Economia

Un'espansione economica iniziata negli anni Cinquanta e praticamente ininterrotta ha permesso al Giappone di divenire la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti.

 

Basi dell'economia. Lo sviluppo è stato particolarmente rilevante nel decennio 1961-1970, durante il quale il tasso medio di accrescimento annuo del prodotto nazionale si è aggirato sul 10%, di gran lunga superiore a quello dei grandi Paesi altamente industrializzati. L'economia poggia eminentemente sull'industria, che ha raggiunto livelli eccezionali (nonostante che il Giappone sia scarsamente dotato di risorse naturali, in specie di quelle minerarie) e che ha trasformato radicalmente le strutture produttive di un Paese rimasto fondamentalmente agricolo quando già altrove, in Europa e in America, si era da tempo realizzata la rivoluzione industriale. Essenzialmente il formidabile sviluppo giapponese è riconducibile alla felice associazione dell'abbondanza di manodopera e dell'ampia reperibilità di capitali all'interno del Paese. Non minor peso hanno avuto da un lato la stabilità politica e la tranquillità del clima sociale (lungamente protrattesi e di cui solo con gli anni Settanta si sono mostrate le prime incrinature), dall'altro l'azione governativa, che ha saputo formulare adeguati programmi operativi e ha concesso opportune agevolazioni fiscali e creditizie alle industrie.

 

Ruolo governativo. Pur rimanendo fedele ai principi dell'economia liberista, il governo è venuto assumendo un ruolo sempre più rilevante e la funzione sempre dichiaratamente orientativa dei piani di sviluppo si è spesso dimostrata, alla prova dei fatti, decisiva. L'industrializzazione, che sin da principio ha riguardato essenzialmente i settori di base (siderurgico, chimico e petrolchimico, metalmeccanico, macchinari e impianti industriali, naviglio, automobili ecc.), è stata anche facilitata dall'esistenza di aree adatte all'insediamento degli stabilimenti. Con gli anni Settanta - come si è detto - lo spettacolare sviluppo produttivo ha registrato un rallentamento nel ritmo di crescita e il Giappone è stato investito, come l'intero sistema economico mondiale, dalla gravissima crisi dei rincari energetici; tuttavia non solo la recessione economica giapponese non ha mai raggiunto la gravità denunciata in Occidente, ma l'apparato produttivo nel suo complesso ha rivelato una dinamicità e una vitalità che lo hanno distinto nettamente dagli andamenti delle altre economie altamente industrializzate. Per combattere il costo sempre crescente delle materie prime e la concorrenza ormai pericolosa presentata da taluni Paesi, come Taiwan e la Corea del Sud nel settore della siderurgia, della metalmeccanica e in genere dell'industria pesante, la produzione si è andata sempre più orientando verso i settori ad alta tecnologia e a basso contenuto di materie prime e di consumo energetico, principalmente verso l'elettronica, l'informatica, le telecomunicazioni, la meccanica di precisione altamente sofisticata, l'aeronautica, la tecnologia spaziale, la farmaceutica e in genere la chimica fine ecc., settori nei quali il mercato internazionale è tuttora apertissimo. Contemporaneamente, per alleggerire le attualmente molto elevate importazioni di petrolio, colossali investimenti vengono destinati al settore della ricerca sia per l'ottenimento di maggiori risparmi energetici durante i processi produttivi sia per un migliore sfruttamento delle fonti di energia alternativa privilegiando soprattutto l'energia nucleare, il cui ruolo è ritenuto determinante per l'intera economia. La crisi finanziaria asiatica, esplosa nel 1997, ha avuto importanti ripercussioni sull'economia giapponese, già da qualche anno in fase di stagnazione. Il fallimento di numerose banche ha causato la drastica riduzione dei crediti alle imprese da parte dell'intero sistema bancario. A risentirne maggiormente sono state la media e piccola industria: La crisi ha causato la svalutazione dello yen e l'aumento della disoccupazione. Il governo è intervenuto a più riprese predisponendo misure anticrisi, nonostante ciò i riscontri positivi devono ancora arrivare.

 

Agricoltura. Contrariamente agli altri settori economici e nonostante gli sforzi governativi per introdurre sistemi moderni, l'agricoltura, che interessa appena l'11,7 % della superficie nazionale, non ha certo conseguito sensibili progressi, né ha compiuto trasformazioni di rilievo nelle tecniche produttive. In seguito alla riforma fondiaria, realizzata negli anni 1947-1949 e che ha portato all'abolizione dei preesistenti latifondi, l'attività agricola è svolta essenzialmente da piccoli produttori terrieri. Data la generale limitatezza dei redditi agricoli, molti contadini lavorano anche in vicine aziende manifatturiere o comunque dedicano parte del loro tempo ad altre attività produttive; la polverizzazione fondiaria (le proprietà terriere sono in media inferiori a 1 ha: in particolare nelle aree meridionali moltissime sono addirittura inferiori a 0,5 ha, mentre raggiungono dimensioni maggiori nell'Hokkaido dove in buona parte i fondi superano i 5 ha) non consente né di ottenere redditi elevati né di realizzare grandi progressi in campo agricolo, benché sia sensibilmente cresciuto l'impie go tanto di macchine agricole quanto di fertilizzanti.

 

Riso e frumento. Nonostante una certa modernizzazione, l'agricoltura è fondamentalmente rimasta con i suoi tipici caratteri asiatici, il che significa netta prevalenza della risicoltura intensiva su gran parte dell'arcipelago (in pratica fino al 37o parallelo); essa però rende possibili due raccolti all'anno. Il riso occupa più di metà dell'arativo e riesce a coprire il fabbisogno interno, benché sia molto elevato l'impiego del riso per la fabbricazione del sake , il liquore nazionale del Giappone. Dopo varie sperimentazioni, i tecnici giapponesi sono riusciti a creare una varietà di riso che si adatta anche all'ambiente freddo dell'isola di Hokkaido; la maggior parte della produzione proviene però dalle aree irrigue del Shikoku, del Kyushu e dell'Honshu centro-meridionale. Un certo sviluppo ha assunto la coltivazione del frumento, praticata soprattutto nell'Hokkaido ma anche nelle altre isole come coltura invernale, che segue quella estiva del riso.

 

Altri cereali e ortaggi. Abbastanza diffuso è anche l'orzo, esso pure seminato dopo la raccolta del riso; molto meno rilevanti sono le produzioni degli altri cereali, come mais, avena e miglio, mentre ben rappresentate sono le patate e le patate dolci; tuttavia i consumi alimentari della popolazione (nel loro complesso coperti per 3/4 dalle produzioni nazionali) sono in via di graduale trasformazione, soprattutto per le mutate richieste di chi abita nelle città. Così, mentre nel complesso è diminuito il consumo pro capite del riso, particolare importanza ha assunto la coltivazione di ortaggi, come pomodori, cipolle, cavoli ecc., coltivati sia nelle immediate vicinanze dei grandi centri urbani sia in aree anche lontane ma particolarmente favorite dal clima, come le pianure costiere dell'Oceano Pacifico, influenzate dalla corrente di Curoscivo.

 

Altre colture. Anche la frutticoltura ha registrato un notevole incremento per l'accresciuta richiesta nazionale e per il rifornimento all'industria conserviera, largamente al servizio dell'esportazione; si produconoagrumi (arance, mandaranci, mandarini ecc.), mele, quindi buoni quantitativi di pere, pesche, uva, prugne ecc. Tra le colture industriali è largamente diffusa quella del tè (il Giappone è il settimo produttore del mondo), coltivato sui pendii montuosi del Giappone centrale e meridionale e in gran parte esportato. Tra le colture oleaginose un buon posto occupa la soia; tra quelle tessili, tutte piuttosto modeste, prevalgono il lino e la canapa. Benché la seta non sia più così prestigiosa come un tempo, dato l'affermarsi delle fibre tessili artificiali, il Giappone è tra i Paesi che maggiormente praticano la gelsicoltura per l'allevamento del baco da seta (il Paese è il secondo produttore mondiale, dopo la Cina); consistente è anche la produzione del tabacco che, con il luppolo, la canna e la barbabietola da zucchero, completa il quadro delle principali colture industriali.

 

Foreste. Elevatissimo è il patrimonio forestale, specie per un Paese di così antico e fitto popolamento; ben il 66% della superficie territoriale è ricoperto da foreste, con prevalenza di conifere o latifoglie a seconda delle regioni e quindi delle varietà climatiche; le maggiori distese di conifere (come quelle di cedri giapponesi o sugi, di cipressi giapponesi o hinoki, di abeti ecc.) sono statali e strettamente controllate da un apposito organismo governativo allo scopo di non depauperare eccessivamente le risorse nazionali. La produzione di legname, largamente utilizzato come materiale da costruzione e per pasta da carta, è alquanto limitata: si ricorre quindi in larga misura a legname d'importazione.

 

Allevamento. Come nella maggior parte dei Paesi dell'Estremo Oriente, anche in Giappone il ruolo dell'allevamento è molto limitato; d'altronde estremamente esigue sono le aree a prato e a pascolo permanente, pari ad appena l'1,7% del territorio nazionale. Tuttavia, in relazione alle già menzionate trasformazioni indotte dalle richieste urbane nel settore dell'alimentazione, e in modo specifico per la sempre crescente domanda di carni e latticini, il Giappone dispone oggi, soprattutto per bovini, di complessi zootecnici moderni e assai razionali; dipende invece per lo più dai piccoli agricoltori il tradizionale allevamento di suini e quello importantissimo dei volatili da cortile.

 

Pesca. La pesca, nonostante la decisione presa nel 1976 da parte di molti Paesi di creare delle zone di pesca esclusiva, resta un settore di grandissima importanza per l'economia giapponese; il Giappone è ai primi posti nel mondo per il pesce pescato. L'attività è organizzata in modo moderno, con tecniche d'avanguardia e sperimentazioni con le quali si cerca di valorizzare tutte le possibili risorse del mare, che per il Giappone, Paese insulare, è ovviamente uno spazio vitale. La pesca è praticata sia da numerosissime imprese di piccole dimensioni, che la esercitano però lungo le coste (gamberi, sgombri, molluschi ecc.), sia da imponenti complessi industriali, cui si deve oltre il 70% dell'intero pescato. Questi complessi sono attrezzatissimi, con potenti flottiglie di battelli che solcano non solo i mari giapponesi, ma spaziano nel Pacifico, specie nella sezione settentrionale (dove peraltro le delimitazioni delle aree di pesca, basate su accordi internazionali, hanno posto un certo freno alle"in vasioni" dei pescatori giapponesi) e che si spingono anche nell'Atlantico e nei mari antartici. Nei mari giapponesi le zone di pesca migliori sono quelle dove si incontrano la Curoscivo e la Ogascivo, ricche insieme di fauna ittica di acque tropicali e di acque fredde; qui si catturano salmoni, merluzzi, aringhe ecc., mentre nelle altre aree predomina il tonno. I porti di pesca attrezzati sono numerosi lungo le coste dell'Hokkaido, dell'Honshu e del Kyushu e a essi sono annesse grosse industrie conserviere. Molto redditizia è anche la caccia alla balena per la quale il Giappone dispone di una flotta ben attrezzata; anche se è prevista la cessazione di questa attività (un trattato del 1988 ammette la caccia alle balene solo per scopi scientifici). Alla pesca si aggiungono altre attività di sfruttamento del mare, tra cui la raccolta delle perle naturali e la coltivazione delle ostriche perlifere (vivai a Toba) per la quale i Giapponesi vantano la priorità mondiale. Rilevanza ha assunto anche la raccolta delle alghe usate per l'alimentazione. Circa l'importanza della pesca per il Giappone può essere indicativo il fatto che oltre il 50% delle proteine animali di cui si alimenta la popolazione è rappresentato dai prodotti del mare.

 

Risorse minerarie. Come si è detto, le risorse minerarie del Giappone sono piuttosto limitate, comunque largamente insufficienti rispetto alle richieste del suo potente apparato industriale. Gli unici minerali metalliferi di cui esistono buoni giacimenti sono quelli di zinco (Giappone è il maggior produttore asiatico) e di rame; di minor rilievo sono quelli di piombo, oro, argento, stagno, cromo, manganese, tungsteno, mercurio ecc. Inconsistenti sono le risorse di minerali ferrosi che debbono essere importati in quantità notevolissima da varie parti del mondo. Tra i minerali non metalliferi, buoni sono i giacimenti di zolfo. Per quanto riguarda le risorse energetiche, il Giappone dispone quasi unicamente di carbone, non però di eccelsa qualità e neppure di facile estraibilità. I maggiori giacimenti si trovano nel Kyushu e nell'Hokkaido e il loro sfruttamento è stato spesso assicurato solo per l'intervento del governo. Il petrolio è presente in quantitativi scarsissimi, del tutto irrisori rispetto all'enormità dei consumi nazionali: i giacimenti lungo le coste nord-occidentali dell'Honshu; nella stessa zona si ricava anche gas naturale. Per garantirsi l'approvvigionamento delle materie prime di cui necessita, il Giappone sta attuando con successo una politica economica di forti investimenti proprio nei Paesi produttori di materie prime; in particolare per il petrolio, che da solo concorre per oltre 1/3 al valore complessivo delle importazioni, la dipendenza dall'estero è pressoché totale. Ovviamente il rifornimento è di fondamentale importanza per un Paese eminentemente industriale come il Giappone.

 

Energia elettrica. Il potenziale idrico, sfruttato più o meno interamente nei limiti della convenienza, fornisce il 10% del totale; per ridurre la dipendenza energetica dall'estero, il Giappone ha potenziato il proprio apparato elettronucleare, che fornisce quasi il 30% dell'energia prodotta. La restante produzione è riservata alle centrali termiche che operano con petrolio d'importazione.

 

Industria di base. Il Giappone è al secondo posto nel mondo per la produzione di acciaio e per quella di ghisa e ferroleghe, in entrambi i casi preceduto dalla Cina. La distribuzione dei complessi siderurgici è piuttosto vasta, comunque le aree più privilegiate restano quelle costiere collegate ai grandi centri marittimi d'importazione, in particolare la zona di Tokyo-Yokohama, di Osaka-Kobe e di Hiroshima. Quanto alle lavorazioni metallurgiche, di notevole rilievo è quella dell'alluminio, che poggia interamente su bauxite d'importazione; il Giappone è al secondo posto su scala mondiale, dopo gli Stati Uniti, per il rame (grande centro di produzione a Onahama), mentre per lo zinco è al terzo posto dopo Cina e Canada; elevate sono anche le produzioni di piombo, magnesio ecc.

 

Industrie navali e automobilistiche. Potentissimo è il settore cantieristico, legato alle necessità vitali del Giappone, nettamente al primo posto in questo campo, largamente rappresentato da navi da trasporto e da petroliere giganti; i cantieri maggiori, direttamente legati all'industria siderurgica, sono quelli di Kobe, Nagasaki, Yokohama, Aioi, Osaka, Hiroshima ecc. In espansione nel corso degli ultimi anni anche l'industria automobilistica, rappresentata da fabbriche (come la Toyota, la Nissan ecc.) che riescono a esportare in tutto il mondo. La dislocazione dell'industria automobilistica è legata ai grandi centri industriali della costa dell'Honshu (Tokyo-Yokohama, Nagoya, Fuijsawa, Osaka, Ikeda ecc.). Molto importante è anche l'industria del ciclo e del motociclo.

 

Industrie di precisione. L'industria di precisione è forse la più peculiare del Giappone ed è il risultato di una oculatissima scelta economica, dato che i prodotti sono molto elaborati o poco ingombranti, mentre la fabbricazione richiede numerosa e qualificata manodopera. Strumenti ottici giapponesi, tra cui soprattutto macchine fotografiche e cinematografiche, binocoli, microscopi, proiettori, strumenti geodetici ecc. sono diffusi in tutto il mondo insieme con i prodotti dell'industria radiotecnica (apparecchi radio e televisori) e con gli orologi. Affermati anche i calcolatori e in genere i prodotti dell'industria elettronica.

 

Industrie chimiche e cementifere. Non meno poderosa è l'industria chimica, che dispone di numerosi impianti, pure in larga misura dislocati presso i centri portuali; tra le principali produzioni del settore si annoverano quelle dell'acido solforico, della soda caustica, delle materie plastiche e resine artificiali, dei fertilizzanti azotati, quindi di coloranti, prodotti farmaceutici ecc. Anche l'industria della gomma è ottimamente rappresentata (principali impianti a Kobe, Tokyo e Osaka) in gran parte impiegato per i pneumatici e per le calzature. Un altro settore dell'industria di base in enorme sviluppo è quello cementifero.

 

Altre industrie. In espansione è altresì l'industria della carta, anche se oggi si approvvigiona soprattutto all'estero. Il Giappone è tuttora uno dei massimi fornitori mondiali di fibre e di tessuti, benché rispetto ad altri e più dinamici settori produttivi l'industria tessile abbia visto diminuire la propria importanza; comunque la tendenza in atto è quella di installare in altri Paesi, dove la manodopera lavora a costi bassissimi (Hong Kong, Taiwan ecc.), nuovi stabilimenti controllati dal capitale giapponese. Il settore tradizionale è ancora quello del setificio, ma assai più rilevante è il campo delle fibre tessili artificiali e sintetiche; relativamente limitato è il lanificio, mentre sviluppatissimo è il cotonificio, con centro principale a Osaka. Sono molto attive la fabbricazione delle ceramiche (celebri quelle di Seto presso Nagoya) e l'industria vetraria, che trova nel Paese gran parte della materia prima occorrente. L'industria alimentare comprende zuccherifici, numerosi conservifici del pesce, fabbriche di conserve di frutta e verdura ecc. Nel settore delle bevande alcoliche elevata è naturalmente la produzione di sake , ma enormemente sviluppato è il birrificio; fiorente infine è la manifattura del tabacco, che produce sigarette e quantitativi elevatissimi di sigari, tabacco ecc.

 

Comunicazioni. La frammentazione insulare e il notevole sviluppo orografico hanno costituito in Giappone un forte ostacolo alla realizzazione di una unitaria rete di vie di comunicazione; fin dai secoli più lontani la trama delle comunicazioni stradali (oggi anche di quelle ferroviarie) si articolò lungo le coste, sulle quali ebbe sempre i suoi nodi principali. Comunque il Paese è dotato oggi di un sistema sufficientemente organico di vie di comunicazione, anche se non forse all' altezza della sua globale economia. Le ferrovie sono gestite da società private si sviluppano per 20.251 km e hanno la loro massima concentrazione nelle aree convergenti sulle grandi città che, per i trasporti urbani, si avvalgono ampiamente di metropolitane; celebri sono alcuni treni assai veloci, in particolare quelli in servizio sulla cosiddetta linea del Tokaido, tra Osaka e Tokyo. Honshu è naturalmente l'isola meglio servita; ma numerosi ferry-boat e tunnel sottomarini assicurano raccordi ferroviari nell'intero arcipelago; inoltre dal 1979 il Giappone può contare sulla più lunga galleria ferroviaria del mondo, la Daishimizu, di oltre 22 km, che sottopassa la catena dell'Honshu centro-settentrionale. Come si è detto, anche le strade, che si sviluppano complessivamente per oltre 1 milione di km, di cui più di 830.000 asfaltati, si snodano per lo più lungo i litorali allacciando tra loro le città costiere (esistono tuttavia anche numerose arterie trasversali) e sopportando un movimento di ben 65 milioni di autoveicoli. Nel 1998 è stato aperto al traffico il viadotto di quasi 4 km che collega Kobe con l'isola di Awaji: è il ponte sospeso più lungo del mondo.

 

Porti. Dimensioni gigantesche e attrezzature tecnologicamente d'av anguardia hanno naturalmente i principali porti, il cui movimento è veramente poderoso; tra i maggiori scali marittimi, tutti con oltre 100 milioni di t annualmente sbarcate e imbarcate, sono Chiba, Kobe, Yokohama e Nagoya; di poco inferiore è il porto di Kawasaki. Gran parte del traffico marittimo è svolto da navi giapponesi che battono tutte le rotte del globo, ma specialmente quelle del Pacifico; la marina mercantile nazionale dispone di circa 10.000 navi, ed è preceduta solo da quelle della Liberia e di Panamá, Paesi che notoriamente hanno pressoché solo formalmente una propria flotta. Per le comunicazioni aeree internazionali il Giappone si avvale della compagnia Japan Air Lines (JAL), che effettua collegamenti diretti in tutto il mondo, includenti le rotte transpolari e transiberiane; esistono numerosissime altre compagnie minori, tra cui la più importante, destinata ai servizi interni, è la All Nippon Airways. I maggiori aeroporti sono quelli internazionali di Tokyo (Narita) e di Osaka.

 

Commercio. Il commercio estero è forse il settore più straordinariamente organizzato dell'intero sistema economico giapponese. Elemento non meno straordinario, l'avanzata dei prodotti giapponesi pare praticamente inarrestabile anche nei Paesi altamente industrializzati, che pure sono, chi più chi meno, tutti in piena crisi recessiva; sono comunque in forte progresso anche gli scambi con il Medio Oriente, la Cina e vari Paesi in via di sviluppo. Principale partner commerciale restano tuttavia gli Stati Uniti, seguiti da Cina, Australia e Corea del Sud per le importazioni, Hong Kong, Corea del Sud e Singapore per le esportazioni. Il Giappone esporta soprattutto ferro e acciaio, autoveicoli, naviglio, strumenti ottici, apparecchi radio e televisori, manufatti metallici, motociclette, fertilizzanti, fibre sintetiche, tessuti e prodotti dell'abbigliamento, mentre importa in prevalenza petrolio, minerali metalliferi, legname e altre materie prime, prodotti agricoli. La bilancia commerciale è spesso attiva o comunque registra dei passivi piuttosto contenuti; la bilancia dei pagamenti può contare sui colossali interessi che provengono dai sempre più rilevanti investimenti in numerosi Stati del Terzo Mondo, ma altresì in molti Paesi altamente industrializzati. Quanto al turismo, molti sonogli stranieri che annualmente visitano il Giappone, ma assai più alto è il numero dei Giapponesi che si recano all'estero.