La natura: benessere intangibile in regalo

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Non servono studi per accorgercene, basta l’esperienza. Lo stare in natura è curativo. Non solo perché, come scriveva Thich Nhat Hanh nella sua Lettera d’amore alla Madre Terra, noi siamo Natura. Ma perché lo viviamo in maniera diretta: il desiderio di una boccata d’aria fresca, di una passeggiata nel bosco, di qualche ora in giardino o nell’orto, di un po’ di relax su una coperta in un prato o nel parco cittadino. Quello con la natura non è solo un rapporto di fornitura di beni come acqua, materie prime, cibo, ma è anche un contatto che attutisce dubbi, preoccupazioni, malesseri per fare spazio alla serenità. Pur sperimentandolo a livello personale, sembra però che non ci si creda fino in fondo: di fatto facciamo infatti molto poco per preservare quella natura che continua a regalarci gratuitamente e incondizionatamente una condizione desiderata e pur apprezzata di benessere. 

Proviamo allora con i risultati di un recente studio a vedere se riusciamo a convincercene. In particolare quello dell’Università di Tokyo e del suo Programma in Scienze della Sostenibilità insieme all’Istituto per le Iniziative future (IFI), nel quale i ricercatori hanno rivisto in maniera sistematica oltre 300 articoli sui servizi culturali ecosistemici e reso possibile l’individuazione dell’impatto della natura sull’uomo in termini di benessere non materiale. Un’operazione trasversale che ha permesso di identificare 16 meccanismi o tipologie di connessione, come quella estetica o quella ricreativa, attraverso le quali le persone sperimentano questi effetti in termini spirituali, di salute, creatività, formazione. Si è così riordinato un ambito di ricerca con contributi finora frammentari per metodi, unità di misura, luoghi e aspetti demografici, dati importanti ma che rendevano difficile identificare dei modelli e degli aspetti comuni che influenzassero il benessere dell’uomo in maniera trasversale e universale. 

Uno studio che i ricercatori stessi ammettono ancora come incompleto, soprattutto perché non esplora in maniera adeguata i possibili contributi che potrebbe apportare l’esperienza delle comunità indigene, società caratterizzate molto più della nostra da un profondo e rispettoso contatto con la natura, ma in ogni caso uno strumento che potrebbe diventare un riferimento importante per una politica che non guardi esclusivamente al benessere dei singoli individui, ma anche ai suoi risvolti in termini comunitari, dispiegati attraverso la cura e la protezione anche di benefici intangibili.

La municipalità di Tokyo ha già raccolto questo invito, dando mandato ai ricercatori di esplorare gli effetti dei benefici culturali ecosistemici negli spazi urbani, follow-up di uno studio che punta a rilevare sul campo le intersezioni tra natura e benessere umano, nella speranza che una migliore comprensione delle molte connessioni che legano l’uomo alla natura diventi per i decisori politici occasione di disegnare interventi appropriati non solo per proteggere e gestire al meglio la sostenibilità degli ecosistemi, ma anche per valorizzarne le connessioni con il ben-essere dell’uomo.

Quello dell’Università di Tokyo è un lavoro che interseca altre ricerche legate al rapporto tra uomo e natura, come per esempio una ricerca condotta dal Dipartimento di Architettura del paesaggio della National Chin-YI University of Technology di Taiwan, che rileva per esempio come le piante d’appartamento non siano solo un abbellimento estetico per le case senza uno spazio esterno come un giardino o un orto (i dati statistici del Regno Unito, per esempio, ci dicono che in questa situazione versano per lo più giovani e minoranze etniche), ma anche un supporto prezioso al miglioramento della nostra salute mentale. Un mancato accesso alla natura, anche minimo, è stato collegato a sintomi di depressione, ansia, asma, difficoltà cardiovascolari e impoverimento delle funzioni immunitarie. Dall’altro lato, l’attività di cura del verde (giardini o piante da interno) migliora la sensazione di benessere e abbassa i livelli di stress, aumentando le emozioni positive al pari di un’uscita in bicicletta o di una passeggiata.

Benefici dunque, quelli che le piante ci offrono, che vanno oltre l’assorbimento di sostanze inquinanti come emissioni di CO2 conseguenti a numerose attività umane, diossido di azoto derivante dal traffico, particelle sottili della polvere e composti organici volatili come quelli emessi dall’utilizzo di deodoranti, detersivi, prodotti per la casa, vernici. Anche solo stare in presenza di piante, a casa o a lavoro, non solo aumenta l’umidità dell’aria e previene la formazione di virus, funghi e irritazioni agli occhi, alla pelle, alla gola e al naso, ma aumenta anche il senso generale di benessere e le prestazioni cognitive che includono focalizzazione, selezione, uso della memoria, sopportazione del doloree i dati migliorano se le piante sono verdi, con foglie dense e tondeggianti (per nulla da denigrare l’effetto benefico di un sempliceEpipremnum aureum, noto come il comune Pothos). Effetti che possiamo intuire si amplino anche con un aumento del senso di connessione, soddisfazione, fascino, resilienza e superamento dei traumi.

Che sia un hobby dentro casa o un tempo trascorso in foresta o nel bosco, la natura è qui per incoraggiarci all’equilibrio, alla resilienza, all’espressione, alla cura, regalandoci benefici che saranno spesso intangibili, ma che ci faranno toccare con mano un senso profondo di pienezza e realizzazione.

Anna Molinari

Giornalista freelance e formatrice, laureata in Scienze filosofiche, collabora con diverse realtà sui temi della comunicazione ambientale. Gestisce il portale www.ecoselvatica.it, progetto indipendente di divulgazione filosofica in natura attraverso laboratori e approfondimenti. È istruttrice Master CSEN di Forest Bathing. A dicembre 2020 è uscito il suo primo libro, Ventodentro. Come redattrice di testata si occupa principalmente di tematiche legate a fauna selvatica, aree protette e tutela del territorio e delle comunità locali.

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