Haiti: rischio crisi umanitaria

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Haiti da Oneworld

A una settimana dall'inizio di un'insurrezione armata contro il governo del presidente Jean-Bertrand Aristide, resta alta la tensione nel Paese. L'Opposizione dei 184 e della Piattaforma della Società Civile, sottolineando la gravità degli eventi e ribadendo la propria contrarietà all'uso della violenza, avevano organizzato una una marcia pacifica per chiedere le dimissioni dalla presidenza di Jean-Bertrand Aristide che è però stata impedita da le 'chimeres' le bande armate dei giovani supporter del Presidente.

L'agenzia Misna ha raccolto "il grido d'allarme del 'Gruppo d'appoggio ai rimpatriati e ai rifugiati' (Garr), che in un documento denuncia un incremento degli sfollati in fuga dai disordini e diretti verso la capitale. L'organizzazione rileva alcuni fattori che rischiano di trascinare l'ex "Perla dei Caraibi" in un catastrofe umanitaria: enorme circolazione di armi da fuoco, creazione di gruppi ribelli non controllati, distruzione attraverso incendi di molte infrastrutture commerciali, difficoltà di approvvigionamento e di spostamento tra i diversi centri del Paese".

L'organizzazione internazionale Save the Children riferisce che fino ad oggi, oltre 45 persone hanno perso la vita negli scontri e teme che "l'attuale instabilità e il clima di violenze possa ulteriormente peggiorare una situazione umanitaria già largamente compromessa". Circa il 65% degli 8 milioni di abitanti di Haiti vive, infatti, sotto la soglia della povertà e circa il 30% della popolazione non ha accesso ad alcun servizio sociale di base. "I bambini saranno i primi ad essere colpiti dalla crisi - dichiara Filippo Ungaro, portavoce di Save the Children Italia - poiché se questo clima di insicurezza dovesse proseguire, il nostro lavoro sarà compromesso, così come quello di tante altre ONG e Agenzie ONU, abbandonando praticamente a se stessa gran parte della popolazione".

Medici senza frontiere (Msf) denuncia non solo che "gran parte dei feriti nelle manifestazioni e negli incidenti sono privi di assistenza", ma anche che "alcune strutture sanitarie rifiuterebbero dei pazienti perché 'non graditi' politicamente". [RB]

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