2018. È allarme fascismo

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Ho sempre percepito il 9 novembre come una data di storica importanza. Sarà perché ricorre il mio compleanno e quindi nel tempo ho facilmente fatto memoria degli eventi con riflessi di politica internazionale che si sono verificati proprio in questo giorno dell’anno. Non solo il crollo del Muro di Berlino nel 1989 che sancì la fine della guerra fredda e la distruzione del ponte vecchio nella parte bosniaca di Mostar nel 1993, ma anche il colpo di Stato di Napoleone il “18 brumaio” del 1799 col quale andò al potere, e in Germania il pogrom del 1938 contro gli ebrei che passò alla storia sotto il nome di “Notte dei cristalli”. In quello che è considerato l’episodio simbolico di avvio dell’Olocausto, migliaia di vetrine di negozi ebrei furono infrante in tutto il Reich e non mancarono aggressioni alle persone. È proprio nell’ottantesimo anniversario di quest’ultima ricorrenza e in un clima politico e sociale di “rivitalizzazione” delle correnti neo-fasciste che assume maggior valore la Giornata internazionale contro il fascismo e l’antisemitismo indetta dal network europeo UNITED.

Presupposto fondamentale è che il fascismo non ha cessato di esistere dopo l’8 maggio del 1945, ossia con la resa della Germania nazista e la fine della seconda guerra mondiale in Europa. Oggi i movimenti razzisti, fascisti e neo-nazisti sono in crescita in tutta Europa, ottengono rappresentanti nei Parlamenti (se non al governo) e tentano di attivare delle trasformazioni istituzionali in senso autocratico in nome della sicurezza e della difesa della nazione; al contempo, si registrano episodi di persecuzione e assalti a musulmani, ebrei, rom, attivisti LGBTQ, disabili e altri tipi di minoranze, frutti del clima di intolleranza e di odio crescente, sollevato anche solo a livello verbale. Ecco perché UNITED per un’Azione Interculturaleha chiesto una generale sollevazione della società civile e un’adesione alla campagna della Giornata Internazionale contro il Fascismo del 9 novembre sotto lo slogan “Parla ora! Combattere il fascismo non è un’azione estremista, è una necessità!” con numerosi rilanci su twitter tramite gli hashtag #SpeakupNow #FightFascism #9November #DayAgainstFascism #DayAgainstAntisemitism. Stroncare il fascismo alle radici è vista come una necessità prioritaria nel forte timore che si inneschino meccanismi e azioni già vissuti nel corso del XX secolo, alla luce dei segnali raccolti in questi ultimi mesi. 

Tra questi, il dibattito del 24 ottobre nella sessione plenaria di Strasburgo del Parlamento Europeo acquista una nota di allarmante preoccupazione per la buona dose di revisionismo storico che esso contiene. “Ma cos’è la destra cos’è la sinistra” cantava Giorgio Gaber nel 1994 in un testo che sembra prestato alle campagne elettorali recenti che della perdita di identità ideologica sembrano aver fatto la loro bandiera. È con questo spirito che si inquadra la querelle scoppiata in aula, nata dall’affermazione del britannico Syed Kamall, capogruppo dei Conservatori, che rivolgendosi a quello dei Socialisti e Democratici Bullmann ha dichiarato “Quando si parla di estremisti di destra, dobbiamo ricordare che i nazisti erano nazionalsocialisti, ovvero un ceppo del socialismo, un’ideologia di sinistra. Vogliono le stesse cose che volete voi, siamo chiari. Dico che è un’ideologia di sinistra. Non mentiamo”. L’inquadramento del nazismo sotto l’ala politica della sinistra suona del tutto nuovo; altrettanto forzato appare l’intervento di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, che è intervenuto con fare di uomo dell’“apparato” per ricordare che è stata l’Unione Europea a porre fine ai “due orribili e devastanti dittature”, ossia il nazismo e il comunismo sovietico. Piena concordanza sul ruolo di pacificazione del processo di integrazione europea che le è valso nel 2012 anche il Premio Nobel per la Pace.

Sull’opportunità di ricordare la natura non democratica dell’URSS e di affiancarla al regime del Terzo Reich hitleriano qualche dubbio può sollevarsi: un po’ per la diminuita attenzione sui crimini del nazismo e un po’ per quel cogliere il mediocre assist lanciato dall’eurodeputato Kamall; fra l’altro il ruolo dell’UE nel collasso dell’Unione Sovietica e nella conclusione della guerra fredda è tutt’altro che così diretto. Al contrario della natura anti-fascista e nazista di tutte le organizzazioni internazionali nate sulle ceneri della seconda guerra mondiale (Unione Europea e Organizzazione delle Nazioni Unite in primis) e grazie anche al sacrificio di molti avversari politici socialdemocratici “di sinistra” consegnati ai campi di sterminio. Il dibattito all’Europarlamento ha proseguito con toni inaspriti dalla“stanchezza” del conservatore Kamall “di sentire ricondurre il nazismo a un’ideologia di destra”e dal tentativo di mediazione di Tajani che, forse ispirandosi al già ricordato Gaber, ha rilanciato che “il giudizio storico sul nazionalsocialismo, se fosse di destra o di sinistra, non sta a noi deciderlo” ma può essere ricondotto a un’ideologia dittatoriale “senza etichettarla a destra o a sinistra”. L’accostamento tra socialdemocrazia europea e nazismo resta una fesseria dal punto di vista storico e politico e, di certo, l’incapacità del presidente del Parlamento Europeo, italiano, la dice lunga sul clima che si respira non solo nel Paese ma nelle istituzioni comunitarie. Non ci si deve poi stupire della scomparsa della traccia storica nella prova scritta dei prossimi “Maturandi” del 2019se si dimenticano i fatti del secolo scorso muovendo sulla base di “sensibilità personali” attori, fatti, valori e idee.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è presidente della cooperativa EDU-care e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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