Chiapas: il primo festival di cinema zapatista

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Foto: Facebook.com

Oventik, in Chiapas, lo stato del sudest messicano teatro della rivolta zapatista, é uno dei cinque caracoles in cui é suddiviso il territorio secondo l’ordinamento autonomo, parallelo al governo ufficiale, stabilito e completamente autogestito dagli zapatisti. Tante cose sono cambiate dal 1994, l’anno dell’insurrezione che ha permesso a tante comunità indigene di emanciparsi da una situazione di sfruttamento, razzismo e invisibilità, e di costruire la propria autonomia a partire dal basso, ma gli zapatisti sono sempre lì e continuano il loro lavoro quotidiano.

Dal 1 al 10 di novembre si é tenuto a Ovenitk il primo festival di cinema zapatista, Puy Ta Cuxlejaltic (Caracol della nostra vita, tradotto dallo tzotzil). “Non c’é il tappeto rosso, né feste esclusive o flash. Nessuno chiede selfie agli attori e ai registi, perché nessuno li riconosce. Nel primo festival di cinema zapatista, più che glamour ci sono emozioni che si concentrano di fronte allo schermo”. Queste parole illustrano perfettamente il clima dell’evento, con migliaia di persone provenienti dalle comunità circostanti il caracol accorse con la possibilità di vedere 80 tra film, cortometraggi e documentari per adulti e bambini, molti dei quali non avevano mai messo piede in una sala cinematografica. Queste non sono vere e proprie sale con dolby surround e 3D, certo c’è una sala, il “Multicinema infantile Emiliano Zapata”, che riporta la dicitura 3D, ma perché è talmente grande che sono stati installati tre schermi, per permettere a tutto il pubblico di seguire le pellicole. Un grande auditorium per duemila persone con il tetto di lamiera, il pavimento di cemento e panche di legno é dedicato alla Comandanta Ramona, una delle figure emblematiche della comandancia dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) morta di cancro nel 2006. Vi è poi il Pie-Cinema Maya, all’aria aperta, installato nelle vicinanze del campo di basket. 

Le cronache dell’evento parlano di una specie di maratona cinematografica, una serie di film che si succedono ininterrottamente senza intervalli, presentazioni e omaggi ad attori e registi. Il pubblico resta seduto ordinatamente, non sempre si sa se le pellicole siano apprezzate o meno, ma sono poche le persone escono dalla sala nel mezzo di una proiezione, per rispetto all’opera che si sta mostrando. Ci sono momenti di assoluta e condivisa partecipazione, nelle scene divertenti o in quelle drammatiche, tra risa e pianti. Oltre alle basi di appoggio zapatiste ci sono invitati esterni, soprattutto persone che a vario titolo hanno a che fare con il mondo del cinema. Arrivano per contro proprio, hanno provveduto alle spese di viaggio di tasca propria, e al caracol ciascuno viene accolto con solennità da una delegazione di cinque bambine che conducono l’invitato in case o spazi che gli abitanti locali hanno ceduto o approntato apposta per loro. C’é un’altra commissione, composta da donne adulte, che vigila la sicurezza di ogni stanza e resta a disposizione per qualunque necessità. Cibo e bevande sono gratuite, preparate per gli ospiti dalle famiglie zapatiste. 

Tra le opere presentate c’è Roma, di Alfonso Cuarón, vincitrice del Leone d’Oro a Venezia, in anteprima messicana assoluta. Ma ci sono anche opere prodotte da collettivi locali di giovani, documentari come quelli degli zapatisti Tercios Compas, e cortometraggi indipendenti: opere che non arriveranno mai sui grandi schermi dei circuiti commerciali. Ci sono anche premi e riconoscimenti a cineasti, attori e attrici. Un premio nella categoria registi va a Gael García Bernal, il noto attore-regista messicano protagonista dei “Diari della motocicletta” e di molte altre pellicole, il quale dichiara che quello ricevuto a Oventik è uno dei riconoscimenti più graditi della sua lunga carriera, ed esprime la sua gioia per avere la possibilità di essere in quel luogo a condividere utopie.

Ancora una volta gli zapatisti ci insegnano a sognare, a pensare che il cinema e l’arte in generale sono strumenti per guardare la realtà e rifletterla criticamente, non meri beni di consumo a cui ci si deve in qualche modo piegare. E gli zapatisti non si piegano, a questa ed altre imposizioni, nella loro utopia quotidiana che è una realtà concreta da ormai quasi 25 anni. 

Michela Giovannini

Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.

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