18 anni e ricercatrice

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Foto: Giovanna Dal Rì

Giovanna Dal Rì è all'ultimo anno di liceo scientifico; insieme ad altri 9 studenti è stata selezionata a livello nazionale per il progetto “Youscientist” promosso da Ifom- istituto riconosciuto a livello internazionale nella ricerca sul cancro. Grazie al progetto i dieci ragazzi hanno avuto modo di sperimentarsi come ricercatori in un tirocinio che è durato due settimane: questa è l'esperienza di una di loro. 

Com'è stata la selezione?

Ho saputo del concorso tramite il mio professore di scienze e biologia, Paolo Carli; eravamo in 110 da tutta Italia a provarlo, ed io sono stata la prima trentina ad essere selezionata in 14 anni (da quando esiste il concorso, ndr). All'inizio mi sono candidata un po' così, non ci credevo tanto. L'esperienza mi ha aiutata anche in questo. Pensa che tre ore prima dell'esame per l'Ifom avevo anche quello per le certificazioni di inglese; ed a dire la verità avevo studiato molto più inglese delle materie scientifiche... un po' perché per me sono più facili, un po' perché pensavo che le certificazioni linguistiche fossero più importanti – anche se adesso ho cambiato idea. 

Cosa ti aspettavi prima di andare?

Un po' mi sono preparata: sono andata a vedere le tecniche che utilizzavano in laboratorio, ed ho ripassato le nozioni di biologia che conoscevo. Mi aspettavo un ambiente molto più serio di quello che è stato in realtà. La figura del ricercatore è la figura di un uomo che porta avanti una specie di ricerca senza fine. Ma poi vedi che non è così. Sono delle persone come tutte le altre e anzi, sono molto divertenti in quello che fanno ed hanno lo spirito della ricerca, una passione che mettono nel loro lavoro. Hanno condiviso questa passione con me e me l'hanno trasmessa.

A cosa ti è servito questo tirocinio?

Mi ha aiutata a capire quello che voglio fare in futuro; in particolare mi sono indirizzata appunto sulla ricerca. Non so bene quale università frequentare, pensavo medicina o biotecnologie mediche a Roma o a Milano. Milano mi ha colpita tantissimo, era la prima volta che ci andavo; non avevo idea di cosa volesse dire vivere in una grande città. All'Ifom c'è un campus con un piano tutto fatto di appartamenti; c'erano degli studenti americani che facevano il dottorato e poi i ragazzi del progetto come il mio. È stato molto bello anche trovarsi con queste persone che hanno la mia stessa passione e che sono sulla mia stessa linea d'onda. 

Hai sempre avuto l'idea di un futuro da ricercatrice?

Avevo intenzione di fare il medico in pronto soccorso oppure qualcosa nell'ambito della ricerca; mi piaceva anche il fatto di aiutare l'umanità dal punto di vista delle malattie, della genetica e della biologia. Quando sono tornata da Milano sono andata alla Fondazione Mach a fare un altro tirocinio di due settimane con l'alternanza scuola-lavoro. In realtà avevo già svolto tutte le ore che mi servivano, ma volevo vedere com'era l'ambiente. Ho potuto vedere la differenza tra i due laboratori; all'Ifom sono super tecnologici ma anche perché si lavora sul cancro. La Mach fa sempre ricerca, ma lavora ad esempio sui batteri che si trovano nel vino, sono due cose completamente diverse. 

Raccontami cosa facevi quando eri in laboratorio.

Io lavoravo con dei rospi che vivono nei fiumi dell'Africa, gli Xenopus Laevis; sono facili da maneggiare e li usano per le uova, che sono delle cellule embrionali. Da un lato si andava a fare una centrifuga di queste uova per creare un estratto. L'estratto è una cellula enorme dalla quale si tira fuori il citoplasma. È una cellula che in realtà è morta, ma che allo stesso tempo non può morire. L'utilità di questo estratto è quella di andare a studiare quelle proteine che sono essenziali per la cellula e che se tolte normalmente ne causano la morte. Poi si iniettavano in queste uova due tipi di proteine: una era quella che si stava studiando ed una era quella che si pensava che facesse recedere l'altra proteina. Tutto questo perché appunto avevano capito che c'era un collegamento tra le cellule embrionali – le uova – e le cellule tumorali che è sostanzialmente la velocità di crescita. E questa velocità di crescita è data da una particolare proteina che era quella che andavamo ad iniettare. Pensa che mi hanno lasciato fare l'SDS-Page: dopo aver maneggiato le uova, mi lasciavano fare l'estratto con questa tecnica che va a vedere la dinamica delle proteine. Una volta che si è fatto l'estratto si va ad attivarlo quindi si fa sì che il DNA inizi a replicare; poi si vede quali sono le proteine che intervengono per prime. Bellissimo!

Avete anche parlato degli esperimenti sugli animali?

Sì, ne abbiamo discusso con i ricercatori perché comunque – ok, in questo caso si parla di ricerca contro il cancro quindi non credo ci siano tante persone contro. Comunque gli animali spesso sono sfruttati in laboratorio. Si è aperta questa discussione; per me se è necessario bisogna farlo. All'interno del laboratorio gli animali vengono trattati divinamente, hanno le loro vasche, il loro tipo di acqua sotto controllo, tutto. E alla fine anche questi girini vengono creati in laboratorio: senza non esisterebbero.

Tempo libero: cosa fai?

Trovo particolarmente appassionante la musica e lo sport. Il mio hobby principale è suonare le percussioni, e faccio parte del Complesso Musicale dell’Altopiano della Paganella. Gioco nella squadra di calcio a 5 del mio paese; e poi mi piace fare volontariato. Sono soccorritrice da quando avevo 16 anni della Croce Bianca Paganella. E poi naturamente c'è la mia passione per la scienza: adesso ho finalmente convinto i miei genitori a comprarmi un microscopio serio. Prima ne avevo costruito uno laser. In pratica il raggio laser colpiva una goccia d'acqua e proiettava sulla parete un'immagine ingrandita di tutto quello che c'era all'interno: super interessante. Poi all'interno della siringa puoi mettere quello che vuoi: io usavo l'acqua che era quella dei fiori, quella che non viene assorbita dalle piante, che è un po' stagnante. Vedi un sacco di protozoi, di cosine che si muovono anche se non puoi identificarle perché è tutto troppo stilizzato. 

Ma come hai fatto a costruirlo?

Sono abbastanza brava a costruire cose in legno – ho creato questo pezzo che sosteneva la siringa con un carrello mobile – ovviamente devi un po' sistemarlo, non è perfetto. E dall'altra parte c'era il sostegno per il laser, con una molletta per tenerlo acceso. Il laser è un laser dei cinesi, niente di che. L'acqua era quella dei vasi della mamma, e via. 

E col microscopio nuovo?

Adesso vedo un sacco di cose; quest'estate ad esempio sono andata alla ricerca dei tardigradi. Sono delle bestioline bellissime, si chiamano orsi d'acqua, sono una specie di orsetti piccoli con otto zampine e vivono appunto nell'acqua. Sono degli animali, gli animali più piccoli del mondo ed più resistenti. Hanno fatto diversi studi e possono perfino essere rilasciati nello spazio senza morire. Sono bellissimi!

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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