Fine della moratoria europea sugli OGM?

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La Commissione Europea ha detto sì alla commercializzazione del mais Bt-11 della Syngenta. Si tratta di una decisione estremamente importante perché potrebbe rappresentare la fine della moratoria che dal 1998 blocca la commercializzazione di nuovi prodotti OGM nei 15 paesi dell'Unione.

Nel giugno del 1999 il Consiglio dei ministri dell'ambiente vide cinque paesi membri schierati per la sospensione delle autorizzazioni di nuovi OGM sino all'approvazione di una nuova direttiva sull'etichettatura e tracciabilità dei prodotti geneticamente modificati. Sette paesi assunsero una posizione addirittura più drastica dichiarando la loro intenzione a seguire un "approccio precauzionale" e a non autorizzare la commercializzazione di OGM senza una dimostrazione della loro sicurezza sulla salute degli esseri umani e sull'ambiente.
Di fatto venne sancita una moratoria che ha fermato l'orologio delle licenze di commercializzazione di OGM nell'Unione europea all'ottobre 1998 lasciando 13 richieste di autorizzazione pendenti.
La decisione di ieri chiude dunque un capitolo di storia comunitaria sugli OGM.

I nuovi regolamenti relativi alla tracciabilità e all'etichettatura di alimenti e mangimi sono stati pubblicati sulla gazzetta ufficiale europea il 18 ottobre 2003.
Le due direttive sono:
1. Regolamento N. 1830/2003 del 22 settembre 2003 concernente la tracciabilità e l'etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati, nonché recante modifica della direttiva 2001/18/CE

2. Regolamento N. 1829/2003 del 22 settembre 2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati

Questi due regolamenti rappresentano le novità nell'ambito della legislazione comunitaria che fin dagli inizi degli anni '90 aveva stabilito proprie regole su un tema su cui i consumatori europei si sono dimostrati subito molto sensibili.
E' del 1990 la direttiva sul rilascio nell'ambiente di organismi geneticamente modificati (90/220/EEC) che tentava di stabilire procedure comuni per gli stati membri e di creare un unico mercato per i prodotti biotecnologici. La Direttiva permetteva agli Stati membri di rifiutare la diffusione sul proprio territorio di un prodotto OGM, anche se consentito a livello comunitario, nel caso il paese avesse "giustificate ragioni" per credere che il prodotto approvato a livello europeo "costituisse un rischio per la salute umana o per l'ambiente".
La Direttiva del '90 era stata rivista nel marzo 2001 (2001/18/EC) entrando in vigore il 17 ottobre dello stesso anno. La procedura di valutazione dei rischi, necessaria per l'approvazione di un nuovo OGM era stata ulteriormente rafforzata. Nel luglio del 2001 la Commissione presentava le due nuove proposte legislative approvate dopo varie modifiche ed emendamenti nel settembre del 2003. In sostanza i nuovi regolamenti stabiliscono un'unica procedura per ottenere l'approvazione di un nuovo OGM sia per uso alimentare che per la coltivazione (rilascio nell'ambiente). L'analisi scientifica dei rischi viene demandata alla nuova Autority europea sul cibo.

Per quanto riguarda l'etichettatura dei prodotti biotech, già la direttiva del 1997 sui "novel foods" stabiliva l'obbligo di etichettatura di cibi e relativi ingredienti, sementi incluse. Però gli alimenti prodotti con ingredienti OGM che nel prodotto finale non presentavano più traccia di essi erano esentati dall'obbligo di etichettatura. Una successiva regolamentazione del 2000 aveva stabilito la soglia dell'1% come contaminazione accidentale, cioè un prodotto contenente OGM sino alla soglia dell'1% non richiedeva l'etichettatura.
La nuova regolamentazione estende l'obbligo di etichettatura a tutti i prodotti OGM anche a quelli in cui il processo di produzione, partendo da alcuni ingredienti OGM non ne evidenzia la presenza sul prodotto finale. In altre parole tutti i prodotti contenenti o fabbricati con ingredienti OGM devono essere confezionati con la dicitura "contiene OGM". Questo però non deve far pensare che non esista una soglia di accidentalità che esenta dall'obbligo di etichettatura; "La presenza di tracce di OGM nei prodotti può essere accidentale o tecnicamente inevitabile. Tale presenza non dovrebbe pertanto far scattare automaticamente l'applicazione dei requisiti in materia di etichettatura e tracciabilità." La soglia per la presenza accidentale di OGM è dello 0,5%. La soglia sotto la quale non è obbligatoria l'etichettatura è quella dello 0,9%. Le due nuove direttive entreranno in vigore nel mese di aprile 2004.

L'approvazione relativa al mais Bt-11 era nell'aria anche se era stata rinviata innumerevoli volte negli ultimi mesi. Sia l''11 novembre scorso che il 12 dicembre il Comitato Scientifico composto dai rappresentanti dei 15 paesi dell'Unione aveva fallito nel trovare un accordo. Ora tutti i paesi membri hanno tre mesi di tempo per esprimere la loro posizione su questa decisione. Va detto che la Commissione ha comunque il potere di imporre la propria scelta.

Il voto su questa spinosa questione, svoltosi l'8 dicembre scorso aveva mostrato che Austria, Danimarca, Francia, Grecia e Lussemburgo erano contrari, mentre Spagna e Gran Bretagna a favore. Germania, Belgio e la "nostra" Italia si erano astenute.

Il mais Bt-11 è stato approvato per uso alimentare (pop corn, merende eccetera) ma non come semente.
La fine della moratoria potrebbe risolvere (ma a questa questione sara' dedicato un dossier in preparazione) la causa che gli Stati Uniti, insieme ad altri paesi, hanno intentato in sede WTO contro l'Unione Europea, il 13 maggio scorso.

Roberto Meregalli
Beati i Costruttori di Pace - Rete di Lilliput GLT Commercio

Su www.tradewatch.splider.it aggiornamenti sulle vicende del commercio internazionale.

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