Filippine: chiesto un riscatto per cooperante italiano rapito

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Il cooperante italiano della Ong "Movimondo", Andrea Cianferoni, è stato rapito oggi da quattro uomini armati e incappucciati vicino a Kauswagan, isola di Mindanao, 800km a sud di Manila. Inizialmente si era temuto che la matrice del rapimento fosse di tipo politico o religioso in quanto da un trentennio la guerriglia separatista islamica combatte le forze di Manila sull'isola di Mindanao e negli ultimi cinque anni si sono intensificati attacchi, sequestri e uccisioni a opera del Fronte moro di liberazione islamica.

Si tratterebbe invece di un rapimento al solo scopo di estorcere un riscatto. I rapitori hanno infatti chiesto un riscatto definito "irrisorio" da Vincenzo Pira, direttore della Ong. Pira non ha indicato la cifra, ma ha precisato che l'ufficio sul posto ha ricevuto una telefonata con la quale veniva chiesta una somma di danaro e ha commentato che si tratta di una cifra ''irrisoria convertita in pesos''.

Andrea Cianferoni, di 29 anni, è un agronomo di Firenze, da due anni nelle Filippine dove dirige un programma finanziato dall'Ue per l'integrazione socio-economica dei contadini sfollati. Nata circa 34 anni fa, la ong Movimondo è attualmente presente in 27 paesi in Africa, America Latina, Medio ed Estremo Oriente. ''Siamo l'unica Organizzazione non governativa italiana presente sul territorio delle Filippine - riferisce il portavopce di Movimondo - e da circa 5 anni ci troviamo sull'isola di Mindanau per un progetto di autosufficienza alimentare''.

Nonostante i rapimenti a scopo estorsivo siano all'ordine del giorno nelle Filippine, permane l'ansia fra i familiari di Cianferoni: "In questo momento non so cosa pensare, sto tremando tutta - ha afferma la madre. La donna ha spiegato che la Farnesina ha contattato lei e il marito intorno a mezzogiorno, "quando siamo rientrati a casa".

"Sequestrano per soldi, non per odio religioso" - ha detto padre Vincenzo Bruno, da 32 anni nelle Filippine: "Sono gruppi che prendono ostaggi solo per denaro; sono collegati agli indipendentisti di Mindanao". Nei giorni scorsi padre Bruno è stato costretto a lasciare la sua parrocchia della Madonna di Fatima. L'esercito locale lo aveva avvertito di essere oggetto di serie minacce di sequestro.

L'isola di Mindanao è una zona nota per la presenza di fondamentalisti islamici che negli ultimi anni hanno compiuto numerosi attentati, rapimenti e uccisioni. Il gruppo più numeroso è il Fronte di Liberazione Moro (Milf). Molto attivo è anche il movimento di Abu Sayyaf, composto da guerriglieri il cui scopo è creare uno Stato musulmano indipendente nel sud del Paese. Dall'inizio delle violenze, nel 1970, si sono registrate oltre 150 mila vittime. A fianco di questi gruppi fondamentalisti, con i quali il governo di Manila sta cercando di avviare una trattativa di pace, esistono numerosi gruppi dediti alla lotta armata per la secessione dell'isola che usano i sequestri di persona per finanziare l'acquisto di armi e l'addestramento dei guerriglieri. [GB]

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