Anticorruzione e acquisti verdi della pubblica amministrazione

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Foto: Cittanuova.it

Il Green public procurement, cioè gli acquisti verdi della Pubblica amministrazione, sono le fondamenta per la green economy. In Italia oggi gli acquisti della PA corrispondono a circa il 17% del Pil pari a 285 milioni di euro che dovrebbero essere anche “acquisti verdi” visto che ormai il GPP è obbligatorio (vedi art. 34 del codice del contratti pubblici D.Lgs 50/2016 e s.m.i.). L’Europa ogni anno ne spende invece circa 1800 miliardi, pari al 15% del Pil. Per il nostro Paese potrebbe essere una grande occasione sostenibile, anche perché l’Italia è sempre stata in prima fila (in Europa) a livello normativo: già nel 2003 si legiferava (DM203) sul tema, per poi passare al 2008 con il Piano d’azione nazionale sul Gpp e infine introducendo nel 2015 l’obbligo di inserire criteri minimi di sostenibilità negli appalti.

Lo scorso anno c’è stato il Decreto correttivo al Codice degli appalti pubblici (d.lgs. 19 aprile 2017, n. 56) che affida all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) il ruolo di soggetto deputato a monitorare l’applicazione dei Criteri ambientali minimi (CAM). E infine il 19 marzo di quest’anno c’è stata la firma al protocollo d’intesa fra l’Anac e il ministero dell’ambiente «per rinnovare la collaborazione finalizzata a dare piena attuazione alle norme in materia di sostenibilità ambientale degli acquisti delle Pubbliche amministrazioni, contenute nel nuovo Codice degli appalti» si legge in una nota del Ministero.

In cosa consiste?

Il Protocollo d’intesa si sviluppa in tre aspetti: la realizzazione innanzitutto di iniziative formative per i funzionari della Pubblica amministrazione; il monitoraggio e la vigilanza sull’applicazione dei criteri ambientali minimi (Cam) adottati ai sensi del Piano d’azione nazionale sugli acquisti verdi della Pubblica amministrazione (Gpp); la condivisione di linee guida per tutti gli uffici della PA (ad es. bandi e capitolati o atti simili).

«Grazie a tale collaborazione sarà possibile garantire un’uniforme e corretta applicazione delle indicazioni contenute nel nuovo Codice degli appalti pubblici – si legge nella nota del Ministero – sull’obbligo di applicazione dei Criteri ambientali minimi che puntano ad obiettivi di sostenibilità in seno alla Pa, quali: l’efficienza nell’uso dei materiali e dell’energia, e quindi al contenimento dell’emissioni dei gas serra; la riduzione dei rifiuti prodotti e la massimizzazione del riutilizzo dei materiali riciclati; la riduzione dell’uso di sostanze pericolose; la promozione dell’innovazione tecnologica con il conseguente miglioramento della competitività delle imprese italiane; la razionalizzazione della spesa pubblica in una logica che tiene conto non solo del prezzo di acquisto dei diversi beni o servizi, ma del costo dell’intero ciclo di vita, che comprenda anche i costi sostenuti dovuti all’uso dei prodotti, i costi per il loro smaltimento a fine vita e costi dovuti agli effetti sull’ambiente (le cosiddette esternalità ambientali)».

Secondo i dati Anac (relativi al 2016) il valore complessivo degli appalti di importo pari o superiore a 40.000 euro si è attestato attorno ai 111,5 miliardi di euro. Questi acquisti ad oggi dovrebbero essere tutti “verdi”. Per questo la pubblica amministrazione può davvero influenzare direttamente l’offerta, incanalando addirittura la produzione di beni e servizi sostenibili e rendendo più green le scelte dei consumatori. Questa è l’unica strada per svoltare sul serio e mettere in pratica in modo concreto la Laudato si’ di Papa Francesco.

Lorenzo Russo da Cittanuova.it

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