Ambiente umano

Popolamento. L'occupazione umana del Giappone è avvenuta attraverso vicende complesse e non ancora ben chiare. Secondo vari studiosi, le genti giapponesi derivano dalla fusione di gruppi autoctoni Ainu con immigrati cinesi e malesi; secondo altri, da genti paleosiberiane fusesi con gruppi tungusi, coreani e cinesi; alcuni ritengono che l'origine dei Giapponesi sia da ricollegarsi alle migrazioni dei più antichi gruppi asiatici del Nord-Est dai quali derivano gli Amerindoidi e i Polinesiani. È certo, comunque, che nel VI secolo si erano caratterizzati due gruppi fondamentali, uno affine al tipo sinico (dolicocefalo ad alta statura) e l'altro al tipo sudmongolico (brachicefalo a bassa statura). Per quanto riguarda i processi inerenti all'accu lturazione del Paese, sono state individuate correnti culturali e di popolamento provenienti non solo dalla Cina (attraverso il "ponte" della Corea) ma anche dall'Insulindia. La cultura neolitica di Jomon ha posto le prime basi dell'organizzazione umana, che si configurò in forme più precise con la successiva cultura di Yayoi, cui si connette l'ultima grande ondata immigratoria di genti del continente, quelle che hanno definito i caratteri del popolo giapponese. Con la cultura di Yayoi si ebbe anche l'introduzione della risicoltura, così com'è praticata in tutta l'Asia sinica e monsonica.

Unificazione e feudalesimo. Le principali aree di insediamento furono nell'Honshu centro-meridionale e nel Kyushu; ben presto il maggior centro di gravitazione di quell'originaria occupazione divenne il bacino di Nara. Ciò rese possibile, nel VII secolo d.C., quel processo di unificazione che si espresse nel primo dominio imperiale, esteso su gran parte della sezione centro-meridionale dell'arcipelago. Con tale organizzazione politico-economica si realizzò quel sistema di occupazione delle terre, fondato sul sistema jori (divisione geometrica del territorio, cui corrisponde una parcellazione regolare a base modulare dei campi e corrispondente distribuzione degli insediamenti) che ha lasciato tracce sino a oggi nel paesaggio nipponico. Con la civiltà di Heian, che dominò il Paese tra l'VIII secolo e il XII, si ebbe un'espansione della popolazione giapponese verso nord e la costituzione di una trama territoriale molto ampia, con il suo vertice a Kyoto. Fu un periodo economicamente prospero e la popolazione raggiunse, secondo alcune valutazioni, i 6 milioni di abitanti; ma proprio la conquista e la colonizzazione di nuove terre, assegnate a principi e a capi militari, posero le basi di quel feudalesimo che lasciò, fino al secolo scorso, tracce incancellabili nelle strutture territoriali. Tale organizzazione aveva il suo fulcro nelle città dei daimyo (i signori feudali) dominate da un castello intorno al quale erano i quartieri dei samurai, degli artigiani e dei commercianti. Nell'epoca dei Tokugawa, che irrigidì l'organizzazione politico-economica del Paese, il fulcro dell'impero si spostò a Edo, la futura Tokyo: essa contava nel XVIII secolo circa un milione di abitanti e probabilmente era già a quel tempo la più popolosa città del mondo. Tuttavia il Giappone conobbe, sotto il dominio imperiale, un lungo ristagno demografico, dovuto alle pessime condizioni della vita nelle campagne e al quale contribuì anche la brutale pratica del mabiki, il soffocamento dei neonati, in uso presso i contadini più poveri.

Sviluppo demografico. La restaurazione Meiji portò un soffio di vitalità nuova nel Paese: l'economia, non più soggetta alle restrizioni feudali, ebbe impulsi immediati, che si misurarono non solo nei centri urbani attivati da nuovi interessi commerciali e industriali, ma anche nel mondo rurale. Ebbe inizio in quest'epoca l'effettiva colonizzazione dell'Hokkaido fino allora rimasto pochissimo popolato (in maggioranza la popolazione era costituita da Ainu), con non più di 30.000 abitanti. L'immigrazione verso l'isola più settentrionale iniziò in forme massicce verso la fine del secolo, introducendo annualmente sino a 60.000 persone. Notevole fu anche la crescita dell'urbanesimo, la quale poi esplose, in tutto il suo parossismo, verso la fine del secolo. Al primo censimento, eseguito nel 1872, la popolazione giapponese ammontava a 34,8 milioni di abitanti. Essa aumentò successivamente in modo rapido, per effetto delle migliorate condizioni di vita del Paese. Nel 1920, cioè dopo circa mezzo secolo dal primo censimento, la popolazione risultò accresciuta del 56%, anche se nel frattempo il Giappone aveva perduto un certo numero di abitanti con le emigrazioni verso l'America anglosassone, le Hawaii e l'America Meridionale (però l'emigrazione più massiccia verso l'America Meridionale si verificò più tardi, negli anni Trenta, quando raggiunsero il Brasile ben 900.000 Giapponesi) a causa del forte incremento demografico. Gli sviluppi demografici subirono un repentino arresto durante gli anni di guerra 1944-45, sia per ridotta natalità sia per l'elevata mortalità dovuta alle perdite in guerra e ai bombardamenti nelle grandi città. Queste perdite sono state in parte bilanciate, alla fine della guerra, dai rimpatri dei numerosi Giapponesi che si erano stabiliti in Manciuria, a Formosa e in altri Paesi dell'Estremo Oriente. Negli anni 1946-47 vi è stato un forte e improvviso rialzo della natalità (34%), via via diminuita successivamente, al pari con la mortalità; la "maturità" del Paese ha portato così a una riduzione dell'incremento demografico.

Urbanesimo. In generale i maggiori insediamenti si hanno nella fascia litoranea e ciò perché l'interno del Paese è montagnoso e poco agevole; l'organizzazione territoriale ha i suoi perni nelle metropoli della costa, sviluppatesi in rapporto alle loro attività commerciali e industriali, dove si elaborano cioè quei prodotti che stanno alla base dell'economia giapponese. Questo "riversamento" sulle coste degli uomini e delle attività vale per tutte le isole, ma in particolar modo per Honshu. Alle forti densità del litorale del Pacifico fanno riscontro i valori relativamente più bassi della costa del Mar del Giappone, dove pochi sono invece i grandi centri urbani. Le zone più spopolate sono quelle interne montagnose dell'Honshu e soprattutto dell'Hokkaido. La popolazione rurale vive ancor oggi nel buraku, il tipico villaggio nipponico, che conserva in molti casi quegli aspetti tradizionali legati a una precisa e, in certa misura, autonoma organizzazione. Il buraku è formato in generale da abitazioni compatte e fa capo al tempio scintoista. Alle epoche di colonizzazione imposta si devono i numerosi villaggi di strada e i villaggi inquadrati entro la maglia delle divisioni jori del terreno.

Città. Nel campo dell'urbanesimo il Giappone conta un primato mondiale, quello di avere in Tokyo la più popolosa città del mondo, la grande rivale di New York. La capitale, che nella sua baia ospita uno dei porti più attivi del mondo, è la più settentrionale delle grandi città che si allineano lungo la costa orientale dell'Honshu: Kyoto, Osaka, Kobe, Nagoya, Shizuoka, Kawasaki, Yokohama ecc. Nell'ambito del complessivo schieramento urbano si possono individuare delle conurbazioni distinte, tra cui si impongono quella che fa capo al triangolo di Kyoto-Osaka-Kobe, quella di Nagoya-Gifu, quella di Tokyo-Yokohama. Altre concentrazioni si trovano lungo le coste del Kyushu; la principale è quella che fa capo a Kitakyushu-Fukuoka, cui si associa la città di Shimoneseki nella vicina estremità dell'Honshu sud-occidentale; quelle di Nagasaki e Sasebo, di Kumamoto e di Kagoshima. Relativamente meno sviluppato è l'urbanesimo del Shikoku, dove le città maggiori (Takamatsu, Matsuyama) si allineano sulla costa del Mare Interno. Nel nord dell'Honshu (Tohoku) grossi centri sono gli sbocchi portuali di Sendai, Akita e Aomori, la quale ultima funge da tramite tra Honshu e Hokkaido. Le città di quest'isola sono tutte recenti ma già sviluppatissime, come Hakodate, dirimpetto ad Aomori, e Sapporo , nella più popolosa pianura dell'isola. Le città giapponesi hanno volti e strutture più o meno eguali. Molte di esse sono sorte come sedi feudali e sono dominate dal castello del daimyo, che è considerato il centro simbolico, al di fuori del quale non esistono nuclei coordinatori del tessuto urbano (paragonabili, per esempio, alla piazza centrale delle città occidentali). La città è formata da una giustapposizione di quartieri con funzioni diverse, che li qualificano: così la Ginza, a Tokyo, è il grande e vivace quartiere degli affari. Alla funzionalità per quartieri si aggiunge quella generale delle città nell'ambito del Paese. In tale quadro Tokyo fa parte a sé per il suo ruolo molteplice, la dimensione mondiale dei suoi interessi culturali, commerciali, industriali, finanziari.