E la luna bussò nel Maghreb

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La “Notte del dubbio” quest’anno si è presentata il 3 giugno, facendo emergere, con la complicità della luna, l’abituale arbitrio con cui viene indicata la data della fine del Ramadan, che lascia spazio a due giorni di festa, l’Aid El Fitr. L'Islam usa il calendario lunare, e il termine del mese del digiuno, sacro al mondo musulmano, termina quando la mezzaluna appare visibile all’occhio attento degli scrutatori del cielo (le Commissione di osservazione delle crescite lunari). Due sono i metodi per calcolare questa data, ma non sempre producono lo stesso risultato. Per coloro che sono a favore dell’applicazione scientifica del calendario lunare, la data esatta è unica e già nota; ma per i seguaci della versione tradizionale, ortodossi di stretta osservanza, e per le famiglie che desiderano vedere brillare di sorpresa gli occhi dei loro figli, essendo l’Aid El Fitr una festa di doni e di abiti nuovi per i più piccoli (come avviene in Occidente in occasione del Natale), sono possibili due date alternative, da verificare di volta in volta.

Secondo l’approccio astronomico, che poggia su una conoscenza anticipata del corpo lunare, l'ultimo giorno del digiuno era stato fisssato per lunedì 3 giugno. Martedì 4 l’inizio della festa. Con il criterio di scrutamento oculare, l’incertezza nella determinazione della data, che si ripropone ogni anno dato che l’occhio umano “vede” o “non vede”, vittima dei dispetti della luna, quest’anno si è accentuata per via di evidenti provocazioni fra i Paesi del Maghreb, in un’ottica di sovranismo “nazional-lunare”, evidenziato dai media locali: “La Tunisia, attraverso la voce del Mufti della Repubblica (interprete ufficiale del diritto canonico musulmano), ha annunciato la data di Aid al-Fitr per mercoledì 5 giugno. Non in Algeria, per la quale la festa della fine del Ramadan è fissata per martedì 4 giugno. Il Marocco, che ha iniziato il mese di Ramadan martedì 7 maggio, non ha ancora fissato la data di Aid al-Fitr: lo farà martedì 4 giugno. Aggiornamento: il Marocco ha annunciato l’Aid al-Fitr per mercoledì 5 giugno. Da parte sua, la Mauritania festeggerà martedì l’Aid el-Fitr, come ha annunciato lunedì il comitato nazionale di osservazione della Luna...”.

La fine del Ramadan quest'anno ha suscitato un grande dibattito.... La Tunisia avrebbe dovuto annunciare un Aid Al Fitr per martedì 4 giugno 2019 ma, contro ogni previsione, il Mufti della Repubblica ha annunciato che il Ramadan finirà questo martedì, e che l’Aid Al Fitr avrà luogo mercoledì 5 giugno 2019. Questa decisione è stata acclamata, non senza accenni di umorismo, dai cittadini tunisini, che ci hanno visto una sorta di vittoria della sovranità nazionale...”. (Fonte: Realité online - 3 giugno 2019)  “In una dichiarazione ufficiale, la Libia ha annunciato che questo martedì, 4 giugno 2019, coincide con il primo giorno di Aid El-Fitr. Ricordiamo che le autorità libiche hanno annunciato, in precedenza, mercoledì 5 giugno 2019 come primo giorno del mese di Chawel (mese successivo al mese Ramadan) e primo giorno di Aid El-Fitr. Secondo lo stesso comunicato, questa decisione è stata presa sulla base di una comunicazione telefonica tra il presidente dell'Alta Corte del Consiglio supremo della magistratura e il Mufti della Repubblica, a un'ora tarda e dopo aver visto la mezzaluna del mese di Chawel...”. (Fonte: Realité online - 3 giugno 2019)

Negli ambienti giornalistici non si sottace che questi “dispetti”, apparentemente innocui, hanno un fondamento di natura politica e che il distinguersi sottintende il lancio di messaggi impliciti, oppure serve a dare un’impressione di forza e determinazione delle istituzioni agli occhi dell’opinione pubblica del proprio Paese. Le differenze e gli screzi fra i cinque Paesi del Maghreb (Libia, Tunisia, Algeria, Mauritania e Marocco) non si sono certo limitati, nel tempo, a intemperanze “ lunatiche”. Le reciproche diffidenze, le diverse “governance” politiche, le ambizioni egemoniche di ognuno dei Paesi, associate a vecchie tensioni quali la disputa fra Algeria e Marocco per la questione del Polisario (Sahara occidentale marocchino) e il decennio nero dell’Algeria, ora integrate da situazioni destabilizzanti più recenti quali la situazione libica e il nuovo terrorismo islamista, hanno fatto sì che si allargassero le difformità più che le assonanze.

Con un’area un quarto più grande di quella dell'Unione Europea, una popolazione di poco più di 100 milioni di abitanti (150 milioni nel 2050), la 23esima posizione nella classifica del PIL mondiale (circa 12000 euro/persona), una manodopera a basso costo alle porte dell’Europa, una popolazione giovane (la gioventù sotto i 15 anni rappresenta oltre il 40%), una cittadinanza istruita, ponte tra l'Africa, l'Asia e l'Europa, “se i cinque paesi del Maghreb si integrassero, ciascuno potrebbe aumentare il proprio PIL almeno del 5%", ha scritto, in un post sull’HuffPost Tunisie, Wadia Ait Hamza, responsabile del “Social Engagement presso le Americhe” del World Economic Forum

L'Unione del Maghreb arabo (UMA) come organizzazione economica e politica formata da Algeria, Libia, Marocco, Tunisia, Mauritania, con sede a Rabat, in Marocco, è stata creata, in realtà, nel 1989, ma di fatto ha sempre avuto poca influenza sulle politiche degli Stati membri. Dal 1994 in poi il Consiglio dei Capi di Stato non si è più riunito e, dopo un tentativo da parte della Tunisia di rianimare l’organizzazione nel 2012, rapidamente abortito per l’opposizione dell’Algeria, l’UMA è rimasta vittima delle varie dispute fra un Paese e l’altro. Rimane la speranza che la mezzaluna torni a essere il simbolo dell’unità, anche se le ultime di cronaca portano alla luce una nuova diatriba, questa volta calcistica, fra Tunisia e Marocco: “Sta destando inevitabilmente grandi polemiche, in Tunisia, la decisione della Caf, la Confederazione africana di calcio, di far rigiocare, fuori dalla Tunisia e in data ancora da definire, la finale di ritorno della Champions League africana, disputata a Tunisi lo scorso 31 maggio e vinta 1-0 dall'EST (Esperance sportive de Tunis), dopo l'1-1 dell'andata contro i marocchini del Wydad-Casablanca, che si erano rifiutati di rientrare in campo, dopo un'ora e mezza di interruzione, per via delle contestazioni sorte dalla decisione dell'arbitro di annullare un gol di Walid El Karti per fuorigioco...”. (Ansamed.it- 6 iugno 2019). 

Per restare nell’ambito della metafora calcistica, una nuova entrata a gamba tesa al buon senso.

Ferruccio Bellicini

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