Acqua: un bene prezioso

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Foto: Cittanuova.it

«L’acqua è un diritto umano inalienabile di ogni abitante del pianeta. Eppure il nostro mondo “ricco” ne consuma in abbondanza e senza troppa cura, mentre in altre regioni della Terra la sua carenza la rende preziosa: il 12% della popolazione mondiale non dispone neanche di fonti con criteri minimali di sicurezza». Inoltre, «l’eccesso di acqua e la sua scarsa qualità sono fonte di ulteriore preoccupazione: è proprio l’acqua sporca il vettore delle malattie tra le cause di morte più importanti sul pianeta, soprattutto tra i più poveri, per malattie che possono essere prevenute». È quanto si legge nel 46° Dossier di Caritas italiana dedicato al tema: “Acqua, un bene universale da proteggere”. Il documento, che contiene dati e testimonianze, riporta anche un focus sulla situazione del Nepal, a quattro anni dal terremoto che ha colpito il Paese.

Il momento storico attuale è caratterizzato, forse più di altri in passato, da inondazioni, piogge torrenziali, innalzamento dei mari. L’International Panel for Climate Change ha più volte evidenziato come il comportamento dell’uomo acceleri i cambiamenti climatici con conseguenze a volte difficili da gestire: l’acqua, che è fonte della vita, può diventare ostacolo alla vita stessa.

Questa la situazione a livello mondiale: l’acqua salata, che costituisce più del 97% dell’acqua del pianeta, non si presta all’uso umano. Le risorse idriche globali potrebbero soddisfare i fabbisogni dell’intera popolazione mondiale, tuttavia in vaste zone del pianeta (Africa, Medio Oriente, Asia orientale) c’è una carenza cronica di acqua. Ciò avviene per ragioni legate al clima e alla conformazione dei territori, ma soprattutto a causa di una cattiva gestione della risorsa a livello globale.

Del 2,5% di acqua dolce disponibile sulla superficie terrestre, quasi il 70% «si presenta allo stato solido (ghiaccio delle calotte polari o dei ghiacciai dei rilievi montuosi), quasi il 30% si trova sotto terra e solo il rimanente è rappresentato dalle acque superficiali (laghi, fiumi)», riporta il Dossier evidenziando che essa non è immediatamente fruibile da parte dell’uomo e spesso manca nei Paesi della fascia tropicale arida. Il consumo di acqua ha un ruolo centrale nelle attività dell’uomo: «Negli ultimi decenni i consumi mondiali di acqua sono aumentati di quasi dieci volte: circa il 69% dell’acqua consumata sulla Terra è impiegata per l’uso agricolo, il 19% per l’industria, il 12% per gli usi domestici. In Africa, l’81% dell’acqua disponibile è usata per l’agricoltura, mentre l’Europa utilizza il 21% delle sue risorse per l’uso domestico».

L’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale e, in quanto tale, deve essere garantito. Tuttavia, per una buona parte dell’umanità esso risulta negato. Nei Paesi asiatici, ad esempio, secondo il rapporto sull’acqua delle Nazioni Unite (Unesco, 2019), tre persone su dieci (2,1 miliardi di persone) non hanno normale accesso ad acqua pulita. Circa 277 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e, di queste, 138 milioni vivono nel Sud e Sud-Ovest Asia.

Nel Dossier si parla anche della situazione del Nepal e delle difficoltà per l’approvvigionamento idrico e la gestione dei servizi di igiene, aggravate dal terremoto del 2015. A distanza di quattro anni, la Caritas locale ha completato la costruzione di fontane e sistemi di rifornimento di acqua e ha contribuito alla riattivazione di comunità responsabili della pianificazione, gestione e manutenzione delle strutture idriche costruite nei villaggi.

Quando si parla di “emergenza acqua” si pensa subito a zone dell’Africa e dell’Asia, ma anche l’Europa rischia di essere colpita da questo problema. Nei Paesi europei, infatti, c’è una grande disponibilità e consumo di acqua, ma le fonti di approvvigionamento idrico sono motivo di preoccupazione per almeno metà della popolazione dell’UE. La scarsità idrica, infatti, è un fenomeno che riguarda l’11% della popolazione europea e il 17% del territorio, con una tendenza al peggioramento. Anche qui la disparità nella distribuzione delle acque è dovuta alla geografia, al clima e all’attività umana. Tutti i settori dell’economia utilizzano l’acqua e in questo ambito l’accesso all’acqua dolce è indispensabile, tuttavia occorre sempre chiedersi se il modo in cui viene usata sia sostenibile.

Qual è la situazione dell’Italia? Ci sono risorse sufficienti? «Il nostro Paese – si legge nel Dossier – è favorito dalla geografia e sfavorito dalle abitudini. Il dato positivo è che l’Italia ha una disponibilità di acqua molto elevata (tra le maggiori al mondo); la gestione di questa risorsa preziosa non è sempre attenta, e deve essere migliorata». Infatti, il consumo medio pro capiteal giorno colloca l’Italia «nella categoria dei disattenti, se non “spreconi”». In Italia, periodi di siccità piuttosto lunghi hanno influenzato la disponibilità di acqua e causato irregolarità nel servizio di erogazione. Tale situazione ha creato un clima di poca fiducia nella qualità dell’acqua del rubinetto. Anche se vengono effettuati molti controlli e la qualità dell’acqua è buona, la percezione di insicurezza ha portato molte famiglie a bere acqua in bottiglia, con un conseguente impatto negativo sull’ambiente a causa della quantità di plastica che si produce.

La situazione attuale richiede a tutti – in primis ai governi – uno sforzo sinergico che faccia sì che nessuno “venga lasciato indietro”. «Ripensare a questo tema in termini di “diritto umano” – conclude il report – significa contribuire a liberare il futuro dell’umanità dalle catene della disuguaglianza e dell’ingiustizia oltre che preservare il nostro pianeta dall’impoverimento e dall’esclusione di alcuni. Riconoscere il diritto umano all’acqua implica l’obbligo da parte degli Stati di creare le condizioni necessarie e indispensabili affinché ogni essere umano possa disporre di 50 litri di acqua di qualità sufficiente ogni giorno».

Vittoria Terenzi da Cittanuova.it

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