America Latina: storica svolta a sinistra anche a Montevideo

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Festeggiamenti a Montevideo - da Indymedia

Le presidenziali in Uruguay hanno visto la "storica" vittoria di Tabaré Ram㳀n Vázquez Rosas, primo presidente di sinistra in oltre 170 anni di storia dell'Uruguay indipendente, a capo della coalizione 'Encuentro Progresista-Frente Amplio-Nueva Mayor㭀a' (EP-FA-NM). La coalizione è composta da ex-esponenti democristiani fino a Pepe Mujica, ex-guerrigliero Tupamaro. Tabaré Vázquez e il suo 'Fronte ampio' hanno ottenuto il 50,69 % dei voti scrutinati; al secondo posto Jorge Larra㱀aga del Partido Nacional ( già 'Blanco') con il 34,06 seguito da Guillermo Stirling del Partido Colorado con il 10,32, la sua peggiore prestazione di tutti i tempi. Il 2,53% delle preferenze è andato a formazioni politiche minori. La coalizione di sinistra ha anche ottenuto 16 senatori su 30, mentre al Blanco ne sono assegnati 11 e 3 al Colorado, ed ha ottenuto la maggioranza dei 99 seggi della Camera. Alle elezioni ha partecipato il 93% degli aventi diritto, facendo registrare la più alta affluenza alle urne nella storia del Paese -riporta l'agenzia Misna. Il nuovo presidente si insedierà solo a marzo, ma ha promesso di avviare il cambiamento subito, ritenendo anche di poter presentare entro un paio di settimane una lista di esponenti del suo governo.

I problemi non mancano: tredici milioni di dollari di debito pubblico - rispetto al quale sono fondamentali i rapporti con il Fondo Monetario Internazionale - e una folla di 850.000 poveri, 100.000 indigenti, 950.000 disoccupati e sei bambini su 10 con necessità vitali insoddisfatte (su una popolazione di poco inferiore ai tre milioni e mezzo). Ma ci sono anche altre questioni importanti - sottolinea in un editoriale l'agenzia Misna - come la gestione delle risorse idriche del Paese. "Un problema enorme vista la silenziosa o comunque mascherata aggressività con cui si stanno muovendo da tempo in gran parte dell'America Latina diverse imprese straniere, soprattutto statunitensi". E' stato infatti approvato, con il 65% di sì, il cosiddetto "Plebiscito del agua", un referendum su emendamenti costituzionali per una gestione 'sostenibile e solidale' del ricco patrimonio idrico uruguayano. Nel testo della legge di riforma tra l'altro si stabilisce: "Le acque di superficie e quelle sotterranee..... costituiscono una risorsa unitaria, subordinata all'interesse generale, che costituisce parte del demanio pubblico statale". E' una modifica che aveva provocato forti reazioni prima ancora di essere approvata; l'azienda privata spagnola Uragua, concessionaria per i servizi idrici a Maldonado, aveva detto infatti che avrebbe rotto il contratto in caso di vittoria del sì. Il voto potrà avrà di sicuro effetti anche nei Paesi vicini.

Passando al Brasile, le maggiori agenzie di stampa internazionali hanno sottolineato la "sconfitta" del Partido dos Trabalhadores (Pt, Partito dei lavoratori) del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. Se è vero che il partito di Lula ha perso i sindaci di due importanti città come San Paolo e Porto Alegre, non va dimenticato che più di 27 milioni di elettori, tra il primo e il secondo turno, hanno indicato con chiarezza che il Pt aveva guadagnato al primo turno 400 sindaci tra cui quelli delle capitali di sei Stati mettendo radici soprattutto in provincia. La perdita del municipio di San Paolo in favore di José Serra del pratito socialdemocratico Psdb (formazione dell'ex-presidente Fernando Henrique Cardoso) viene attribuita tra l'altro alla ricerca da parte del sindaco uscente Martha Suplicy di appoggi elettorali nell'ultradestra. Il Pt ha ceduto invece a sinistra, al socialista ed ex-comunista José Foga㧀a, la municipalità di Porto Alegre, quarta città del Paese e culla del celebre 'World Social Forum', che il Pt governava da 16 anni. Il partito di Lula governerà 18 delle 72 maggiori città brasiliane incluse 9 delle 26 capitali di dipartimento; al suo maggiore antagonista, il Psdb, che al primo turno era sceso da 990 a 859 città, ieri sono andate nel ballottaggio altri 15 municipi, incluse 5 capitali dipartimentali. Comunque nel Paese da tempo si registrano insoddisfazioni su alcuni aspetti della politica interna di Lula e non si esclude che presto, a livello di governo nazionale, possa essere deciso un rimpasto che tenga conto dei segnali misti provenienti dalle elezioni.

In Cile, 6.860.000 elettori su 8.120.000 aventi diritto ( astensione del 14,3 % circa) hanno in sostanza riconfermato la fiducia alla coalizione del presidente Riccardo Lagos, 'Concertaci㳀n por la Democracia', attribuendole, secondo dichiarazioni ufficiose di fonte governativa, almeno 199 sindaci e lasciandone 98 alla destra di 'Alianza'. Sorprendenti le percentuali di preferenze ottenute dal fronte costituito dal Partito Comunista, Partito Umanista e altre formazione extraparlamentari di sinistra: a quanto pare, oltre il 9% per i consiglieri e quasi il 6 per i sindaci, cifre che dovrebbero consentire la conquista di quattro o cinque incarichi di primo cittadino e un possibile ruolo di ago della bilancia nelle presidenziali del 2006. La capitale, Santiago, resta comunque in mano all'opposizione di destra di Joaquin Lavin, sindaco riconfermato.

In Venezuela, il 'Movimiento Quinta Repùblica' partito del presidente Hugo Chavez avrebbe conquistato 20 governatori statali sui 22 in predicato (in tutto gli Stati venezuelani sono 23); resta comunque qualche incertezza in due o tre Stati dove le cifre potrebbero subire all'ultimo momento qualche variazione. Anche qui, i mezzi d'informazione internazionali, hanno subito definito "schiacciante" la vittoria di Chavez e forse tale si rivelerà alla fine, pur dovendo tener conto dell'alta percentuale di astensione calcolata per ora intorno al 55% dei 14.200.000 aventi diritti al voto; ad agosto, per il referendum che confermò Chavez alla presidenza con il 59% di voti favorevoli, avevano votato quasi 10 milioni di elettori.

"E' probabilmente presto per capire quanto il voto uruguayano cambierà i rapporti tra il Sud del continente e gli Stati Uniti" - commenta Manolo Diaz per Lettera 22. Ma certo la vittoria di Tabare Vazquez e della coalizione di Encuentro Progresista-Frente Amplio modifica uno scenario in forte movimento, che già aveva ricevuto diversi scossoni dall'arrivo al potere di Lula in Brasile e di Kirchner in Argentina. I paesi a guida progressista aumentano nell'intera fascia Sud del continente, con una saldatura che, nonostante le differenze, porta dritto anche al Venezuela bolivariano che, tutto sommato, ha visto il contestato e controverso presidente Hugo Chavez vincere con metodi democratici e senza brogli la prova difficile del referendum di quest'estate per la sua riconferma".

L'America Latina non si stanca quindi di sorprendere da un punto di vista politico e sociale. "Un momento molto singolare" - enfatizza in un'intervista esclusiva a Selvas, Raùl Zibechi, giornalista, analista e scrittore. Alla viglia delle elezioni negli Usa, quelle nei paesi latinoamericani manifestano comunque un segnale politico che può opporsi alle ricette del Fondo monetario o alla baldanza di Washington verso il "cortile di casa". [GB]

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