Italia: ancora tagli al servizio civile

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Con la sentenza storica n. 164 del 24 maggio 1985, la Corte Costituzionale riconobbe pari dignità al servizio militare e civile. Entrambi i servizi furono ritenuti modi diversi per realizzare l’unico dovere di difesa della patria sancito dalla Costituzione. Nonostante ciò, i fondi destinati al Servizio Civile Nazionale istituito nel 2001, e quindi alla difesa non armata e nonviolenta della patria, sono incomparabilmente minori rispetto a quelli destinati alla difesa armata. I recenti tagli aumentano ulteriormente questo immenso gap e mettono a repentaglio l’esistenza stessa di una preziosissima istituzione repubblicana.

È quanto emerge dai diffusi allarmi della società civile e da due recenti interviste, una a "Servizio Civile Magazine", l'altra alla "Repubblica degli stagisti", da Leonzio Borea, Capo dell'Ufficio Nazionale del Servizio Civile (Unsc), che parlando del bando volontari scaduto il 4 ottobre conferma i tagli ai finanziamenti del fondo nazionale, con una disponibilità effettiva per il servizio civile che il prossimo anno sarà di appena 120 milioni di euro.

Nel corso degli anni il Scn è stato una risorsa fondamentale per il tessuto sociale italiano, dando man forte ai settori dell’assistenza, educazione, promozione culturale, tutela ambientale e protezione civile. Proprio nel 2006, l’anno nel quale il servizio ha assunto anche un carattere “federale” affiancando ai progetti di scala nazionale quelli di carattere locale, si è raggiunto il picco di 57.119 posti messi a bando. È da questo momento in poi che si è avuta una rapida discesa, fino ai 19.804 posti dell’anno corrente. In quattro anni sono stati tagliati due terzi dei posti, provocando un depauperamento sociale, che è anche economico che induce la collettività ad una maggiore dipendenza assistenziale nei confronti dello Stato.“Il finanziamento pubblico - dice Borea - si è ridotto nel corso di questi anni, passando dai 300 milioni lordi di euro circa del 2008 ai 170 milioni del 2010, quest’ultimo dovuto anche alla scure del Ministro Tremonti, che inciderà negativamente anche sul Fondo 2011, perché il finanziamento da 170 si riduce a 120 milioni di euro (de facto sarebbero circa 100 milioni in virtù dell’accantonamento del 10%)”.

Per il Capo dell'Unsc il futuro del Servizio civile è affidato alla riforma, attualmente ferma in Parlamento e i cui tempi d'applicazione si ipotizzano lunghi. “Con la riforma - aggiunge Borea - si spera di invertire l’attuale tendenza - che vede l’ufficio nazionale finanziare con oltre il 50% circa dei fondi, i progetti di servizio civile regionale – e far sì che possano essere gli stessi enti territoriali, se intendono investire nel servizio civile, a investire e cofinanziare i progetti locali” (.pdf).

Aspettando la riforma, l’allarme si è però subito diffuso tra le realtà che in questi anni hanno puntato sui giovani attraverso una “difesa” civile e non armata dell’Italia a partire dalle più grandi come Acli, Caritas, Arci fino a tutte quelle piccole realtà che in questi 10 anni hanno accolto gli “ex” obiettori di coscienza. Riguardo le Acli, il Presidente Olivero aveva auspicato, per il 150° anniversario della Repubblica un Servizio Civile per tutti ma il governo ha risposto picche.

Allarme che diventa stupore quando il mondo che ha animato il servizio civile nazionale si interroga, come il Tavolo Ecclesiale sul servizio civile, su come il Governo riesca, parallelamente ai tagli per il Servizio Civile, a trovare 20 milioni nelle casse dello Stato da investire nel progetto della Mini-naja, un percorso formativo di 3 settimane, non professionalizzante, che si propone di “diffondere la cultura della pace e della solidarietà internazionale” attraverso l’addestramento militare e la vita di caserma.

“Chi fa la mini-naja in quelle tre settimane non conosce nessuna realtà associativa”, ha affermato a Vita Primo Di Blasio, presidente della Cnesc (Conferenza nazionale enti servizio civile). “Sarebbe un fatto positivo se quei ragazzi sperimentassero il volontariato, ma non è cosi: loro potranno entrare nelle associazioni solo dopo. Nelle tre settimane di stage quello che vedono è solo la vita militare”, continua Di Blasio, che ricorda anche come la mini-naja sia “un arretramento culturale per l'Italia”.

E Licio Palazzini, Presidente di Arci Servizio Civile, contattato da Redattore Sociale a proposito dei fondi per la mini-naja presi dai residui della scuola, si dichiara “molto preoccupato del segnale culturale e dell’atto politico. A luglio il governo ha detto no ai fondi per il servizio civile e ha detto sì ai fondi per la mini-naja. Non mi interessa la cifra, recepisco l’atto politico”. “Come Arci Servizio Civile - spiega Palazzini - eravano contrari all'idea già nel 2009 per una serie di motivi. Ora emerge che parte dei fondi verranno dalla scuola. È una lettura da pre repubblica italiana, in cui il diffusore dei valori sono le forze armate”.

Il sistema del servizio civile certamente non è immune da alcune criticità. La scelta dei partecipanti per i progetti locali avviene ad opera degli stessi enti e, nel caso degli enti pubblici, la selezione avviene talvolta in base a criteri non sempre meritocratici. Alcuni enti, poi, utilizzano questa possibilità per ripianare l’ammanco nell’organico di personale, richiedendo oneri superiori alle possibilità/potenzialità.

Tutto questo però non può negare il forte impianto e impatto formativo del servizio civile, che negli anni ha avvicinato i giovani al volontariato, alla vita sociale, ha educato le nuove generazioni, ha creato coesione sociale e solidarietà. “È per questi motivi - si legge sul sito del coordinamento Forum dei Giovani di Avellino - che indebolire il servizio civile non significa soltanto indebolire i volontari e i servizi, ma far scomparire gli orizzonti, eliminare le prospettive delle generazioni fulcro della società civile.

Alessandro Graziadei

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