Il #GrazieGiorgia delle destre europee oggi e domani

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Foto: Pxhere.com

Da quanto tempo ormai ONG è diventato sinonimo di malaffare? Da alcuni anni si è innescata questa trasformazione della percezione pubblica tale da indurmi a usare il termine Onlus nelle comunicazioni istituzionali di una Organizzazione Non Governativa: pur essendo scorretto (e desueto secondo la riforma del terzo settore), esso è comunemente inteso come “senza scopo di lucro” invece di categoria fiscale privilegiata qual essa è; non fa dunque storcere il naso a priori all’interlocutore.

E le cose peggiorano negli ultimi tempi: il governo Meloni è in carica da appena un mese e l’attenzione dei suoi ministri nonché la comunicazione istituzionale si concentrano sui recuperi dei naufraghi nel Mar Mediterraneo da parte delle ONG. Il neoministro dell’Interno Matteo Piantedosi parla di “gestione trasparente e regolamentata dei salvataggi in mare” e la mancata concessione della possibilità di attracco in un porto sicuro alla nave Ocean Viking dell’associazione SOS Méditerranée è costata una crisi diplomatica con la Francia, ricucita solo recentemente dal presidente Mattarella (non certo dal governo in carica, si badi bene). 

Ciò che continua a sfuggire quando, ad esempio, si conia la dubbia categoria amministrativa degli “sbarchi selettivi” è la base giuridica della questione. Ascoltando con quanta foga la premier Meloni ha invocato "il tema della legalità”, considerato un tratto distintivo del suo governo, ragion per cui “bisogna tornare a rispettare le regole e questo vale per ogni ambito”, ci si domanda perché le norme del diritto internazionale del mare non lo siano. Non esiste alcun ambito del diritto codificato più dettagliatamente, secondo disposizioni ormai entrate nel diritto consuetudinario, quindi valide per chiunque, oltre che ampiamente approvate da convenzioni multilaterali vincolanti. In poche parole, le norme sull’obbligo di salvare sempre (SEMPRE) chiunque si trovi in condizioni precarie in mare ci sono, equivalendo alla tutela del diritto alla vita, incluso quindi anche l’obbligo di portare il naufrago nel primo porto a disposizione, ossia al sicuro sulla terraferma. 

Diciamolo chiaramente, quindi: nessuna ONG viola alcuna regola; al contrario, talvolta, i loro tentativi di attracco non autorizzato impediscono al governo italiano di compiere un illecito internazionale. È ben comprensibile quanto la presa di posizione delle destre contro le ONG sia pregiudiziale, un banale (ma riuscito) tentativo di fornire un capro espiatorio ai problemi degli italiani. Non sono certo poche centinaia di disperati, che hanno tentato la fuga dagli inferni dai quali provengono, a rappresentare un problema per il Paese; ci si dimentica peraltro troppo spesso di come siano maggiori gli attracchi sulle nostre coste di “barchini” con poche persone o sulle navi della Guardia di Finanza e, ancor di più, gli arrivi di migranti dalla rotta balcanica. Anzi, secondo il recente rapporto della Fondazione Leone Moressa sull’economia dell’immigrazione (XII edizione), per uscire dall’emergenza economica seguita alla pandemia globale in corso l’Italia ha bisogno di manodopera (circa 534mila lavoratori) e può trovarne solo favorendo l’immigrazione regolare con l’ingresso di almeno 80mila lavoratori stranieri. 

Se poi il governo volesse andare non solo a lezione di diritto ma anche di politologia, consiglio di riconsiderare con maggiore attenzione la strategia messa in atto. È questione di tempo perché si verifichi un vero corto circuito tra le destre europee che sul fronte migrazione, a parole, si mostrano ancora compatte. Quando la destra nazionalista italiana ha festeggiato a inizio novembre il mancato attracco in Italia della Ocean Viking, sbeffeggiando la Francia per aver “preso” alcuni dei migranti sulla nave la cui entrata al porto sulla nave di una ONG è stata a lungo osteggiata, la deputata francese del Rassemblement National Marine Le Pen ha dichiarato di stare dalla parte di Giorgia Meloni e non ha mancato di lanciare una dura critica al presidente Macron e alla sua “difesa” delle navi delle organizzazioni umanitarie, considerate “uno spot alle traversate”, anche laddove Parigi ha poi negato l’accesso al territorio per 123 dei 234 naufraghi arrivati a Tolone sulla Ocean Viking. “Un grande ringraziamento a Giorgia Meloni e al nuovo governo italiano per aver protetto i confini dell’Europa” è arrivato su Twitter anche dal premier ungherese Viktor Orbán, soddisfatto della linea dura tenuta dall’Italia sulla questione migranti.

Si tratta di dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. Gli intenti riformisti in materia di immigrazione espressi dal neo-governo italiano non possono trovare accoglienza nelle altre forze politiche nazionaliste e sovraniste, di certo non favorevoli a un piano di distribuzione dei migranti nei rispettivi Paesi. Anche recentemente, da un lato il neoministro degli Esteri Antonio Tajani, al termine del Consiglio UE del 14 novembre e dell’incontro con la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, ha ribadito che “il comune sentire è che serva una soluzione europea” per regolare i flussi migratori, dall’altra parte non ha espresso alcuna chiara strategia al riguardo. Forse un’ulteriore revisione della Convenzione di Dublino del 1997 che conferisce al Paese di prima accoglienza l’obbligo di esame di una domanda di asilo alla UE e soprattutto un sistema più effettivo (e obbligatorio) di ricollocamento dei migranti in tutti i Paesi UE? Ma in questo caso Meloni si trova piuttosto isolata. La lettera congiunta redatta pochi giorni fa dai ministri dell’Interno di ItaliaMaltaCipro e Grecia, che esprime la delusione per meccanismo di relocation temporaneo e volontario dinanzi all’onere dei salvataggi dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, non ha trovato alcun sostegno, se non aperta ostilità da parte degli Stati continentali che, ricordiamo, ospitano un numero di migranti ben più alto dei Paesi firmatari (anche proporzionalmente) e ne sostengono inoltre il peso economico al pari del resto dell’Unione ma con ripartizioni economiche ben più alte grazie alle più floride economie. Si fa peraltro notare come la Spagna, Paese per popolazione e collocazione geografica in posizione analoga all’Italia per quanto concerne i flussi migratori, non abbia sottoscritto il documento, né abbia preso posizione in merito il partito di estrema destra Vox. Sicuramente dopo il Consiglio straordinario dell’UE di questo venerdì sui migranti si farà un po’ più di chiarezza.

Ora, come principale forza di governo, il partito di Meloni può adottare posizioni in piena violazione delle norme internazionali e anche illiberali (che sicuramente poi saranno sanzionate come illegittime): le conseguenze sono però potenzialmente pesanti sul piano diplomatico e nella considerazione internazionale, come il brutto episodio con la Francia di Macron ha già messo in luce. E il debito pubblico italiano non ne ha proprio bisogno.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è presidente della cooperativa EDU-care e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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