Il Canada svolta a “sinistra”

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Justin Trudeau - Foto: Ilcosmopolitico.it

Un articolo dell’Economist di questa settimana racconta di Kristi Miller, una scienziata canadese che si è intrattenuta a parlare con un giornalista. Per bizzarro che sia, fino al mese scorso sarebbe stato impossibile che Kristi potesse anche solo rispondere a una telefonata proveniente dalla stampa. Una legge promulgata dal governo di Stepher Harper, il conservatore che ha guidato il Canada per quasi dieci anni, aveva imposto agli scienziati di ottenere un’autorizzazione governativa per parlare con i media. Questa legge condensava quelle limitazioni alle libertà personali che gli oppositori di Harper trovavano disdicevoli. La sua abrogazione è stata una delle prime misure prese dal governo guidato dal liberale Justin Trudeau, insediatosi alla guida del Paese a inizio novembre.

Trudeau è stato nominato primo ministro del Canada dopo che il suo partito ha vinto nettamente le elezioni politiche di lunedì 19 ottobre.  Con 184 seggi su 338 alla Camera Bassa del Parlamento, i Liberali hanno conquistato una maggioranza assoluta. I Conservatori, che avevano vinto tre elezioni di seguito (nel 2006, nel 2008, e nel 2011) sono rimasti a 102 seggi; mentre il partito di sinistra Nuovo Partito Democratico, che fino a settembre era davanti a tutti nei sondaggi, si è fermato a 41 seggi. Il Partito Liberale torna al governo dopo un intervallo di quasi dieci anni, quando nel 2006 furono sconfitti nettamente da Stephen Harper, il leader del Partito Conservatore.

Non sorprenderà, dunque, che queste elezioni si fossero trasformate in una sorta di referendum sul primo ministro uscente. Secondo molti, Harper aveva governato un Paese tradizionalmente liberale in maniera eccezionalmente poco canadese, esibendo “un misto di idee provenienti dal Tea Party, i fratelli Koch [che del Tea Party sono i principali finanziatori, ndr], evangelicalismo americano e sionismo cristiano”. In questi anni il partito Conservatore si è distinto per politiche molto aggressive, votando per tagli alle tasse e incentivi alle grandi aziende per sostenere l’estrazione di bitume nell’ovest del Canada.

In materia di libertà civili, l’opposizione ha dipinto Harper come un leader cinico e con tendenze da maniaco del controllo: una specie di Vladimir Putin in salsa d’acero. Lui non ha fatto molto per smentire quest’immagine: alcuni osservano scherzosamente che Harper sembra un automa perfino quando canta Sweet Caroline con la sua rock band, i Van Cats; altri, più seriamente, notano che nel suo governo tutto era un segreto di stato. Il volto cattivo di Harper ha effettivamente avuto un peso nel corso della campagna elettorale; ad esempio in materia di accoglienza ai richiedenti asilo, una questione che ha ricevuto grande attenzione in Canada dopo la pubblicazione della foto che mostrava il cadavere di Aylan Kurdi, il bambino siriano la cui famiglia si era vista rifiutare un visto per il Canada.

Secondo il Nuovo Partito Democratico, il Canada dovrebbe accogliere diecimila profughi siriani entro la fine del 2015. Trudeau aveva alzato il numero a 25mila, mentre Harper si era detto favorevole ad accogliere diecimila profughi, ma nel corso di quattro anni. Un’altra questione controversa nel corso della campagna elettorale è stata quella del niqab, il velo con cui alcune donne musulmane coprono parte del volto. Harper ha detto che se fosse stato ri-eletto avrebbe fatto tutto il possibile per bandirlo dagli uffici pubblici. Il governo conservatore aveva già cercato di vietare l’uso del velo nel 2011, ma una sentenza della corte suprema canadese glielo aveva impedito. Sia i Liberali che il Nuovo Partito Democratico si sono opposti a queste politiche e sono stati premiati dagli elettori.

Se Harper ha perso le elezioni è soprattutto perché tanti elettori che non avevano partecipato alle tornate precedenti si sono infine mobilitati contro di lui. Gli studiosi politici hanno notato che il numero di elettori del Partito Conservatore è rimasto pressappoco lo stesso dal 2006 ad oggi, mentre ad aumentare sensibilmente in questa elezione è stato il numero di elettori degli altri partiti. A riprova del fatto che il sentimento anti-Harper fosse particolarmente vivo, sono stati creati alcuni siti indipendenti come strategicvoting.ca, la cui funzione era indicare il candidato favorito per ogni distretto elettorale – tra Partito liberale, Nuovo Partito Democratico e verdi – invitando gli elettori a sceglierlo per contrastare più efficacemente il partito conservatore. Alcuni giornalisti hanno spiegato che sarebbero stati pronti a votare per chiunque pur di sfrattare Stephen Harper dal numero 24 di Sussex Drive ad Ottawa, la residenza ufficiale del primo ministro.

Questo radicato disprezzo per il primo ministro uscente contribuisce a spiegare la vittoria di Justin Trudeau, che viene spesso dipinto come un leader patinato, poco intellettuale, superficiale e belloccio. Il suo passato da buttafuori e istruttore di snowboard, oltre ad alcune discutibili copertine sui giornali e la bizzarra partecipazione a un match di box contro un senatore conservatore nel 2012 probabilmente non lo hanno aiutato. Al nuovo primo ministro si rimprovera anche di aver vissuto di rendita: suo padre è Pierre Trudeau, lo storico premier del Canada morto nel 2000 che governò per 15 anni il Paese, dal 1968 al 1984 e che rimane uno dei pochi politici canadesi conosciuti all'estero e in America, dove fu spesso paragonato a John F. Kennedy per il suo carisma. Le dinastie in politica sono sempre di moda tra gli elettori, ma iniziano ad essere decisamente malviste dagli osservatori esperti.

A Justin Trudeau va tuttavia dato il merito di aver condotto una campagna elettorale molto efficacie. Il partito liberale ha resistito ai vari attacchi contro l’inesperienza del suo leader - la campagna elettorale di Harper, ad esempio, ha finanziato uno spot pubblicitario in cui Trudeau era accusato di essere troppo giovane per diventare primo ministro. Il neopremier ha dalla sua parte il merito di aver risollevato le sorti del partito dopo la peggiore sconfitta elettorale della sua storia, nel 2011, quando arrivò terzo con appena 34 seggi in Parlamento.

A Treudeau spetta ora il compito di restituire al Canada quel volto gentile che ha storicamente contributo all’ottima reputazione del Paese nel resto del mondo. Il primo ministro ha basato la sua piattaforma elettorale sulla classe media, impegnandosi a tassare i più ricchi, ridurre la spesa pubblica, legalizzare la marijuana e fissare obiettivi nazionali per le emissioni di gas. Intanto però la prima sfida che attende il nuovo ministro è la risposta al terrorismo e l’impegno del Canada contro l’ISIS: Trudeau aveva promesso di ritirare i jet dalla Siria, ma in un momento in cui Francois Hollande si appella a “un’unione di tutti per combattere le armate dei terroristi in un’unica coalizione” mantenere questo impegno sarà molto difficile.   

Lorenzo Piccoli

Sono Lorenzo e scrivo per il portale Unimondo.org dal 2012, più o meno da quando mi sono trasferito a Firenze per iniziare un dottorato di ricerca pagato dal Ministero degli Esteri Italiano presso l'Istituto Universitario Europeo. Sono approdato in Toscana dopo esser cresciuto tra Trento e altre città molto pittoresche: studiando ho trascorso un semestre al Trinity College di Dublino in Irlanda, un altro semestre alla University di Victoria in Canada, e poi lavorando ho vissuto per un anno a Bruxelles in Belgio e per qualche mese a Edimburgo in Scozia. Per il mio dottorato mi occupo di cittadinanza e nazionalismo. Provo a trattare gli stessi temi quando scrivo per Unimondo.  

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