Haiti: i primi soccorsi delle ong in un Paese ancora instabile

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Haiti

Insieme alle organizzazioni internazionali, tra cui l'UNDP (il Programma dell'Onu per lo sviluppo), numerose organizzazioni non governative si sono attivate per portare soccorsi alla popolazione investita dalla tempesta tropicale "Jeanne" che ha colpito la parte nordoccidentale di Haiti. Ieri Medici senza frontiere ha raggiunto Gona㯀ves per valutare le necessità umanitarie nella città dove l'80% della popolazione è stata colpita dall'uragano. "L'accesso alla regione è reso difficile a causa dell'alto livello dell'acqua: domenica la città era completamente allagata mentre lunedì mattina il livello dell'acqua era di 120 cm. nel centro cittadino" - comunica l'organizzazione che ha già mobilitato tre operatori internazionali e tre operatori locali i quali, nella sola giornata di lunedì hanno curato 380 feriti.

Anche la Caritas Italiana ha già preso contatti con i propri operatori locali. "I bisogni più urgenti sono alimenti, acqua, medicinali e sacchi a pelo. Abbiamo già fatto una prima ricognizione e concentreremo per ora gli aiuti su Gonaives e Port de Paix" - ha affermato la coordinatrice degli aiuti d'urgenza di Caritas Haiti, M.me Buri, raggiunta telefonicamente. La Caritas di Haiti è stata particolarmente impegnata all'inizio dell'anno per far fronte al rischio di crisi socio-politica e nel maggio scorso in occasione delle inondazioni che hanno colpito anche la Repubblica Dominicana. La zona di Mapou era stata anche toccata dall'uragano Ivan. La Caritas Italiana è in costante collegamento con la sede locale e sta approntando insieme alla rete internazionale un piano d'intervento.

Sono intanto salite ad oltre 600 le vittime della tempesta tropicale, ma si teme che il bilancio possa ancora aggravarsi - riporta l'agenzia Misna. Il portavoce della Minustah (Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite a Haiti), Toussaint Kongo-Doudou, che soltanto poche ore fa aveva parlato di 250 morti, sostiene adesso che i deceduti a Gonaives, la città settentrionale maggiormente colpita dalla catastrofe, sono "più di 500" di cui un terzo bambini. In tutto il Paese si contano anche numerosi feriti e diversi scomparsi, mentre le inondazioni hanno distrutto abitazioni e interi raccolti.

I danni della tempesta tropicale sono stati particolarmente gravi anche perché negli ultimi anni Haiti, la nazione più povera delle Americhe, è stata soggetta a una radicale deforestazione: oltre il 90% degli alberi è stato tagliato, soprattutto per farne carbone, rendendo il terreno molto più vulnerabile a piogge e inondazioni.

A sei mesi dall'esilio dell'ex-presidente Jean-Bertrand Aristide, il governo provvisorio guidato dal Primo ministro Gérard Latortue non è stato ancora in grado di riportare la pace nel Paese. Il 10 settembre scorso il Consiglio di Sicurezza ha sottolineato "l'urgenza di smantellare e disarmare tutti i gruppi armati illegali" e ha fatto appello al governo di transizione "a estendere il suo controllo e la sua autorità su tutto il Paese". Ed alcuni giorni dopo, il Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha chiesto al governo di intervenire per "porre fine alle agitazioni dei vari gruppi armati e di restaurare lo stato di diritto". La presenza dei 2700 Caschi Blu dell'Onu della missione Minustah (Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione di Haiti) appare insufficiente a contrastare i numerosi gruppi armati ancora presenti nel Paese. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu dello scorso aprile prevedeva un invio di 6700 militari nel Paese, ma finora vi hanno contribuito solo Brasile, Argentina e Cile mentre i Paesi occidentali mancano all'appello. [GB]

Altre fonti: UN news Centre.

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