Europei di calcio, quando gioca la geopolitica

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Foto: Gazzetta.it

La quindicesima edizione degli Europei di calcio inizia oggi alle ore 21 allo Stadio Saint-Denis di Parigi. In Italia, un Paese dove oltre tre quarti delle persone seguono assiduamente gli eventi sportivi internazionali, questa volta prevale il disinteresse. D’altra parte quella che andrà in campo è unanimemente considerata una delle nazionali italiane più deboli di sempre, almeno sulla carta. Eppure, anche se ci si aspetta poco dalla nostra selezione, molte delle partite che si giocheranno in questa competizione nascondono delle storie epiche. In questo articolo ne presentiamo alcune.

Va detto, in apertura, che gli Europei di calcio sono una fucina di vicende dal risvolto geopolitico. Per dire: nelle prime otto edizioni, ben sette volte è arrivata in finale la rappresentativa di uno Stato che oggi non esiste più. Anche adesso basta guardare alla lista delle ventiquattro squadre partecipanti per rendersi conto del peso della geopolitica: ben sei delle nazionali partecipano a questi Europei senza essere parte dell’Unione Europea (Albania, Svizzera, Russia, Ucraina, Turchia e Islanda), nove fino a meno di vent’anni fa non esistevano come Stati indipendenti (Romania, Russia, Slovacchia, Galles, Irlanda del Nord, Polonia, Ucraina, Croazia, Ungheria) e due di loro non lo sono ancora ad oggi (Galles e Irlanda del Nord, che sono parte del Regno Unito). Insomma, gli Europei sono una competizione affascinante, in cui forse più che altrove sport, storia, e politica finiscono per intrecciarsi.

Lo sanno bene in Grecia, la cui nazionale vinse – nella sorpresa generale – gli Europei disputati in Portogallo nel 2004. Fu considerata un’impresa epica, in un momento in cui sembrava che stessero per ritornare gli antichi fasti del Peloponneso: era l’anno dell’Olimpiade, per aggiudicarsi la quale il governo di Atene aveva truccato i conti. In effetti, le origini della crisi ellenica vengono fatte risalire proprio a quell’estate di sbornia collettiva. Quest’anno gli Europei si giocano in Francia, che negli ultimi due anni è stato forse il Paese europeo attraversato dalle più profonde tensioni sociali e politiche. Al centro di una serie di infami attacchi terroristici nel 2015, adesso a solo un anno dalle elezioni politiche Francois Hollande ha un tasso di consenso attorno al 13%, il più basso mai raggiunto da un presidente francese. Nel frattempo, il Front National è uno dei partiti di estrema destra con il più alto consenso elettorale, in un momento in cui la disoccupazione sta crescendo e ci sono numerose proteste contro le politiche migratorie del governo. A questo si sono recentemente aggiunti un’ondata di scioperi selvaggi e, come se non bastasse, un’alluvione. Eppure, nonostante questo scenario desolante, la Francia è considerata per la prima volta in tanti anni la favorita.

Proprio nel girone della Francia si terrà una delle partite più affascinanti del torneo, non tanto per il tasso sportivo, probabilmente questionabile, quanto per gli incroci in campo. La partita di cui stiamo parlando è programmata per sabato 11 giugno nel piccolo comune di Lens, il cui stadio contiene duemila spettatori in più degli abitanti: quel giorno, i sei giocatori della Svizzera di origine albanese-kosovara in campo (Granit Xhaka, Valon Behrami, Blerim Dzemaili, Xherdan Shaqiri, Admir Mehmedi e Shani Tarashaj) giocheranno proprio contro la nazionale albanese. E così Granit Xhaka, ad esempio, giocherà contro suo fratello maggiore Taulant, centrocampista titolare dell’Albania e del Basilea. Dall’altra parte, cinque giocatori albanesi (compreso Taultan Xhaka) giocano attualmente nel campionato svizzero. Il rapporto tra i due Stati risale alle migrazioni dai Balcani verso la Svizzera, che risalgono a prima dell’inizio del conflitto degli anni Novanta. Ancora oggi le comunità albanesi, kosovare e serbe sono tra le più numerose in Svizzera.

Sempre nello stadio di Lens si giocherà anche la partita che preoccupa di più le forze dell’ordine francesi. Si tratta di Inghilterra-Galles, una sorta di derby normanno. Tutto è cominciato nel 1863, quando venne fondata la prima federazione calcistica della storia e del mondo, ossia la Football Association britannica. All’epoca, però, la sua definizione comprendeva solo il calcio inglese: così, dopo dieci anni di incertezza, gli scozzesi decisero di farsi la loro federazione, e pochi anni dopo ancora, fecero lo stesso i gallesi (nel 1876) e gli irlandesi (nel 1880, la cui federazione nel 1921 si divise tra Irlanda e Irlanda del Nord). Nelle scorse settimane alcuni giornali hanno paventato un possibile divieto di vendita di bevande alcoliche in tutta la città il giorno della partita, visto che ci si aspetta una partita di enorme intensità agonistica, dentro e fuori dal campo. Eppure, nonostante fra le due tifoserie ci sia una storica rivalità, alle Olimpiadi di agosto le due nazionali gareggeranno assieme nella squadra del Regno Unito.

La terza partita è a sua volta un derby dal sapore storico, quello del calcio danubiano Ungheria-Austria. Nelle prima metà del Novecento le due nazionali europee erano tra le più forti del mondo; da allora hanno perso praticamente tutta la loro importanza nel calcio e nella politica internazionale. Per ciò la partita è stata definita da alcuniun Winterderby’ sarebbe a dire ‘un derby del declino continentale fra paesi risentiti l’uno verso l’altro Proprio quel declino che l’Abendland, l’Occidente [lett: terra del tramonto] cerca di evitare, rivolgendosi sempre più al proprio interno, alle proprie viscere’.  

E' per storie come queste che, in maniera ancora più marcata rispetto ai Mondiali, gli Europei di calcio rappresentano uno spaccato di storia e cultura. E forse, dopo tutto, queste sfide non saranno solo evocative, ma avranno anche un risvolto agonistico: Winston Churchill diceva degli italiani che perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre. Se le nazionali in campo giocheranno per la storia, forse assisteremo a partite dal sapore epico. 

Lorenzo Piccoli

Sono Lorenzo e scrivo per il portale Unimondo.org dal 2012, più o meno da quando mi sono trasferito a Firenze per iniziare un dottorato di ricerca pagato dal Ministero degli Esteri Italiano presso l'Istituto Universitario Europeo. Sono approdato in Toscana dopo esser cresciuto tra Trento e altre città molto pittoresche: studiando ho trascorso un semestre al Trinity College di Dublino in Irlanda, un altro semestre alla University di Victoria in Canada, e poi lavorando ho vissuto per un anno a Bruxelles in Belgio e per qualche mese a Edimburgo in Scozia. Per il mio dottorato mi occupo di cittadinanza e nazionalismo. Provo a trattare gli stessi temi quando scrivo per Unimondo.  

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