È possibile ridurre le emissioni di gas serra dei trasporti aerei?

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Foto: Www.ch

Il traffico aereo è una delle fonti di gas serra in più rapida crescita. Per questo l’accordo per la riduzione delle emissioni di CO2 dell’aviazione che è stato raggiunto nel 2016 in seno all’International Civil Aviation Organization (ICAO), l’agenzia delle Nazioni Unite che sovrintende allo sviluppo del trasporto aereo internazionale, è particolarmente importante a livello mondiale. Il Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation (CORSIA) è stato concordato in sede ICAO con l’obiettivo di integrare ed allargare una serie di misure che l’industria del trasporto aereo sta già implementando autonomamente per ridurre le emissioni di CO2, attraverso miglioramenti e sviluppi tecnici e operativi per la produzione e l’uso di carburanti alternativi per l'aviazione. Si tratta di un accordo quanto mai urgente e necessario, ma che alla luce dei lenti progressi nel campo della tutela dell’ambiente e della nostra salute è stato definito “storico” dalla stessa ICAO, da numerose istituzioni nazionali e internazionali, dalle organizzazioni del settore aereo e anche da quelle di altre modalità di trasporto.

L’attuazione del programma CORSIA inizierà con una fase pilota dal 2021 al 2023 seguita da una prima fase allargata dal 2024 fino al 2026. Purtroppo la partecipazione ad entrambe le fasi iniziali sarà solo su base volontaria e la successiva fase 2027-2035 dovrebbe vedere la partecipazione di tutti i 191 Stati firmatari del CORSIA con alcune eccezioni, tra cui le nazioni meno sviluppate o che presentano attività di trasporto aereo internazionale molto limitate e che sarebbero quindi eccessivamente penalizzate. Nonostante questa partenza a scoppio ritardato, tipica di molti altri accordi per la salvaguardia del clima, per un ottimista Alexandre de Juniac, direttore generale e amministratore delegato dell’International Air Transport Association (IATA) “Il significato storico di questo accordo non potrà mai essere lodato abbastanza”. CORSIA è, infatti, il primo schema globale che copre un intero settore industriale e “ha trasformato anni di preparazione in una soluzione efficace per consentire alle compagnie aeree di gestire il loro impatto sull’ambiente”. Secondo De Juniac “questo accordo assicura che il contributo economico e sociale del settore aeronautico all’ambiente venga affiancato da iniziative innovative nel campo della sostenibilità”, facendo dell’aviazione “una delle industrie più all’avanguardia nella lotta contro il cambiamento climatico”.

Come tutti gli accordi sul clima è l’unione che fa la forza. Per questo la notizia arrivata a sorpresa ad inizio mese dall’ICAO che la Cina uscirà dall’accordo CORSIA, ha destato non poca preoccupazione tra gli addetti ai lavoro e gli ambientalisti. Pechino di fatto non appare nella lista dei 29 partecipanti alla fase pilota e volontaria del patto destinata a “decollare” tra tre anni. L’adesione del colosso asiatico è fondamentale per costringere tutte le compagnie aeree, anche quelle di bandiera come Air China, a limitare le emissioni o compensarle finanziando progetti ambientali in tutto il mondo. Al momento la Cina vuole però che i suoi progetti nazionali non siano solo ecologicamente sostenibili (come sta dimostrando con il suo processo di de-carbonizzazione), ma anche economicamente sostenibili, per questo prende tempo per valutare il possibile impatto del CORSIA sulle sue finanze. “Nei prossimi mesi l'Europa lavorerà insieme ai suoi partner dell'ICAO per trovare un modo per affrontare le preoccupazioni della Cina, senza compromettere l’integrità ambientale dell’accordo e per tenere a bordo questo importante Paese”, ha spiegato una fonte dell’ICAO. 

Siamo delusi dal fatto che il governo cinese abbia deciso di non partecipare alla fase pilota di CORSIA - ha dichiarato Michael Gill, direttore esecutivo dell’Air Transport Action Group, l’organismo che a livello mondiale riunisce tutti gli operatori del settore dell’aviazione - ma rassicurati dal fatto che l’altro colosso dei voli aerei, senza il quale CORSIA perderebbe l’impatto ambientale sperato, cioè gli Stati Uniti, sono al momento ancora nel patto”. La Federal Aviation Administration a stelle e strisce, infatti, ha dichiarato che “nonostante l’uscita della Cina, Washington continuerà a lavorare all’attuazione di CORSIA”. Si stima che CORSIA costerà alle compagnie aeree tra 1,5 e 6,2 miliardi di dollari già nel 2025 a seconda dei prezzi del carburante, uno sforzo importante, ma non impossibile, che anche altre realtà che rappresentano il  trasporto, come quella degli armatori europei ha salutato con soddisfazione, soprattutto perché l'intesa si basa su misure fondate sul mercato, quindi realizzabili.

“Ci congratuliamo con i nostri colleghi dell’aviazione per questo nuovo traguardo nella riduzione delle emissioni di gas serra da settori dei trasporti a livello globale” ha dichiarato il presidente dell’European Community Shipowners' Associations (ECSA), Niels Smedegaar ricordando che già dal 2013 il settore dei trasporti marittimi ha in atto un regime obbligatorio di riduzione globale di CO2. Anche in questo settore è stato avviata dall’International Maritime Organization (IMO) l'introduzione di un sistema di raccolta globale di dati sulle emissioni di CO2, che sarà pienamente operativo entro la fine di quest’anno, e sarà indispensabile per riuscire a stabilire in tempi brevi obiettivi realistici per una ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 anche nel trasporto via mare. Forse ridurre le emissioni di gas serra non è più un'utopia?

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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