Diritti delle minoranze

Stampa

"Coltivando tranquilla/ l’orribile varietà / delle proprie superbie / la maggioranza sta come una malattia / come una sfortuna / come un’anestesia / come un’abitudine per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione”. (Smisurata preghiera – Fabrizio De Andrè)

Introduzione

Si considera minoranza un gruppo di popolazione che, a causa della sua non uniformità etnica, religiosa, linguistica o culturale, si distingue all’interno della società e per questo viene sottoposta a un trattamento differenziato e diseguale da parte di una maggioranza che si reputa universale e detta la norma. I confini fra maggioranza e minoranze non hanno carattere naturale, ma sono derivati dal processo di formazione dello stato moderno e dall’assunzione del principio di nazionalità come fondamentale.

L’attuale concetto di minoranza risale agli inizi del Novecento. Fu introdotto all’indomani della prima Guerra Mondiale, quando la Lega delle Nazioni sponsorizzò una serie di trattati per proteggere i diritti delle minoranze risultanti dalla modificazione delle frontiere. La discriminazione collettiva rispetto al gruppo dominante è connessa alla dimensione sociale, come illustrato da Louis Wirth, sociologo della Scuola di Chicago: “E’ il sistema giuridico e politico a stabilire se individui o gruppi debbano essere ‘incorporati’ come eguali o diseguali e a determinare l’esistenza delle minoranze”.

Il concetto, infine, non è in alcun modo di ordine statistico: una minoranza in senso sociologico può essere maggioranza numerica e viceversa. Quasi tutti i paesi nel mondo hanno al proprio interno minoranze tratteggiate da fattori storici, economici, politici e geografici. Nonostante ciò nella maggior parte dei casi, le comunità minoritarie sono vittime di comuni meccanismi di esclusione. Spesso sono strutture o sistemi sociali a marginalizzare nella vita economica, sociale e politica e culturale. Circoli viziosi che accentuano condizioni di povertà e, talvolta, generano situazioni a rischio. Ne offrono un esempio la crisi irrrisolta del Darfur, le ripercussioni della “guerra al terrorismo” sulle minoranze di paesi come il Pakistan, le Filippine o lo Sri Lanka, il razzismo ancora vivo nei paesi latinoamericani nei confronti dei discendenti di africani o ancora le discriminazioni sociali dei Rom in Europa.

Minoranze etniche e religiose

Nella socioeconomia il termine minoranza si riferisce alla subordinazione sociale di un gruppo etnico, che si distingue per caratteri come razza, lingua, nazionalità o religione. Questo concetto include in primo luogo i popoli indigeni, ossia 370 milioni di persone che vivono ancora a diretto contatto con la natura negli angoli più diversi della terra e che rappresentano ancora oggi la maggioranza numerica della popolazione dell’America Latina, dell’Africa e dell’Oceania. Assoggettate, impiegate come mano d’opera a basso costo o ancora rinchiuse in riserve, subiscono vessazioni di ogni sorta. L’avidità di oro condanna alla miseria, così, gli Yanomani e l’industra del legno distrugge le foreste degli indigeni di Sarawak nel Borneo o dei Pigmei nel cuore dell’Africa. I cambiamenti climatici, inoltre, come mette in luce l’ultimo report dell’organizzazione non governativa Minorities rights group (MRG), si aggiungono oggi fra le nuove minacce. Questo accade, per esempio, nell’Artico, dove il riscaldamento mette a rischio la vita del popolo di pastori di renne, i Sami. O ancora, in molte aree dove le minoranze vengono allontanate dalle loro terre per la produzione di biocarburanti, paradossalmente vittime degli stessi sforzi per contrastare il riscaldamento globale.

Le minoranze etniche includono poi una moltitudine di popoli minacciati, come i palestinesi e i tibetani, brutalmente assimilati da stati con i quali non hanno vincoli culturali. Oltre a indigeni, comunità nomadi e popoli minacciati, con l’aumento delle migrazioni, si formano poi nuovi gruppi minoritari a causa di condotte e politiche discrimatorie, talvolta perpetrate anche a livello istituzionale. Un altro elemento fondamentale è costituito dalle comunità di diverse religioni. La libertà di scegliere il proprio credo e il diritto di convertirsi rappresentano infatti miraggi ancora lontani in molti paesi.

Minoranze fra le minoranze

Il concetto di minoranza nel corso del tempo si è esteso a diversi gruppi e collettività i cui membri sono legati da somiglianza se non comunanza di costumi, modi di pensare e di agire, accompagnata da un sentimento d’appartenenza condiviso. Si è legato così alla condizione di altre “collettività minoritarie” svantaggiate o discriminate in quanto divergenti dalla norma maggioritaria dominante:

• minoranze di genere e sessuali

La condizione non paritaria delle donne nella storia e ancora oggi in molti paesi ha portato a definire il genere femminile come minoranza. Inoltre, molte persone con orientamenti sessuali differenti rispetto alla maggioranza vengono considerate come una minoranza;

anziani e bambini

Anziani e bambini sono tra le categorie più fragili ed esposte a discriminazione. L’anzianità nell’età moderna riduce in un ruolo minoritario come gruppo sociale non attivo. Allo stesso modo i bambini rappresentano una minoranza che in molti paesi affronta discriminazioni continue;

disabili

Il movimento per i diritti dei disabili si batte per riconoscere chi è affetto da disabilità come una minoranza, o una coalizione di minoranze, svantaggiate non solo dal proprio handicap, ma anche dalla società stessa, da tecnologie e istituzioni “tarate” per la maggioranza.

Ciascuno di questi gruppi ha affrontato un percorso di autoaffermazione dei propri diritti. Sovente all’interno di gruppi etnici minoritari queste categorie più vulnerabili subiscono una doppia discriminazione.

 

Il mosaico delle minoranze etniche a rischio

I diritti delle minoranze etniche e razziali sono messi a dura prova a ogni latitudine. Un quadro globale è offerto dal Rapporto People under Threat 2008, curato dall’Ong MRG. Epicentro di queste violenze è oggi l’Africa, dove si trovano quasi la metà dei venti paesi in cui minoranze vivono oggi sotto la minaccia di genocidi o uccisioni. In cima alla lista Somalia, Sudan, Etiopia, Chad e Repubblica del Centro Africa. A questi si accodano in maniera allarmante paesi in genere ritenuti stabili come il Kenya, dove nelle elezioni del dicembre 2007 sono scoppiate violenze legate a radici tribali.

Per quanto riguarda l’Asia, Burma, Afghanistan e Pakistan figurano fra i primi sette paesi, seguiti dall’Iran, in ginocchio per le ricadute degli interventi militari in Afghanistan e Iraq. Le leggi antiterrorismo ledono i diritti umani in Sri Lanka, dove si contano centinaia di uccisioni e rapimenti in particolare fra le etnie Tamil e Mussulmane. Infine l’Iraq rimane il luogo più pericoloso in assoluto. Come calcola il rapporto di cui sopra, quasi un terzo dei rifugiati iracheni in fuga proviene da minoranze e gli attachi suicidi dall’inizio della guerra hanno ucciso oltre 400 membri della minoranza Yazidi di lingua kurda nell’agosto 2007.

 

Diritti per le minoranze, pace per tutti

La questione dei diritti dei gruppi minoritari è emersa a livello internazionale di pari passo con l’affermazione dei diritti civili e collettivi nel XX secolo. Negli ultimi decenni in particolare l’ineguaglianza sociale, economica e politica fra comunità si è identificata sempre più come fattore destabilizzante e radice di conflitto, come osservato da Kofi Annan, ex segretario generale delle Nazioni Unite, nell’aprile del 2000 nel suo Millennium Report: “Dobbiamo fare di più per evitare che scoppino conflitti. La maggior parte di questi avvengono […] in paesi dove potere e ricchezza sono distribuiti in maniera non equa fra gruppi etnici o religiosi. Il miglior modo per prevenire il conflitto è quindi promuovere soluzioni politiche in cui tutti i gruppi siano equamente rappresentati, combinate con diritti umani, diritti delle minoranze e sviluppo economico diffuso”.

Il tema del riconoscimento dei gruppi minoritari e del riconoscimento di diritti peculiari è controverso e nel diritto internazionale non ha ancora oggi una precisa formulazione, perché i singoli stati tendono a giudicarlo come un problema interno. Lo sviluppo di standard internazionali è stato quindi lento e frammentato, lasciato spesso agli accordi regionali e alle interpretazioni giuridiche di più ampi trattati sui diritti umani. Storicamente si possono individuare le prime norme generali con l’ex Società delle Nazioni che nel trattato di Berlino del 1878 emanò disposizioni per assicurare la libertà religiosa delle regioni danubiane incorporate nell’Impero ottomano. Seguono i trattati di pace del 1919 e dichiarazioni e convenzioni degli anni ‘20 che assicurano alle minoranze uguaglianza di fronte alle leggi e nell’esercizio dei diritti civili e politici.

Nel secondo dopo guerra, nella Dichiarazione dei Diritti Umani prevalse la tesi secondo la quale la protezione dei diritti dell’uomo escludesse qualunque altra tutela a gruppi o categorie specifiche. Venne adottata la Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio (entrata in vigore nel 1951), ma nella Dichiarazione dell’Assemblea generale il 10 dicembre del 1948 non comparve alcun riferimento al tema delle minoranze. Nella risoluzione 217c (III) (in .pdf), l’Assemblea dichiarava a ogni modo la non indifferenza delle Nazioni unite e allo stesso tempo la difficoltà di una soluzione uniforme, esortando la Commissione sui diritti umani e la Sottocommissione sulla prevenzione della discriminazione e la protezione delle minoranze (istituita nel 1947) ad approfondire il tema. Al lavoro di quest’ultima si deve l’articolo 27 dell’Accordo Internazionale sui Diritti Politici e Civili del 1966, che contiene una norma specifica: “In quegli Stati, nei quali esistono minoranze etniche, religiose o linguistiche, gli individui appartenenti a tali minoranze non possono essere privati del diritto di avere una vita culturale propria, di professare e praticare la propria religione o di usare la propria lingua”.

Il conflitto nei Balcani negli anni ‘90 ha poi prepotentemente richiamato l’attenzione della comunità internazionale. Nel 1992 l’Onu all’unanimità ha così adottato la Dichiarazione dei diritti delle persone appartenenti a minoranze religiose e linguistiche, nazionali o etniche, che implementa l'articolo del 1966, appellandosi agli stati affinché creino condizioni favorevoli per permettere alle minoranze di esprimere le proprie peculiarità e sviluppare cultura, lingua, religione e tradizioni. Una nuova prospettiva quindi supera la semplice prevenzione e pacificazione dei conflitti e interpreta le minoranze come elemento indispensabile per lo sviluppo della società e la tutela dei loro diritti come contributo alla stabilità politica e sociale. La Dichiarazione ha però il limite di essere una mera raccomandazione.

La questione trasversale della tutela dei diritti delle minoranze è stata poi affrontata in conferenze sui diritti umani e contro il razzismo con atti e dichiarazioni generali o relative a situazioni specifiche. Nel 1995 è poi nato in seno all’Onu il Gruppo di Lavoro sulle Minoranze (Working group on Minorities), aperto a ong anche non munite dello status consultivo presso il Consiglio economico e sociale (Ecosoc) – in genere necessario per partecipare agli incontri - in modo da dare voce a tutte le realtà minoritarie. Nel 2005 si è poi affiancato un Esperto indipendente sulle questioni delle minoranze (IEMI), nominato dalla Commissione dei diritti umani. Il primo ha operato come forum per le istanze delle minoranze e luogo di discussione con i rappresentanti dei governi. Il secondo, invece, come destinatario di report e documentazione, con la possibilità di affrontare questioni specifiche con i governi e condurre visite nei paesi.

In un processo di riforma che ha portato alla chiusura di numerose commissioni Onu, il Gruppo di Lavoro nel settembre 2007, è stato trasformato in un Forum sui temi delle minoranze, raccogliendo le istanze della campagna guidata dalla ong MRG e International Movement Against All Forms of Discrimination and Racism (IMADR). Il forum offre una piattaforma di lavoro le cui conclusioni sono trasmesse al Consiglio dei Diritti Umani. Considerando l’opposizione di alcuni stati, la sua istituzione è stata valutata già di per sé come un risultato, ma come sottolineano le stesse ong promotrici, deve dimostrare la propria efficacia.

 

Il condominio europa

Negli ultimi decenni, l’articolato scenario europeo dei gruppi minoritari è divenuto ancora più frastagliato: alle storiche minoranze nazionali, religiose e linguistiche, con l’allargamento dei confini dell’Unione e con i crescenti flussi migratori extraeuropei, si sono aggiunte nuove comunità minoritarie. Se buona parte di queste godono di diritti riconosciuti, esistono però collettività ancora in condizioni problematiche. La guerra nei Balcani, la nascita del nuovo stato di Bosnia Erzegovina e la recente indipendenza del Kosovo ne hanno mostrato le conseguenze più eclatanti, evidenziando l’importanza della tutela dei gruppi minoritari come condizione per una coabitazione pacifica e stabile.

Già nella prima sessione di lavoro per la Convenzione europea sui diritti dell’uomoapprovata nel 1950, il Consiglio d’Europa ritenne importante affrontare il nodo delle minoranze nazionali, stabilendo il divieto di discriminazione (art.14), ma non affermando di contro un riconoscimento autonomo dei diritti delle minoranze o di protezione positiva di queste.

E’ poi intervenuta sul tema la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa istituita nel 1973, oggi Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (Osce). Nell’atto finale di Helsinki del 1975 veniva riconosciuta una tutela alle persone appartenenti alle minoranze nazionali, nella logica dell'inviolabilità delle frontiere e dell'integrità territoriale degli Stati (in .pdf). Il documento più rilevante appare però negli anni seguenti la caduta del muro di Berlino, nell’incontro di Copenhagen sulla Dimensione Umana del 1990, quando si raggiunse una lista di diritti da garantire alle minoranze nazionali: la più completa serie di standard inerenti le minoranze umane per l’epoca.

L’alto valore politico del documento è dato dal riconoscimento del contributo prezioso delle minoranze e dei loro diritti come obiettivo essenziale per la pace e la stabilità, come ribadito poi nella Carta di Parigi per una nuova Europa, firmata nel novembre 1990. Sempre all’Osce si deve l’istituzione nel 1992 della carica dell’Alto commissario sulle minoranze nazionali. Il suo compito principale è quello di individuare le potenziali aree di crisi fra gruppi etnici e fornire supporto attraverso raccomandazioni non vincolanti per i governi. Nella sua attività si avvale delle strutture dell’Ufficio delle Istituzioni Democratiche e dei Diritti dell'uomo.

Nei primi anni ’90, anche il Consiglio d'Europa si è impegnato in un processo di approfondimento in equilibrio fra timori di etnocentrismo e rispetto delle costituzioni nazionali. Da questo processo derivano i due capisaldi legislativi europei. Il primo, la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, entrata in vigore nel 1998, prevede la protezione delle lingue storiche regionali e delle minoranze, sancendo il diritto di utilizzarle nella vita privata e pubblica, il rispetto dell’aria geografica sul territorio, la promozione e l’incoraggiamento con misure che coprono vari ambiti sociali ed economici.

Secondo la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali - in vigore anch’essa nel 1998 e oggi ratificata da 39 paesi, compresa l’Italia - è il primo strumento giuridico multilaterale europeo dedicato alla protezione delle minoranze nazionali. Enuncia in particolare i principi concernenti le persone appartenenti alle minoranze nazionali nella sfera pubblica: la libertà di riunione pacifica, di associazione, di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione, l’acceso ai media, nonché le libertà linguistiche.

La nuova situazione politica fra il 1989 e il 1994 ha parallelamente incoraggiato numerosi trattati bilaterali fra singoli stati dell’Europa centrale e orientale. Questi “Trattati di buon vicinato e cooperazione amichevole” hanno avuto il doppio obiettivo non coercitivo di garantire reciprocamente il riconoscimento dei confini e proteggere le minoranze nazionali. Una ulteriore affermazione del rispetto per la diversità culturale, razziale e linguistica si ritrova infine nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione proclamata nel 2000 (in .pdf).

Una nuova prospettiva è stata introdotta, infine, nel 2003, con la raccomandazione 1609 dell’assemblea del Parlamento del Consiglio d’Europa in merito alle positive esperienze di regioni autonome, come ispirazione per la risoluzione dei conflitti e la prevenzione in regioni abitate da più di un gruppo etnico. “Attiva nel contenere conflitti e limitare rivendicazioni delle minoranze, più che nella ricerca di soluzioni, (…) la legge internazionale ha conosciuto diverse difficoltà - illustra Thomas Benedikter, studioso di scienze socio-economiche in un commento al sistema giuridico europeo – in particolare nei limitati strumenti per implementare le clausole dei trattati e la quasi completa assenza di meccanismi internazionali coercitivi. Fino a quando continuerà a essere formulata dagli stati, ci sarà un enorme squilibrio fra gli interessi dello stato e le comunità minoritarie distanti dai centri di potere …Una stabile soluzione dipende non tanto dagli strumenti legali ma da una riformulazione dei concetti politici che presidiano l’esercizio del potere e la creazione della legge stessa”.

 

L'Italia delle minoranze

Il problema della valorizzazione delle diverse identità è stato fondamentale fin dall’istituzione della Repubblica. L’Italia è uno dei pochi stati europei che esplicitamente nella sua Costituzione tutela le minoranze linguistiche. L'articolo 6, "la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche", ha trovato poi applicazione in alcune regioni a statuto speciale (Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia). La legge 482 del 1999 sulle Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche prende atto dell’esistenza anche di altre minoranze linguistiche: " la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il francoprovenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo”.

Sempre nella Carta Costituzionale c’è una disposizione che fa riferimento alle minoranze religiose (art. 8) che stabilisce il principio della libertà delle confessioni religiose “diverse dalla cattolica” di organizzarsi in propri statuti. La presenza fin dalle origini della Repubblica di questi riferimenti legislativi non ha impedito però la proliferazione di episodi di esplicita o celata discriminazione in diversi ambiti, da quello sociale a quello economico, dalla sanità fino all’istruzione, o ancora a livello di esclusione dai principali mezzi di comunicazione, in aperta contraddizione con le disposizioni contenute nella legge quadro per la tutela delle minoranze. Una fotografia è offerta dalle conclusioni dell’esame dell’Italia nella Sessione del marzo 2008 del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale (CERD), nella valutazione sull’adeguamento alle disposizioni della “Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale” ratificata dall’Italia nel 1976.

Il Comitato Onu ha evidenziato con preoccupazione la situazione delle comunità Rom e Sinti. Già scomparse dal novero delle comunità minoritarie meritevoli di protezione nella legge del 1999, le popolazioni zingare vengono ospitate in campi e emarginate in violazione dei diritti umani, secondo il Centro Europeo per i diritti dei Rom (Errc). Altri punti deboli sono rintracciati nella diffusione di discorsi razzisti nei mass media e nella stessa complessa legge sulla nazionalità.

Bibliografia

- Wirth, L., "The Problem of Minority Groups.", pag 347 in Ralph Linton (ed.), The Science of Man in the World Crisis, New York:Columbia University Press, 1945
- Cotesta, V., Sociologia dei conflitti etnici, Bari, Laterza, 1999.
- Bergnach, L., Sussi, E. (a cura di), Minoranze etniche ed immigrazione, Angeli, Milano, 1993
- Pizzorusso, La tutela delle minoranze in Europa nell'epoca contemporanea, in Individuo collettività e Stato, a cura di Lentini, 1983, Palermo
- Pan, Christoph/Beate Sibylle Pfeil, National Minorities in Europe, Handbook, Vienna (Braumüller, Ethnos 63, 2003), Volume I and II
- Steven Roach, Cultural Autonomy, Minority Rights and Globalization, Aldershot Ashgate 2005
- Melucci A., Diani M., Nazioni senza stato, Feltrinelli, Milano, 1992
- Diritti dei popoli. Seminario di Esperti UNESCO, in Pace, diritti dell'uomo, diritti dei popoli, anno IV, n.1 1990
- E. Palici di Suni Prat, Intorno alle minoranze, Torino, Giappichelli, 1999, spec.
- Hacker, H.M. Women as a minority group, Social Forces,1951

Documenti utili

- The Peoples Under Threat survey 2008: Rapporto 2008 redatto dalla Ong Minority Right Group che identifica persone e gruppi più minacciati di genocidio o di uccisioni di massa o violente repressioni sistematiche nel mondo.

- World Directory of Minorities and Indigenous Peoples: Database on line di MRG, compilato da esperti e ricercatori, offre un punto di osservazione aggiornato su minoranze e popolazioni indigene nel mondo.

- State of the World's Minorities 2008: Alla terza edizione, il rapporto sullo stato delle minoranze prende in considerazione queste e altre tematiche concernenti i diritti umani e la sicurezza di minoranze etniche, religiose o linguistiche e di popolazioni indigene.

- Dichiarazione dell’Onu sui Diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche

- Risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottata il 18 dicembre 1992 (.pdf in italiano)

- Rapporto sullo “stato delle minoranze nel mondo 2008

- Carta europea per le minoranze regionali o linguistiche del Consiglio d’Europa

- Osservazioni conclusive della 72° Sessione del Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione razziale (CERD), sullo stato di attuazione della Convenzione ONU per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale

- Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche - Legge 15 Dicembre 1999, n. 482

(Scheda realizzata con il contributo di Francesca Naboni)

E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Diritti delle minoranze" di Unimondo: www.unimondo.org/Temi/Diritti-umani/Diritti-delle-minoranze.

Rechte_der_Minderheiten.pdf 170,45 kB