Australia: proteste dei profughi nei centri di detenzione

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Proteste a Nauru da Meltingpot

Alcuni reclusi nel centro di detenzione per richiedenti asilo della piccola isola-Stato di Nauru (Pacifico meridionale) si sono cuciti le labbra e hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il mancato riconoscimento del diritto di asilo. Anche nel campo di Port Hedland, in Australia occidentale si sta svolgendo uno sciopero della fame da parte di una ventina di immigrati, tra cui un adolescente, detenuti nel reparto isolamento dopo una rivolta, all'inizio del mese, contro le restrizioni ai permessi di visita stroncata a colpi di lacrimogeni e manganello dalla polizia.

I richiedenti asilo dell'isola di Nauru hanno indirizzato un appello a tutte le organizzazioni umanitarie che si occupano di immigrazione e a tutte le organizzazioni per i diritti umani affinchè sia prestata attenzione alla loro drammatica situazione. Attualmente a Nauru sono trattenute 280 persone, tra cui 93 bambini: sono i sopravvissuti dei 1180 passeggeri del battello "Tampa", che nell'estate 2001 furono lasciati per settimane nelle acque dell'oceano Pacifico impedendo loro di attraccare sulla costa australiana.

La legge australiana prevede che le migliaia di clandestini che approdano sulle coste del Paese (in prevalenza afgani, iraniani e iracheni) vengano rinchiusi in centri di raccolta per il periodo necessario a istruire una pratica che porterà alla concessione dell'asilo o alla loro espulsione. Di fatto i "richiedenti asilo" attendono anche 3 o 4 anni prima di vedere espletata la loro pratica e, nel frattempo, sono costretti a vivere in centri di detenzione in zone sperdute, dalle quali è proibito fuggire. Il centro più tristemente noto era quello di Woomera, oggi chiuso, dove si sono tenuti diversi scioperi della fame e varie forme di contestazione contro le pessime condizioni in cui erano costretti a vivere i profughi. Il Governo di Camberra era giunto nel novembre scorso a cancellare migliaia di isole dai confini nazionali, nel tentativo di ostacolare nuovi arrivi di immigrati clandestini. [RB]

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