Divided States of America

Stampa

Donald Trump - Foto: New York Times

Ieri i grandi elettori hanno nominato Donald Trump quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti. Fra un mese il miliardario presterà giuramento ed entrerà formalmente in carica. Poche settimane più tardi, se confermati dal Congresso, giureranno anche i membri dell’amministrazione selezionati dal presidente-eletto per comporre la squadra di governo. Quelli selezionati fino ad ora compongono un quadro piuttosto omogeneo e forniscono un’idea di partenza sulle politiche che Donald Trump intende perseguire come Presidente degli Stati uniti. Chi sono, dunque, gli uomini del presidente-eletto?

Il primo ad essere scelto è Jeff Sessions, 69 anni, destinato al Dipartimento di Giustizia. Tra i primi eletti a schierarsi con il miliardario durante le primarie, Session è un veterano, ex senatore dell’Alabama e candidato a giudice federale, dove tuttavia la sua nomina non fu approvata a causa dei suoi commenti razzisti. In passato, infatti, Sessions aveva dichiarato che «quelli del Ku Klux Klan mi andavano bene fino a quando non ho scoperto che fumavano marijuana». Secondo il Washington Post, Sessions ha ripetutamente sminuito colleghi di colore. Se sarà confermato dal Congresso, guiderà il Dipartimento nel quale democratici si erano impegnati per portare avanti una riforma della polizia, aprendo diverse inchieste federali sui casi di afroamericani uccisi da poliziotti.

Poco dopo aver annunciato la sua scelta per il Dipartimento di Giustizia, Donald Trump ha reso noto che intende nominare due uomini alla guida del suo gabinetto politico: Reince Priebus, 44 anni, già leader del partito Repubblicano, e Stephen Bannon, 63 anni, il fondatore e direttore di Breitbart News. Quest’ultimo è un sito di estrema destra, su cui compaiono titoli quali «I contraccettivi rendono le donne meno attraenti e pazze» o «Bill Kristol: saccheggiatore Repubblicano, ebreo rinnegato». Negli articoli vengono spesso presi di mira immigrati e minoranze. Mentre Priebus guiderà lo staff della Casa Bianca, Bannon sarà il direttore della strategia del presidente.

Trump ha quindi nominato una serie di manager provenienti dal mondo della finanza alla guida dei dipartimenti chiave per l’economia, il commercio e gli affari esteri. Steven Mnuchin, 53 anni, nominato Segretario del Tesero, è stato manager di Goldman Sachs per 17 anni, ma anche imprenditore, investitore di Wall Street e produttore di Hollywood. In passato ha lavorato per George Soros, uno dei più grandi nemici di Trump e tra i principali finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton. Anche al Dipartimento del Commercio è stato nominato un noto investitore. Wilbur Ross, 79 anni, nel 2000  ha fondato una compagnia di investimenti che ha poi venduto nel 2006 per 357milioni di dollari, rimanendone comunque il presidente. Da molti è conosciuto come “il re della bancarotta”, per la sua abilità nel rilevare aziende in crisi con grandi potenzialità e rivenderle ottenendo grandi profitti. Infine, come Segretario di Stato, Trump ha nominato Rex Tillerson, 64 anni, l’amministratore delegato della Exxon Mobil, una delle più grandi compagnie internazionali di olio e gas. Tillerson ha una lunga esperienza nel mondo degli affari internazionali che gli ha permesso di diventare amico personale di Vladimir Putin da cui è stato insignito dell’Ordine dell’Amicizia.

Nei dipartimenti della difesa e degli interni sono stati chiamati invece un veterano e due generali in pensione. Mike Pompeo, 52 anni, diventerà direttore della CIA. Eletto in Congresso nel 2010 durante la rivolta del Tea Party è un critico dell’accordo con l’Iran, di Obamacare e dell’aborto e in passato ha fatto parlare di sé per aver sostenuto che tutti i musulmani sono potenzialmente complici degli attacchi terroristici, oltre che per aver fatto parte dell’inutile commissione sugli attacchi del 2012 a Bengasi che ha interrogato Clinton per due volte. Al Dipartimento della Difesa, invece, è stato nominato un ex generale dei marines. James Mattis, soprannominato “Mad Dog”, 66 anni, ha guidato l’esercito in Iraq e in Afghanistan. Il consigliere per la sicurezza nazionale sarà invece il generale in pensione Michael Flynn, 57 anni, ex direttore della Defense Intelligence Agency dalla quale venne licenziato nel 2010 in circostanze poco chiare. Flynn ha sostenuto che la sua linea dura contro l’Isis non piacesse al precedente inquilino della Casa Bianca e ha consigliato via Twitter il libro del suprematista bianco Mike Cernovich. Secondo il New York Times, pare che Flynn voglia intraprendere una guerra mondiale con i militanti islamici, alleandosi con la Russia di Vladimir Putin, per cui nutre una profonda simpatia.

Ci sono, infine, alcune nomine quantomeno curiose, come ad esempio, quella di Rick Perry, 66 anni, già governatore del Texas e concorrente di Ballando con le stelle. Perry è stato nominato al Dipartimento dell’Energia e la cosa farebbe ridere, se non dovesse far piangere. Perry, infatti, è ricordato soprattutto per la brutta figura fatta nel 2011 durante un dibattito delle primarie Repubblicane, quando propose di eliminare tre dipartimenti governativi da lui ritenuti inutili: quello per il Commercio, per l’Educazione e quello dell’Energia, di cui però non si ricordò il nome. («The third one, I can’t remember it. Sorry. Oops»). Negli ultimi anni Perry è stato molto critico nei confronti del miliardario newyorchese, definendolo «un cancro per il conservatorismo».

Le scelte fatte da Trump fino ad ora sono state nette: il presidente-eletto si comporta come se avesse ottenuto un mandato ampio e univoco. (Non è così, visto che la maggior parte degli elettori negli Stati Uniti hanno votato per Hillary Clinton, con un paese spaccato a metà). Nel complesso, la squadra di governo di Donald Trump è composta quasi esclusivamente da uomini anziani, bianchi, ricchi, filo-russi, molto di destra e convinti che il riscaldamento globale non esista. Insomma, già nelle sue prime scelte Donald Trump va allo scontro con quel pezzo di paese che gli ha votato contro e come scrive Mario del Pero, «nel farlo soddisfa le posizioni non tanto dell’elettorato repubblicano nel suo complesso, quanto di quella parte d’America che lo ha trascinato alla nomination prima e sostenuto nella lunga, difficile campagna elettorale poi». Si tratta di profilo ovviamente poco incoraggiante per chi ha a cuore l’eguaglianza sociale e le politiche ambientali; ma forse anche per coloro che avevano votato per Trump convinti che fosse il candidato anti-sistema, inteso come l’establishment finanziario dei grandi capitali. Oggi il campione del nazionalismo popolare si è circondato di manager e supermiliardari, tanto che la sua amministrazione è di gran lunga la più ricca di sempre. La campagna contro i legami fra Hillary Clinton e Wall Street è già un ricordo lontano.

Lorenzo Piccoli

Sono Lorenzo e scrivo per il portale Unimondo.org dal 2012, più o meno da quando mi sono trasferito a Firenze per iniziare un dottorato di ricerca pagato dal Ministero degli Esteri Italiano presso l'Istituto Universitario Europeo. Sono approdato in Toscana dopo esser cresciuto tra Trento e altre città molto pittoresche: studiando ho trascorso un semestre al Trinity College di Dublino in Irlanda, un altro semestre alla University di Victoria in Canada, e poi lavorando ho vissuto per un anno a Bruxelles in Belgio e per qualche mese a Edimburgo in Scozia. Per il mio dottorato mi occupo di cittadinanza e nazionalismo. Provo a trattare gli stessi temi quando scrivo per Unimondo.  

Ultime notizie

Tessere il filo del mare

18 Settembre 2019
Difendere i fondali del Mediterraneo attraverso un’arte millenaria. (Anna Molinari)

Countdown to extincion

17 Settembre 2019
Dieci anni fa le multinazionali aderenti al “Consumer Goods Forum” (CGF) si erano impegnate a fermare la deforestazione. Secondo Greenpeace non lo hanno fatto! (Alessandro Graziadei)

I dilemmi della lotta per il clima e l’ambiente

16 Settembre 2019
La crisi climatica al centro degli allarmi lanciati da Greta Thunberg marcia parallelamente a una crisi ambientale, anch’essa planetaria, come ci ricordano sempre quelli di Extinction Rebellion, la...

Terra di confine

16 Settembre 2019
Prosegue il mio viaggio nel "cratere" del Centro Italia. (Matthias Canapini)

Leah, la Greta d’Africa che sciopera da otto mesi in Uganda

15 Settembre 2019
C’è una ragazzina combattiva e determinata come Greta anche in Africa. Si chiama Namugerwa Leah, ha 15 anni e vive in Uganda. (Jacopo Storni)