Basta container alla bidonville di Marco

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«Noi dobbiamo dire che il campo di Marco è una vergogna. 14 profughi per container sono una vergogna che abbiamo tollerato oltre il limite». Sono queste le dure parole che Vincenzo Passerini, presidente del CNCA del Trentino Alto Adige, ha espresso nel suo intervento durante la serata promossa dal neo costituito “Osservatorio campo di Marco”, un coordinamento di associazioni e singoli impegnati nel monitoraggio delle condizioni del campo d’accoglienza e in attività di inclusione sociale a supporto dei richiedenti asilo.  ha voluto ribadire Passerini, aggiungendo che solo dopo le proteste dei richiedenti asilo e le pressioni della società civile sulle istituzioni provinciali si sono visti dei piccoli cambiamenti. Pochi giorni fa sono state trasferite 49 persone e nelle prossime settimane dovrebbero iniziare delle migliorie del campo, dei ritocchi che difficilmente saranno sufficienti se non verrà ripensata radicalmente la natura stessa del campo. «I container sono dei luoghi per un’emergenza, possono essere utilizzati per poche settimane ma è inaccettabile che le persone siano tenute per anni nei container, bisogna trovare un’alternativa immediata».

Il campo Pinera di Marco gestito dalla Croce Rossa rappresenta sicuramente il punto più basso del sistema di accoglienza trentino, un luogo di concentramento delle persone scandalosamente tollerato, a cui tutti, istituzioni e cooperative impegnate nell’accoglienza, ci hanno fatto purtroppo l’abitudine. Il campo, oltre a evidenti problemi di sovraffollamento [1], ha gravi carenze strutturali: è assente una lavanderia, il numero di bagni e docce è insufficiente, l’acqua calda scarseggia. Durante l’iniziativa dell’Osservatorio sono state lette due lettere. La prima è frutto di una elaborazione comune e riporta le richieste dei richiedenti asilo e dell’Osservatorio, mentre la seconda è una intensa testimonianza di un richiedente asilo ospite al campo. Infine, le persone e le associazioni che aderiscono all’Osservatorio hanno affermato che continueranno a monitorare se ci saranno i miglioramenti promessi e a verificare le azioni messe in atto dalle istituzioni competenti, pronte a nuove iniziative di pressione.

Le richieste 

I “richiedenti protezione internazionale” che sono ospitati al campo di Marco esprimono gratitudine per l’accoglienza in Trentino e nella città di Rovereto e fanno il possibile per essere coinvolti nelle attività della comunità. Molti sono impegnati in progetti di volontariato, nella cura del verde cittadino, nell’assistenza agli anziani, con gli operai del Comune e le squadre del "Progettone". Hanno costruito 18 scarpiere, 20 panche e 6 tavoli col legname donato da un privato. Hanno partecipato alla costruzione di una casetta per i profughi di Rosarno.  Molti dei residenti al campo hanno iniziato attività formative e lavorative sul territorio. Per questo auspichiamo che da parte dell’Amministrazione provinciale, dell’amministrazione del Comune di Rovereto, di Cinformi e della Croce Rossa si dia l’adeguata importanza alla continuazione e al potenziamento delle attività formative, lavorative e di volontariato volte al processo di integrazione, in modo che possa esserci un meccanismo virtuoso che coinvolga il numero più alto possibile di residenti al campo. L’Osservatorio campo di Marco auspica inoltre un maggior coinvolgimento delle associazioni del territorio per aumentare le occasioni di socialità e di relazione con i cittadini. È evidente però che nessun percorso di inclusione è possibile se le condizione di vita non sono dignitose. In merito alle condizioni di vita al campo di Marco, visti gli alti numeri di presenza di persone che vi sono ospitate anche da un anno e mezzo, i problemi sono diventati molto pesanti. Il tempo di permanenza prolungato e le condizioni di permanenza richiedono interventi urgenti.

Presa consapevolezza di questa situazione abbiamo provato ad identificare alcuni ambiti sui quali ci preme attirare l’attenzione per poter arrivare in tempi rapidi ad una più vivibile situazione all’interno del Campo:

 Nell’attesa che i richiedenti asilo possano essere alloggiati in nuovi spazi abitativi a Rovereto e dintorni sono necessarie nuove strutture all’interno del campo per ridurre il numero di persone che abitano i container e permettere riposo e studio a chi sta svolgendo percorsi scolastici e/o lavora con il volontariato e il servizio civile.

 È necessario pensare a un nuovo spazio apposito per la degenza e la cura dei malati in modo da dare loro sistemazioni confortevoli ed evitare la diffusione di malattie facilitata dal sovraffollamento.

 È necessario potenziare e migliorare le attività formative e di avvicinamento al lavoro per far crescere le persone accolte, in modo che possano imparare l’italiano nell’incontro con il territorio. Questo naturalmente sarà possibile se vi sarà una maggiore disponibilità da parte del volontariato e dell’associazionismo locale.

 Chiediamo siano rese chiare quali sono le modalità di accesso al campo di Marco alle persone ed alle associazioni esterne alla struttura.

 È necessario che i residenti del campo abbiano a disposizione una lavanderia che consenta loro di lavare e asciugare i propri vestiti anche in inverno. È parimenti importante che abbiano a disposizione servizi igienici adeguati e l’acqua calda necessaria all’igiene personale. Croce Rossa si è già impegnata in questo senso e auspichiamo che possa provvedere il prima possibile.

La testimonianza di un richiedente asilo

Ho ventiquattro anni, sono arrivato in Trentino agli inizi del 2017. Dopo un mese a Trento sono stato trasferito al campo di Marco dove vivo tutt’ora. Vado a scuola e faccio volontariato. La scuola, io e gli altri del campo che la frequentiamo la paghiamo con il nostro pocket money. Vorrei dirvi cosa penso della situazione in cui mi trovo e quali sono le mie speranze. Immaginate qualcuno che ha lasciato il suo paese a causa delle difficoltà, rischiando la sua vita per attraversare il mare, che viene in Italia e trova altri ostacoli che non gli consentono di iniziare una nuova vita. Allora dove andiamo noi in questo mondo? Ho un consiglio da darvi: lavoriamo insieme per sostenere il coraggio là dove c’è la paura, per incoraggiare il negoziato là dove c’è il conflitto e dare speranza là dove regna la disperazione.

Io penso sempre al futuro, a cosa farò, a cosa sarò. Per un lavoro che mi realizzi, ciò che è sempre nei miei pensieri, scalerei qualsiasi montagna. Avere un lavoro aiuta a tenere la testa alta, tutti lavorano per guadagnare di che vivere. Certo è difficile trovare un lavoro senza relazioni né competenze. Per questo vado a scuola e faccio volontariato. Talvolta hai bisogno di aiutare per poterti integrare e hai bisogno di essere amato per aver stima di te stesso. Non ho bisogno di lussi per sentirmi soddisfatto, soltanto del lavoro che sogno di fare, quest’idea mi dà speranza. Che importa il sudore se serve a comprendere che io esisto in questo mondo effimero? Non ho bisogno di gloria, nessuna gelosia, tutto è possibile per il mio spirito libero. Con il lavoro l’uomo diventa il miele dell’ape. Spero di andare in un appartamento, ma anche che le cose vadano meglio qui al campo per tutti quelli che ci vivano. A proposito dell’emigrazione, io direi che non è cominciata con noi e neppure finirà con noi. Ogni uomo è lo straniero di qualcun’altro, non dimentichiamolo mai. La molteplicità per me è l’identità di oggi. Un italiano può guadagnarsi da vivere in America, un africano può farlo in Europa ed un americano in Africa. Perché allora dicono che non dovremmo essere qui?

Possiamo essere arrivati per tanti motivi, ma ormai siamo qui per dividere con voi il bene e il male che vi trovate a vivere. Bisogna quindi imparare a vivere insieme, bisogna combattere il razzismo, perché una persona razzista è nello stesso tempo un pericolo per gli altri e una vittima di sé stesso. «Immagina che tutti vivano in pace, puoi dire che sono un sognatore ma non sono il solo» cantava John Lennon. Spero ci uniremo anche noi un giorno, che il mondo diventi uno solo, una fratellanza di uomini che possa condividere il mondo intero.

Stefano Bleggi da Meltingpot.org

Note

[1] "La superficie dei container è di mq 41,44. Con dentro i letti e gli arredi restano 9,80 mq calpestabili, cioè mq 0,7 per persona - estratto della lettera di Passerini al vescovo Tisi.

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