Fare la spola tra Italia e Mali

Stampa

Mali: Villaggio Dogon - Foto: © OurPlace

Mali. Africa dell’ovest. Il suo nome è Dolo Lessorou. Si pronuncia Dolò. È sposato da un anno ed ha una bimba che sta iniziando i primi passi. Ce la mostra con il suo cellulare. Ha la certezza che il suo matrimonio sarà infrangibile nonostante sia una “guida turistica”; professione non facile per conciliare lavoro e famiglia. Conta tre sorelle e tre fratelli. Studi a Sangha (si pronuncia Sanghà) nella regione del Mopti. Il Comune di 20.000 abitanti raggruppa 13 villaggi ed è considerato la capitale culturale dell’etnia Dogon. Nel suo curriculum c’è anche un corso parauniversitario sul turismo in Capitale: Bamako.

Oggi fa da spola tra Italia e Mali. È in Italia per partecipare sia al BIT (Borsa Internazionale del Turismo di Milano) e sia al TTI di Rimini (Travel Trade Italia). Non ha ancora la possibilità di acquistare uno stand ma è ben munito di depliant, biglietti da visita e chiavette con qualche giga di foto mozzafiato da mostrare. Insomma, inonda i tour operator d’informazioni. Ma non solo. Anche le organizzazioni non governative che fanno cooperazione allo sviluppo ed il CTA. Preferisce, se possibile, lavorare per il turismo responsabile al fine di non “ingrassare solo le grandi compagnie mantenendo a dieta la mia gente”. Il turismo responsabile permette un’ampia ricaduta sia in termini economici che culturali sulle popolazioni locali. Inoltre non offende con oboli e rispetta sia i luoghi di culto che le autorità locali. Chi partecipa a questi viaggi non si presenta in calzoni corti in moschea e si accontenta di dormire nei lodge gestiti dalle comunità dopo aver assaggiato il “genius locis” della cucina tradizionale.

Sin da ragazzino Dolo aiutava i turisti a salire la Falesia di Bandiagara uno dei siti archeologici, etnologici più belli dell’Africa. 5/600 metri di altezza per 200 km di patrimonio dell’Unesco. Sembrerebbe un dislivello da poco che non necessita di un portatore ma a quaranta gradi forse è meglio dare una mancia ad un ragazzino che aiuti il turista “fai da te” nell’impresa. Dolo ha portato gli zaini a molti francesi ma con il tempo trovò più affinità e affabilità con gli italiani. Ha lavorato sodo ed oggi è un manager; gestisce diversi collaboratori ed ha un socio. Svizzero che, guarda caso, tiene puntualmente l’amministrazione dell’azienda, cosa che non gli è proprio congeniale. I due possiedono un Custer Toyota da 20 posti e due Land Cruiser. Il turismo è un’importante fonte d’entrata per il Mali che vede una crescita a due cifre. Unico indicatore in controtendenza per un paese che tra i più poveri del mondo.

Dolo è orgoglioso d’essere un Dogon. Uno dei 700.000 sparsi tra il Mali, Burkina Faso e Costa d’Avorio. Parla correttamente italiano, francese, il dogon e la lingua segreta dei maschi della sua etnia: il sigi so. Egli cerca di persuadere i giovani, attratti dal luccichio delle città europee, riguardo le fatiche nell’attraversare prima il Sahara e poi il mare. Trattasi di 3 o 4 mesi di cammino nel deserto sulle orme delle carovane Tuareg per raggiungere il nord Africa. Molti muoiono. Coloro che arrivano sono stremati dal sole ed aridi. Un anno di lavoro schiavo li rimette in forze e gli consente di accumulare la cifra sufficiente per pagare gli scafisti. Infine il mediterraneo con le incognite che conosciamo. I dogon sono animisti. Chi parte per il deserto porta con se un feticcio. Una statuetta sacra in legno, pietra o bronzo che raffigura animali o umani con poteri magici. Basta pregarle.

In ogni villaggio dogon vi sono feticci. La, è zona sacra. Purtroppo oggi, a causa dei furti di turisti irresponsabili, sono quasi tutti nascosti tra la paglia delle capanne a punta o sottoterra. Solo uno è evidente. Segnala la casa del capo villaggio che è anche capo spirituale. È il più anziano e quindi il più venerato. Nella sua casa c’è la farmacia tradizionale e quindi erbe, foglie, cortecce e radici della medicina tradizionale. Accanto ad esse i farmaci moderni su dei piattini come fossero caramelle.

Dolo sta trattando con una sede Ipsia un aiuto sanitario o scolastico per la sua comunità. Affinché i giovani possano credere ad un futuro in loco senza rischiare se stessi per raggiungere luoghi dove non si vede più la luna. Crediamo che le Acli siano della partita. Gli scappa un’affermazione: “Insha'Allah” Che significa “Se Dio vuole”. Vale per tutti.

Fabio Pipinato

 

Timbuctu

Timbuctu è una città del Mali centrale fondata dai Tuareg. Si trova al limite meridionale del Sahara, sulla riva sinistra del fiume Niger, a cui è collegata tramite canali. Timbuctu è la Venezia del Mali ed è servita dal piccolo porto fluviale di Kabara. Con un grande mercato agricolo e del bestiame, la città ha sviluppato una produzione di tessuti di cotone, pelletterie e ceramiche. Fin dai tempi antichi fu un grande emporio commerciale e centro internazionale di studi islamici. La città ha il più alto concentrato di manoscritti arabi.

Agli inizi del XIV secolo, quando fu incorporata nell'antico impero del Mali, era già un importante centro di raccolta e di smistamento delle merci e delle carovane transahariane lungo il Niger superiore. Conquistata dal potente impero Songhai nel 1468, all'inizio del XVI secolo assunse un ruolo di rilievo come centro commerciale e culturale. I mercanti delle città nordafricane raggiungevano la città per scambiare sale e tessuti con oro e schiavi, mentre la scuola della moschea Sankoré godeva di grande prestigio per la qualità dei suoi docenti, formati presso le accademie islamiche del Medio Oriente. Dopo l'invasione marocchina del 1591 Timbuctu cedette il suo primato commerciale ad altre città del paese. Avendo fondato la sua sopravvivenza sui traffici di ogni genere, compresi informali ed illegali, oggi è uno dei nodi che più risente della crisi economica mondiale con il rischio di declino. [F.P.]

Ultime notizie

La verità sull’industria del latte

19 Marzo 2019
Cosa succede quando si perde di vista la realtà. (Anna Molinari)

Strage di Christchurch: un messaggio anche per noi

18 Marzo 2019
La strage di Christchurch, in cui il giovane suprematista australiano ha ammazzato 50 persone, potrebbe accadere anche in Italia. Ecco perchè. (Giorgio Beretta)

I 100 profughi che soccorrono gli anziani in ambulanza

17 Marzo 2019
Sono circa un centinaio i migranti che fanno servizio civile sui mezzi di soccorso delle Misericordie d’Italia, trasportando anziani e disabili. 

Equilibri interrotti

16 Marzo 2019
Quando un ragazzo inizia a fare uso di stupefacenti ne risente tutta la famiglia: l'associazione Amici di San Patrignano aiuta entrambi. (Novella Benedetti)

Nel bosco della droga

15 Marzo 2019
Rogoredo è una sorta di area franca dello spaccio in “concessione” alle organizzazioni criminali che hanno conquistato un territorio condizionandolo. (Alessandro Graziadei)