Fare figli non è mica così facile

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Immagine: Giovanigenitori.it

Nel1988 il Presidente americano Ronald Reagan proclamava ottobre il mese della consapevolezza per la perdita in gravidanza e nell’infanzia. Le sue parole erano significative allora come lo sono oggi: “quando un bambino rimane senza genitori, viene chiamato orfano. Quando un coniuge rimane senza il suo congiunto, viene chiamato vedovo o vedova. Quando dei genitori perdono il loro bambino non c’è una parola che li definisca”. Come fare a rielaborare il dolore, se non hai neanche un modo per definirlo?

Anche per questo è nato il Babyloss Awareness Dayuna giornata dedicata al ricordo di tutti quei bambini mancati durante la gravidanza, nel parto, post parto o nell’infanzia. L'iniziativa visibile sarà l'accendere una candela alle ore 19 del 15 ottobre; lo si può fare a livello individuale oppure partecipando ad uno degli incontri organizzati dalle associazioni attive su questo fronte oppure dai gruppi di auto mutuo aiuto dedicati.

Già, ci sono gruppi di aiuto dedicati: perché fare figli, in realtà, non è mica così facile come sembra.Tanto che in Italia abbiamo circa un milione e mezzo di coppie senza figli – che però li vorrebbero – ed un tasso di bambini nati da fecondazione assistita che sfiora ben il 3% [Fonte: Il Sole 24 Ore ]. Si tratta di dati reali di cui però si parla poco: quando si affronta il tema della natalità la discussione è fossilizzata su alcuni aspetti.Negli anni se ne sono sentite di tutti i colori: c'è chi incolpa il femminismo di aver fatto sì che alcune donne oggi scelgano consapevolmente di non fare figli; chi attribuisce la responsabilità alla precarietà lavorativa ed esistenziale; chi attacca la politica (che ormai è come sparare sulla croce rossa); e c'è perfino chi arriva a sostenere tesi di complotti secondo i quali si sta implementando la sostituzione etnica del popolo italiano. Questa affermazione non è forse così immediata: si basa sul fatto che, come si sa, gli stranieri fanno più figli degli italiani; quindi tra gli sbarchi di clandestini e le seconde generazioni di migranti tra poco l'italianità – qualsiasi cosa sia – sparirà.

In poche parole tutto e il contrario di tutto. Tralasciando le tesi complottistiche e senza andare a scomodare le grandi teorie sociologiche e/o economiche già affrontate in altre sedi, potrebbe essere interessante andare a vedere anche semplicemente livello medico cosa sta accadendo oggi con la procreazione, provando a rispondere a questa domanda: se una coppia fosse nelle condizioni ideali per avere figli, riuscirebbe ad averne? 

Definiamo condizioni ideali: per semplificare le cose, parleremo di una coppia media eterosessuale, intorno ai 30 anni (in Italia l'età media del parto è circa 31-32 anni per il primo figlio). Nel mondo ideale, sia lui che lei hanno un lavoro stabile con degli stipendi dignitosi. Lei è sicura al 100% che potrà andare in maternità senza subire mobbing e ritrovando il suo posto di lavoro al rientro. Entrambi vivono una bella relazione, entrambi desiderano avere dei figli ed entrambi sono apparentemente in buona salute: nessuna malattia da segnalare. Mi rendo conto che il quadro descritto è alquanto irreale, ma facciamo finta per un momento che invece sia un'ipotesi possibile. A questo punto cosa fanno? Quello che fanno tutte le coppie del mondo: smettono di utilizzare precauzioni, calcolano più o meno i giorni fertili al mese, e si danno da fare.

Qui iniziano le prime difficoltà mediche: una coppia su cinque dopo un anno di rapporti sessuali non protetti non ha ancora ottenuto una gravidanza; secondo la definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è quindi sterile. Le terapie si concentrano per il 90-95% sulle donne: ma in realtà le cause sono equamente distribuite tra i due generi - circa un terzo delle coppie risulta infertile per problemi maschili, un terzo per problemi femminili e un terzo per cause combinate. Se le difficoltà femminili da tempo sono oggetto di studi, preoccupa invece il crescente tasso di infertilità maschile che si sta verificando in tutti i Paesi industrializzati. Secondo la fonte sopra citata, una delle possibili concause – oltre allo stile di vita – è l'inquinamento in cui siamo immersi. Possibile e non certa perché, nonostante gli esperimenti portati avanti in laboratorio su cavie animali è impossibile riprodurre il cocktail di centinaia, migliaia di sostanze inquinanti in cui siamo immersi nella nostro quotidiano. 

Cosa succede quindi? Se una coppia vuole avere figli ma non riesce le strade sono potenzialmente tre, tutte impegnative dal punto di vista emotivo: l'affidamento; l'adozione; la Procreazione Medica Assistita.

Tutti questi percorsi durano anni: sai quando inizi e non sai quando finirai né quale sarà l'esito. Per chi decide per la PMA, c'è il calvario di capire a chi rivolgersi, dove andare, come fare, quanto costa. Nelle strutture pubbliche spesso sei solo un numero tra i tanti, e ancora oggi una delle migliori opzioni è rivolgersi a strutture private (ovviamente se te lo puoi permettere) – dove almeno sei seguito da una sola persona, che è chiamata a rispondere del proprio operato. Ma tra una cosa e l'altra si perde tempo, gli anni passano e la possibilità di avere una gravidanza diminuiscono.Ci sarebbe poi da discutere sui presunti rischi: sembra che i bambini nati con la PMA abbiano maggiori probabilità di sviluppare tumori ma i pareri sono discordanti (si veda l'articolo della Fondazione Veronesi e quello pubblicato dal quotidiano L'Avvenire– non lasciatevi ingannare dalle fonti, entrambi riportano ricerche realizzate da medici).

Ma facciamo finta – per proseguire con la nostra coppia felice – che invece a loro vada tutto bene. Nel giro di sei mesi (tempo medio per una coppia sana di restare incinta) sono in dolce attesa. A questo punto parte un altro terno al lotto: l'aborto spontaneo è un evento frequente, che riguarda una gravidanza su 5 e che avviene nella maggior parte dei casi nelle prime 8-10 settimane. Al di là di situazioni specifiche, nella maggior parte dei casi non è possibile prevenirlo: succede e basta, molto spesso è dovuto ad anomalie cromosomiche [Fonte: approfondimento sito Ciaolapo Onlus – tutela della gravidanza e della salute perinatale]. Ci sono poi anche tutti gli altri casi, meno frequenti ma più devastanti – sia a livello fisico che emotivo: aborti spontanei dopo le 10 settimane; casi di morte endouterina fetale; parti pretermine; bambini che perdono la vita nel parto, nel post parto o nell’infanzia. Per i genitori sono esperienze terribili, a prescindere dal momento in cui è avvenuta la perdita. Certo, a livello scientifico una gravidanza nelle prime settimane non è ancora una vita, solo un ammasso di cellule conpotenzialitàdi vita. Ma questo non cambia di una virgola l'amore dei genitori. Eppure a livello sociale non si parla di tutte queste difficoltà; non c'è modo di elaborare il proprio lutto né di trovare un supporto quando si è alla ricerca di figli che non arrivano. A livello emotivo è difficile da mandare giù. Il sistema pubblico per vari motivi non se ne occupa: da qui, il fiorire di iniziative da parte delle tante associazioni del privato sociale. Grazie a loro, questi genitori hanno un sostegno a cui rivolgersi in uno dei momenti più duri che possano capitare nella vita di una coppia.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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