Cina: legge anti-secessione, presto militari Usa a Taiwan

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Il Comitato permanente del Parlamento cinese ha approvato ieri il disegno di legge anti-secessione mirante a fronteggiare i piani indipendentisti di Taiwan e a tener unito il Paese in un eventuale conflitto contro l'isola - annuncia l'agenzia di stampa AsiaNews. I dettagli della legge non sono ancora noti ma secondo alcuni analisti il provvedimento mira a contenere i piani del presidente taiwanese Chen Shuibian, il quale intende adottare una nuova costituzione via referendum nel 2006 e dichiarare l'indipendenza nel 2008. La legge anti-secessione fornirebbe alla Cina le basi legali per usare la forza militare contro l'isola, qualora si dichiarasse indipendente. Dopo aver lodato la proposta di legge come "estremamente necessaria", il Comitato del Parlamento cinese ha deciso all'unanimità di sottoporla, il prossimo marzo, a tutto il Parlamento.

Intanto in un documento governativo sulla politica di difesa rilasciato ieri, il consiglio di Stato cinese ha rivelato che userà la forza per impedire a Taiwan il cammino verso l'indipendenza, descrivendo l'attuale situazione fra i due paesi "torva" e in "fase di deterioramento". Il documento sottolinea che la "crescita viziosa" dei movimenti per l'indipendenza di Taiwan è al primo posto fra i problemi che riguardano la sicurezza nazionale. Le crescenti attività dei separatisti sono la minaccia più seria per la sovranità cinese e l'integrità del territorio.

In risposta gli Stati Uniti hanno deciso di inviare militari a Taiwan. Sarebbe la prima volta dal 1979 e il provvedimento intende rafforzare i legami militari tra Washington e Taipei in senso anticinese: gli Usa sono infatti "preoccupati delle crescenti ambizioni militari di Pechino nella regione dell'Asia-Pacifico" - riporta il settimanale di strategia militare Janes Defence weekly. Nel 2002 il Congresso americano aveva approvato un disegno di legge che permetteva l'invio di militari a Taiwan se "nell'interesse nazionale degli Stati Uniti". La decisone degli Usa rischia di irritare la Cina e rendere incandescente la situazione nello Stretto, già compromessa dalle ultime provocazioni del presidente taiwanese Chen Shuibian; tra queste la proposta, non approvata, di stanziare un budget speciale di circa 18,3 miliardi di dollari per potenziare gli armamenti nazionali.

Intanto ieri Cina e Russia hanno deciso di avviare manovre militari congiunte sul terrirorio cinese a partire dal prossimo anno. "Si tratta di un evento senza precedenti, che coinvolgerà le forze di mare e di cielo di entrambi i paesi" - ha dichiarato il ministro della Difesa russo, Sergei Ivanov, all'agenzia Interfax. Ivanov ha detto che alle esercitazioni, che dovrebbero tenersi nella seconda metà del 2005, prenderanno parte anche i sottomarini ed eventualmente anche bombardieri.

Nelle scorse settimane, in risposta all'ordine dato dal presidente taiwanese al Kuomintang (il partito d'opposizione filo cinese) di cambiare il suo simbolo perché simile a quello della bandiera cinese, la Cina ha comunicato che se Taiwan "continua a premere per l'indipendenza, il conflitto armato sarà inevitabile". Secondo un recente sondaggio, il 70% dei taiwanesi considera il proprio paese una nazione sovrana e indipendente e vede favorevolmente l'indipendenza dalla Cina. Più del 60% degli intervistati appoggia la controversa proposta del presidente Chen Shui-bian di indire un referendum per dichiarare la sovranità dell'isola e quindi la sua indipendenza mentre solo il 23% degli interpellati si oppone a questa proposta. [GB]

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