

Angelo Righetti: «Il desiderio di esclusione non diventi pratica di esclusione»

28 Novembre 2022
È matto perché è pericoloso ed è pericoloso perché è matto: è la grande tentazione da evitare quando si parla di salute mentale, anche decenni dopo Basaglia. (Vita)