La Campagna 0,70 incassa il favore di tutte le sigle politiche

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Domani si vota e il dibattito politico si fa vivace, anche su un tema caro alle principali organizzazioni della società civile: la cooperazione internazionaleLe risorse destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo sono oggetto della cosiddetta “Campagna 070”, un anno fa lanciata per far pressione sul Parlamento affinché stanzi lo 0,70% del PIL all’aiuto pubblico allo sviluppo. Un traguardo che appare difficile, in quanto l’Italia devolve oggi appena lo 0,22% del PIL, per di più includendo i fondi impiegati nella gestione dei migranti in arrivo nel Belpaese. Si è anni luce lontani dagli impegni assunti dall’Italia nelle sedi internazionali già nel 1970, ovvero più di 50 anni fa, e rilanciati anche dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Se la cooperazione internazionale “è parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia” (art. 125 della legge del 2014), tanto da modificare in questa prospettiva anche la denominazione stessa della Farnesina, da Ministero degli Affari Esteri a Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, perché non trasporre in capitolo di spesa del bilancio tale affermazione legislativa? Domanda probabilmente retorica quella di Ivana Borsotto di FOCSIV ma dà il senso della volontà delle organizzazioni che supportano la Campagna di organizzare lo scorso 21 settembre, pressoché esattamente a un anno di distanza dal suo avvio, un webinar online per orientare l’elettore, o meglio, per far prendere un impegno ai singoli partiti sul tema. Una volta eletti quali saranno le loro priorità in termini legislativi e di spesa? Sono intenzionati ad adottare una norma che impegna a destinare, entro il 2030, lo 0,70% del PIL alla cooperazione internazionale? Questa la domanda posta ai candidati e le risposte dei candidati non hanno deluso: tutti i partiti si sono detti favorevoli agli aiuti allo sviluppo e anche a un loro aumento. Pur con diverse sfaccettature e anche se spesse volte non si parla affatto di cooperazione internazionale all’interno dei programmi elettorali, attentamente analizzati da Oxfam Italia per lo meno in quanto al tema dell’immigrazione.

La lista Azione-Italia Viva non ha inserito il tema nel suo programma nonostante l’interesse sviluppato dall’allora governo Renzi per la cooperazione internazionale come elemento centrale della politica estera dell’Italia. Oltre a lavorare per un maggiore coordinamento europeo in tal senso, Lisa Noja ammette con sincerità di rilevare la mancata connessione tra un aumento delle spese militari e una diminuzione (o un ristagno) degli investimenti nella cooperazione internazionale: anche prima del recente conflitto in Ucraina non vi era alcuna correlazione fra questi due budget. 

Interessante come invece nel programma di Fratelli d’Italia vi sia una sezione dedicata alla cooperazione internazionale seppure travisata come politica migratoria e volta ai rimpatri. Nel webinar Maria Teresa Bellucci parla di necessario rapporto di solidarietà tra le nazioni e di forte credo del partito nella cooperazione internazionale come strumento di riequilibrio e di attenzione alle condizioni di estrema fragilità, per evitare forme di neocolonialismo.

Benedetto della Vedova di Più Europa è l’unico partito a citare nel suo programma l’Agenda 2030 dell’ONU di sviluppo sostenibile e a promettere chiaramente un passaggio dallo 0,2 allo 0,7% del PIL nel corso della legislatura, banalmente perché è un elemento fondamentale di politica estera di cui i continenti, quale quello africano su cui insiste la cooperazione internazionale, sono strategici.

Demos, Democrazia Solidale, con Paolo Ciani ritiene l’obiettivo dello 070 percorribile secondo un tradizionale posizionamento del Paese come mediatore tra Stati; sostiene l’importanza di un cambiamento dell’opinione pubblica che appare sempre più racchiusa su stessa e priva di uno sguardo ampio e globale. La predicazione del “pensa a te stesso” ha avuto un impatto determinante sulla percezione della cooperazione internazionale: va quindi fatta anche formazione e informazione.

La cooperazione internazionale ha un ruolo centrale anche nella sezione di politica estera del programma della Lega. Proposte concrete che, come evidenzia la delegata Margherita Saltini, sono state elaborate con il supporto di associazioni della società civile. Un vero e proprio soft power quello della cooperazione internazionale che va attivato in maniera profondamente diverso rispetto ad oggi con una partecipazione attiva del privato, non solo dello Stato e delle organizzazioni non governative. Quindi l’aumento dei fondi è possibile e anzi auspicabile.

Priorità assoluta anche per Yana Ehm di Unione Popolare, come già dimostrato nella precedente legislatura. Guardare con i propri occhi quanto può essere fatto con gli aiuti allo sviluppo è essenziale per ben capire come operare e quali prospettive ci sono. 

Forza Italia, con un video-messaggio di Antonio Palmieri, esprime il favore per la cooperazione pur ammettendo, ed è l’unico, le possibili difficoltà di attivazione in questi anni di crisi economica. 

Erasmo Palazzotto del Partito Democratico cerca di demonizzare la cooperazione internazionale come un impegno solidaristico ma a interpretarlo come un capitolo di investimento della nostra politica estera. Pace-sostenibilità-diritti umani sono intesi come pilastri della cooperazione internazionale italiana e di conseguenza va data loro rilevanza attraverso una seria politica di cooperazione internazionale. 

Assolutamente a favore della campagna070 anche Movimento 5 Stelle (Maria Edera Spadoni), Impegno Civico (Bruno Tabacci) e Alleanza Verdi Sinistra (Laura Ciacci) per opportunità politica e come necessario bagno di realtà.

Non desta sorprese questo amore per la cooperazione internazionale in un teso clima pre-elettorale. Sorprenderà senz’altro se verrà dato a seguito all’impegno assunto. Ma ce lo auguriamo di certo, dopo quasi 50 anni. Un passetto per volta: primo passo approvazione della finanziaria 2023 con un aumento degli aiuti allo sviluppo.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è presidente della cooperativa EDU-care e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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