Italia: quanto costa il rifiuto

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In virtù della crisi si invocano tagli alla spesa pubblica e la manovra Finanziaria pare risparmiare su tutto. Proprio tutto? In realtà le risorse per il “contrasto dell’immigrazione illegale”, circa 178 milioni di Euro all’anno, non mancano.

“Per chi pensa che la garanzia dei diritti umani non sia un costo, ma un principio inderogabile, scriverne è a dir poco imbarazzante - spiega Grazia Naletto della campagna Sbilanciamoci - ma in tempi in cui tutto viene monetizzato è forse utile ricordare che la politica del rifiuto (i respingimenti, i trattenimenti nei Cie, le espulsioni, la cooperazione con i paesi di origine), non è una necessità, ma una scelta costosa e inefficiente se rapportata agli scopi che si propone di raggiungere”.

Certo il problema etico è importante e prioritario e vale la pena ricordare come La Caritas al pari di organizzazioni, quali il Consiglio d’Europa e l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, hanno spesso preso fermamente posizione contro la pratica dei “respingimenti” italiana, rilevando come “l´iniziativa italiana sia illegale e mini totalmente il diritto di ogni essere umano ad ottenere asilo”. Ma non solo. Se, come ricorda Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas, “occorre rendersi conto che quello dell'immigrazione è un fenomeno complesso e che un’unica tipologia di interventi, come appunto i respingimenti, alla lunga produrrà effetti fallimentari'' è necessario e doveroso chiedersi quanto costa questo fallimento.

Difficile fare una stima del costo annuo medio della “politica del rifiuto”, ma per Sbilanciamoci “mettendo insieme tutti i dati disponibili sugli stanziamenti del sistema, destinati solo alla costruzione e gestione degli ex Cpt, dal 1999 al 2011 raggiungiamo un importo complessivo di 985,4 milioni di euro (in media circa 75 milioni l’anno)”. Intensa anche la sola iniziativa dell’attuale governo che con l’ultima finanziaria ha stanziato complessivamente per la lotta all’immigrazione illegale (introduzione del reato di ingresso soggiorno illegale, Cie e esecuzione delle espulsioni) “287milioni e 618mila euro”. Gli allegati alla finanziaria 2011 evidenziano poi “uno stanziamento di 111 milioni di euro per il 2011, di 169 milioni per il 2012 e di 211 milioni di euro per il 2013”.

Alle risorse sinora considerate vanno aggiunte quelle necessarie per garantire la vigilanza nei centri, “circa 1.000 operatori a 32.875 euro l’anno per operatore”, quello sostenuto per l’esecuzione dei rimpatri (noleggio vettori e personale di polizia che esegue l’accompagnamento) e quello per il controllo straordinario di mari e frontiere.

Se questi due ultimi capi di spesa si rifanno al programma pluriennale di gestione del Fondo europeo per i rimpatri che supporta gli stati membri, entrambi non sono a costo zero per l’Italia. Sbilanciamoci ricorda che “il cofinanziamento dichiarato dallo stato italiano, per i rimpatri, è pari a 40milioni e 318mila euro”, mentre il programma pluriennale per il controllo delle frontiere conta “194 milioni e 809mila euro”.

Risorse a cui devono aggiungersi quelle gestite dall’agenzia europea Frontex (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea attiva dal 2004) che tra il 2006 e il 2009 ha visto l’impegno di “219 milioni e 828mila euro, con una crescita esponenziale che ha portato i 19,1 milioni del 2006 agli 88,2 del 2009”.

Non male, per una necessità che per Melting Pot Europa, promotore di una campagna contro i respingimenti attraverso un esposto penale .pdf, “rischia quotidianamente di violare le norme costituzionali, le norme comunitarie e quelle internazionali” e che ha spinto più volte dal 2004 ad oggi Amnesty International, ICS-Consorzio italiano di solidarietà e Medici Senza Frontiere a chiedere “al ministro dell'Interno di chiarire urgentemente alcuni aspetti delle procedure adottate”.

La Libia oggi è uno dei fronti più caldi di questa battaglia per i diritti umani, ma ad accompagnare le atrocità di “Come un uomo sulla terra”, non possiamo non pensare che “considerando solo le risorse ricordate - conclude Sbilanciamoci - la cattiveria del nostro ministero degli Interni oltre a ledere diritti umani fondamentali ci costa molto, in media almeno 178 milioni l’anno. Libia esclusa”. Esclusi, quindi, anche i 5 miliardi che Mu'ammar Gheddafi richiede periodicamente.

A bene vedere, secondo Caritas, gli italiani residenti all'estero sono 4.028.370 e rappresentano il 6,7% della popolazione italiana. Un numero quasi pari agli immigrati residenti in Italia. È quanto emerge dalla V edizione del ''Rapporto Italiani nel Mondo 2010'' della Fondazione Migrantes. Si deduce che gli immigrati che sono entrati in Italia hanno, sino ad oggi, rimpiazzato gli italiani emigrati dall’Italia, esenti, peraltro, da politiche cattive e costose. È grazie a chi è riuscito ad “entrare comunque e nonostante” che l’Italia gode, oggi, di un saldo attivo. Una timida crescita che fa ben sperare.

Alessandro Graziadei

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