Acaan, se 10 anni vi sembran pochi

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L'ACAAN viene oggi sottoposto a un'analisi per definire il suo futuro, alla quale partecipano esperti indipendenti e organizzazioni sociali. Sebbene i risultati si conosceranno soltanto alla fine del primo semestre 2004, c'è già chi gli assegna voti bassi e intravede prospettive oscure.

L'ACAAN e il suo braccio esecutivo, la Commissione per la Cooperazione ambientale dell'America del Nord (CCA), vengono visti come un esempio delle possibili conseguenze dei negoziati commerciali oggi in corso, nei quali il verde brilla per la sua assenza, come quelli dell'Area di libero commercio delle Americhe.

William Kennedy, direttore esecutivo della CCA, ha dichiarato a IPS che chi vuole trarre beneficio dall'esperienza dell'America del Nord "può farlo, e questo vale anche per i negoziatori commerciali". L'ACAAN - parallelo al Trattato di libero commercio dell'America del Nord (NAFTA) firmato da Canada, Stati Uniti e Messico - ha accumulato in un decennio una lunga serie di chiaroscuri.

La CCA presenta i risultati positivi di molti studi e iniziative per misurare gli impatti del libero commercio sull'ambiente che, secondo diverse diagnosi, variano da moderati a quasi disastrosi. Le ricerche disponibili, realizzate in gran parte dalla CCA, indicano che l'intenso flusso di mercanzie tra i soci del NAFTA ha aggravato i problemi della qualità dell'aria e ha visto un'impennata nell'accumulazione dei rifiuti tossici. Ha inoltre contribuito all'impoverimento dei campi messicani, dove si è appurato che la produzione di mais un tempo famosa è ormai contaminata dai semi transgenici esportati dagli Stati Uniti. Secondo stime ufficiali, a causa della scarsa competitività agricola messicana, 1000 contadini emigrano ogni giorno verso le città.

La CCA, la cui missione è "contribuire a prevenire gli eventuali conflitti ambientali derivati dalla relazione commerciale" e vigilare sull'attuazione dell'ACAAN, attraversa oggi difficoltà che mettono a rischio il suo stesso futuro. Mentre dal 1993 gli scambi all'interno del blocco sono aumentati fino a superare i 620 miliardi di dollari nel 2002, la CCA ha dovuto congelare il proprio bilancio annuale di nove milioni di dollari, finanziato in parti uguali da Canada, Stati Uniti e Messico.

L'ACAAN sarà ciò che i suoi soci vorranno, ha segnalato Kennedy, dopo aver confermato che il bilancio della commissione è in netto calo, a causa dei processi di inflazione e di svalutazione del dollaro. In sostanza, il preventivo della CCA per il 2004 sarà di circa 2,2 milioni di dollari minore che nel 2003. "Ciò significa che dovremo allacciare le cinture e vigilare sulle spese per essere efficaci", ha osservato Kennedy.

D'altra parte, il suo registro delle vertenze indica appena 42 denunce civili, per violazioni delle normative ambientali, e nessuna querela tra i governi soci.

Gustavo Alanis, presidente di turno del Comitato consultivo pubblico congiunto (CCPC) che appoggia la CCA, ritiene che l'accordo ambientale e il suo braccio esecutivo non abbiano assunto una posizione di forza "per ottenere così un maggiore impatto" e la riconferma dell'appoggio finanziario da parte dei governi. "Bisogna riconoscere che gli strumenti ambientali paralleli al NAFTA sono poco conosciuti nei tre paesi, e questo ha impedito loro di trarre migliori profitti", ha segnalato Alanis a Tierramérica.

L'ACAAN e la CCA "non hanno potuto contenere i danni ambientali dall'incremento del commercio e gli interessi delle grandi corporation", ha osservato Alejandro Calvillo, direttore di Greenpeace-Messico, che ha aperto i suoi uffici nel 1993 con l'obiettivo di denunciare gli eventuali effetti del trattato commerciale. Ma avere questi strumenti è "meglio di niente, dal momento che esercitano un qualche peso politico", ha ammesso. Calvillo ha dichiarato a IPS: "Ci preoccupa il futuro della CCA, poiché oltre ai problemi finanziari, riceve molte pressioni dai governi, soprattutto da quello statunitense, che vuole privarla ulteriormente di fondi e risorse".

"Non c'è assolutamente nessuna pressione nella CCA", ha replicato Kennedy. "Abbiamo tre soci egualitari che contribuiscono equamente" ha assicurato. Nonostante tutto, la CCA ha anche i suoi punti forti: "È uno strumento all'avanguardia in ambito internazionale", che dovrebbe essere maggiormente promosso "dal momento che scommette sulla trasparenza e l'apertura sociale", ha affermato Alanis.

L'accordo ambientale nordamericano prevede che individui e gruppi sporgano denuncia alla CCA contro i propri governi per inadempienza delle norme ambientali. I processi possono concludersi con un fascicolo sui fatti (un expediente de hechos') normalmente critico, che però non comporta sanzioni. Le 42 denunce registrate affrontavano, tra le altre, questioni di diversità biologica, disboscamento incontrollato, contaminazione delle acque, immagazzinamento di scorie e installazione di infrastrutture dannose per l'ambiente. Forse non sono molte, considerando il periodo di dieci anni. "Speriamo nei prossimi tempi di essere più efficaci nel nostro contatto con il pubblico", ha dichiarato Kennedy.

Al momento, appena nove di queste denunce si sono concluse con la diffusione pubblica delle pratiche, anche se adesso se ne aggiungeranno altre tre, ha riferito il direttore esecutivo della CCA. Il resto dei casi, quasi tutti presentati da organizzazioni o privati messicani, sono rimasti bloccati per mancanza di requisiti formali o per decisione dei soci del NAFTA.

Una delle norme dell'ACAAN, duramente criticata dagli ambientalisti, stabilisce che i governi accusati possono concordare in modo irrevocabile di non procedere con una tale denuncia o di non rendere pubbliche le pratiche/gli incartamenti con i risultati dalle ricerche. La parte accusatrice, inoltre, non ha il diritto di replicare alle argomentazioni con cui l'imputato si difende dalle accuse.

Il direttore di Greenpeace spera che la CCA "dimostri di rimanere ferma" quando si tratterà di informare del suo attuale studio sugli effetti del commercio di mais transgenico statunitense, che si vende al riparo dal NAFTA. L'organizzazione ecologista vorrebbe che la relazione finale, che potrebbe essere diffusa a marzo, includa la raccomandazione di frenare la vendita della varietà geneticamente modificata, un rimedio estremo per niente sicuro. "Suggeriamo che in futuro si facciano riforme affinché l'Accordo di cooperazione ambientale dell'America del Nord sia più efficiente e perché il suo carattere all'avanguardia si traduca in un esempio di efficacia", ha esortato Alanis.

di Diego Cevallos

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