Botswana: la lotta dei Boscimani e il muro di ferro

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I Boscimani Gana e Gwi stanno lottando in ogni modo per la loro sopravvivenza. Da Londra è partita la campagna in difesa dei diritti dei Boscimani con la testimonianza diretta dei loro portavoce Roy Sesana e Jumanda Gakelebone, ospiti di Survival International per raccontare al pubblico la storia della loro deportazione e della loro disperata battaglia per ritornare nella terra degli antenati: "Gli antenati non hanno nessun legame con noi situati nei campi di reinsediamento". Nel frattempo, con l'aiuto della sezione americana di Amnesty International, i Boscimani stanno percorrendo gli Stati Uniti da costa a costa per sensibilizzare l'opinione pubblica del paese, che rappresenta il mercato più importante per i diamanti del Botswana. Di fatto dopo la scoperta dei giacimenti di diamanti il governo del Botswana ha brutalmente sfrattato i Boscimani dalle loro case, gli ha tolto l'acqua e gli proibisce di procurarsi il cibo secondo la loro cultura: cacciando e raccogliendo i frutti della terra. Nei campi in cui sono stati deportati, i Boscimani dipendono dalle razioni di cibo del governo e molti, per disperazione, hanno cominciato a darsi all'alcol.

Il processo in corso presso l'Alta Corte del Botswana è stato nuovamente sospeso per aggiornamenti e riprenderà il 3 novembre prossimo. Il timore di perdere il processo ha portato il governo del Botswana a dichiarare che se Boscimani vinceranno, 'cambierà la legge o emenderà la costituzione pur di averla vinta'. I 248 Boscimani chiedono alla corte di riconoscere l'illegalità e l'incostituzionalità della decisione del governo non solo per quanto riguarda lo sfratto ma anche per quanto concerne l'interruzione dei rifornimenti d'acqua e la proibizione della caccia di sussistenza. Il processo è iniziato il 4 luglio scorso con una ispezione in loco nei campi di reinsediamento in cui i Boscimani sono stati "deportati" e nelle comunità in cui, all'interno della Central Kalahari Game Reserve, circa 200 Boscimani sono riusciti a tornare nonostante l'opposizione delle autorità. Con la pubblicazione delle mappe confrontate dal 1999 al 2002, Survival International ha denunciato il governo del Botswana per il notevole ampliamento delle concessioni e in particolare per la società "Kalahari Diamonds Limited", fondata per iniziativa della BHP Billiton e parzialmente di sua proprietà ha ricevuto un finanziamento di 2 milioni di dollari da parte dell'Istituto Finanziario Internazionale (IFI) per effettuare prospezioni diamantifere all'interno della Central Kalahari Game Reserv (CKGR). Tra le altre compagnie compaiono la Debswana, società mineraria per il 50% di proprietà del governo del Botswana e per il restante 50% appartenente al gruppo De Beers, la BHT Billiton World Exploration inc. e Motapa Diamonds inc.

Ma in Botswana si sta consumando un'altra ingiustizia che è costituita da un muro fatto di filo spinato e cavi elettrici che isola i villaggi dalle fonti d'acqua e impedisce a migliaia di animali di migrare. Più di cinquecento i chilometri di rete d'acciaio elettrificata che dividono i territori verdeggianti del Delta dell'Okawango, costruiti dal governo a partire dagli anni cinquanta per assicurare agli allevatori la sicurezza delle mandrie dai predatori al pascolo in aree selvagge, fattore fondamentale perché l'allevamento potesse diventare una fonte commerciale rilevante per l'economia del paese. I delicati ecosistemi e la biodiversità di quest'area sono stati modificati irreparabilmente, migliaia di animali sono morti nel vano tentativo si saltare le recinzioni o di aggirarle, interi villaggi delle comunità San e Herero (si parla di quasi 40.000 persone) sono stati privati delle loro fonti d'acqua tradizionali o dei territori nei quali erano soliti cacciare o allevare il bestiame. La barriera verrà ampliata di alcune centinaia di chilometri grazie a un finanziamento europeo per lo sviluppo di 34 milioni di euro, giustificato dal fatto che il Botswana sia tra i maggiori esportatori di carne di manzo in Europa.

A quello commerciale si aggiunge anche l'obiettivo di fermare il flusso di immigrati clandestini che arrivano in Botswana spinti dal miraggio del benessere diffuso che caratterizza i due milioni d'abitanti del paese. Si calcola che oltre trentamila migranti sono stati rimpatriati nello scorso anno, che siano circa cinquecento le persone che quotidianamente tentano di introdursi illegalmente nel paese spinti dalla fame e dalla disperazione. Una tesi che però viene smentita dal portavoce del governo per gli affari esteri Clifford Maribe che precisa che nonostante il Botswana sia il "gioiello economico dell'Africa" non ci sono risorse disponibili per garantire assistenza ai numerosi immigrati che tentano quotidianamente di introdursi nel paese. Questo per l'alto tasso di malati sieropositivi tra la popolazione (uno su tre, tra i tassi più alti di tutta l'Africa) che assorbono, tra cure e prevenzione, gli ingenti ricavi che provengono dall'esportazione di carne e dal traffico di diamanti. L'affermazione di un portavoce del Presidente del Botswana che "punire corporalmente i clandestini è giustificato", è significativa rispetto all'atteggiamento scelto dal governo per contenere il fenomeno migratorio. [AT]

Altre fonti: Peace Reporter, Associazione per i popoli minacciati

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