Inquinamento

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“L’instabilità ecologica è collegata a quella degli avvenimenti umani”. (Christopher Flavin, presidente del Worldwatch Institute di Washington)

 

Introduzione

Solo dagli anni '70 del secolo scorso si è iniziato a prendere il problema in seria considerazione; non più solo dagli ambientalisti, ma anche dalle istituzioni internazionali. Da allora si è cercato di regolamentare e limitare i danni che l'uomo provoca. La conferenza di Stoccolma nel 1972 introduce il concetto di “sostenibilità ambientale.” Si è consapevoli che lo stile di vita improntato sulla crescita “sempre e comunque”, aumenta il livello di inquinamento nella terra. Se si vuole porre un freno al fenomeno è necessario un ripensamento non solo delle singole azioni, ma di uno stile di vita differente, improntato su un nuovo modello di sviluppo che sia sostenibile con l'ambiente di cui anche l'uomo è parte.

 

Inquinamento locale e ripercussioni globali

Esistono vari tipi di inquinamento: aria, acqua, suolo, chimico, acustico, elettromagnetico, luminoso, termico, genetico, nucleare. A seconda della causa: naturale, domestico, architettonico, urbano, agricolo, industriale, biologico. Anche se esistono cause naturali che possono provocare alterazioni ambientali negative, il termine inquinamento si riferisce in particolare alle attività antropiche, cioè quelle provocate dall'uomo.

Si parla di inquinamento quando l'alterazione ambientale compromette l'ecosistema danneggiando una o più forme di vita. Una parte consistente dell'inquinamento è rappresentata dalla produzione, il trasporto, l'utilizzo e l'immissione nell'ambiente di diversi composti chimici di sintesi, che costituiscono una minaccia per la salute umana e ambientale. Secondo le organizzazioni ambientaliste le industrie chimiche producono ogni anno migliaia di composti sulla cui tossicità e reale impatto sanitario e ambientale mancano adeguate informazioni scientifiche, lamentando la mancanza di informazioni relative all'impatto chimico sulla salute umana e sull'ambiente. Fra le sue cause principali dell'inquinamento del suolo ci sono: i rifiuti non biodegradabili, acque di scarico, prodotti fitosanitari, fertilizzanti, idrocarburi, diossine, metalli pesanti, solventi organici.

Questo tipo di inquinamento porta all'alterazione dell'equilibrio chimico-fisico e biologico del suolo, lo predispone all'erosione e agli smottamenti e può comportare l'ingresso di sostanze dannose nella catena alimentare fino all'uomo. Le sostanze che raggiungono le falde acquifere sotterranee, inoltre, possono danneggiare il loro delicato equilibrio. Le interferenze con queste ultime possono manifestarsi e, di conseguenza, causare alterazioni pericolose nelle acque potabili, e quindi in quelle utilizzabili dall'uomo.

Negli ultimi decenni ci si è resi conto che alcuni tipi di inquinamento locale costituiscono un problema globale. Per esempio l'attività umana, soprattutto i test nucleari, hanno consistentemente alzato il livello di radiazione di fondo in tutto il mondo, con conseguenze per la salute umana e non solo.

Esiste poi uno stretto legame anche tra inquinamento ed energia. Il consumo di energia infatti provoca inquinamento - sotto forma di CO2 e altri gas a effetto serra - indotto dalla produzione di energia elettrica. Nel corso degli ultimi due secoli è soprattutto l’uomo che ha contribuito al riscaldamento della Terra. Una grande quantità di combustibili fossili, come ad esempio il carbone o il petrolio, è quotidianamente bruciata ed espulsa nell’atmosfera sotto forma di gas ad effetto serra, nocivi per il clima. La maggior parte della CO2 è prodotta dal settore energetico, e le centrali a carbone hanno un ruolo preponderante in questo settore. La consapevolezza delle gravi conseguenze dovute all'inquinamento, ha portato alla nascita di un movimento ambientalista che cerca di sensibilizzare e limitare l'impatto umano sull'ambiente.

 

I rischi per la salute umana

Sono stati dimostrati i legami tra agenti inquinanti e salute umana, in particolare con alcune malattie come: cancro, lupus, disturbi del sistema immunitario, allergie e asma. Secondo i dati comunicati dagli esperti della Commissione Ue, proprio l'asma e le allergie rappresentano le malattie croniche più diffuse in Europa. Particolarmente responsabili, gli inquinanti atmosferici - detti primari - che sono emessi nel corso dei processi di combustione di qualsiasi natura: il monossido di carbonio, il biossido di carbonio, gli ossidi di azoto, le polveri, l'anidride solforosa.

Gli inquinanti primari, dopo l'emissione, sono soggetti a processi di diffusione, di trasporto, di deposizione e subiscono inoltre dei processi di trasformazione chimico - fisica che possono portare alla formazione degli inquinanti secondari, che sono nuove specie chimiche che spesso risultano più tossiche e di più vasto raggio d'azione dei composti originari. Questa catena di reazioni porta alla produzione di: ozono, idrocarburi ossidati, aldeidi, perossidi, acidi nitriloperacetici (PAN). L'insieme dei prodotti di queste reazioni viene definito smog fotochimico, che rappresenta una delle forme di inquinamento più dannose per la salute e l'ecosistema.

Da 50 anni a questa parte, l'attività umana ha portato una contaminazione radioattiva su tutto il pianeta, principalmente dovuta alle ricadute degli esperimenti atomici, dei disastri nucleari come Chernobyl. L'utilizzo di armi a base di uranio impoverito è per molti responsabile di numerose malattie che hanno colpito militari impiegati in zone di guerra e persone civili che abitano vicino a poligoni militari dove si sperimentano nuove armi come quello del Salto di Quirra in Sardegna.

Una categoria particolarmente a rischio per i danni provocati dall'inquinamento è quella dei bambini. Secondo uno studio del 2004 dell'Organizzazione mondiale della Sanità, una delle cause maggiori di morte dei bambini in Europa è l’inquinamento ambientale.

 

Da Stoccolma a Rio de Janeiro

L'inquinamento è quindi globale e trasversale: abbraccia numerose aree. Gioca, quindi, un ruolo fondamentale sia nell'ambiente che nello sviluppo. Tra gli altri temi, si è discusso anche di inquinamento a partire dal 1972, quando oltre cento delegazioni provenienti da tutto il mondo parteciparono alla Conferenza dell'Onu sull'ambiente - tenutasi a Stoccolma - e firmarono una Dichiarazione (in .pdf) di 26 principi. In quell’ occasione nacque il Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite UNEP.

Nel 1987, invece, s’introdusse il termine di “sviluppo sostenibile” attraverso il rapporto della Commissione ONU Ambiente e Sviluppo conosciuto come Rapporto Burtland - lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. Esso si basa sul principio della precauzione: non si possono prevedere gli effetti sull’ecosistema derivanti dalla perdita delle risorse. La necessità di individuare un percorso universale per costruire uno sviluppo sostenibile porta la comunità internazionale a riunirsi nel 1992 a Rio de Janeiro.

I rappresentanti dei governi di oltre 150 paesi e oltre 1000 Organizzazioni Non Governative, riconoscono che le problematiche ambientali devono essere affrontate in maniera universale e che le soluzioni devono coinvolgere tutti gli Stati. Vengono negoziate e approvate tre dichiarazioni di principi (Dichiarazione di Rio, Principi sulle foreste, Agenda 21), e firmate due convenzioni globali (cambiamento climatico e biodiversità). Per sovrintendere all'applicazione degli accordi nasce la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite con il mandato di elaborare indirizzi politici e promuovere partenariati tra governi e gruppi sociali.

 

Nord e Sud del Mondo a confronto

La conferenza di Rio, assume grande importanza anche perché in questa occasione si confrontarono per la prima volta. Sommariamente vi sono state due visioni di “sviluppo”. Il Nord assegnava la priorità all’ambiente nel suo complesso, cercando di indurre il Sud a non commettere gli stessi errori salvaguardando le risorse naturali a vantaggio dell’intero pianeta. Il Sud attribuiva priorità al proprio sviluppo come via d’ uscita da fame, malattie, guerre, incompatibili con la tutela ambientale. La risoluzione finale fu un tentativo di compromesso.

Queste due visioni, ancor’oggi, continuano ad essere riproposte con forza nelle conferenze dell’Organizzazione Mondiale del Commercio bloccando, di fatto, ogni tentativo di accordo. In verità di bloccato sembra il pensiero in quanto il nord non sembra voler/saper ridurre la propria impronta ecologica pur consapevole dell’insostenibilità e gli emergenti come Brasile, Cina ed India vorrebbero più esempio e meno moralismo.

 

Da Kyoto a Johannesburg

Sebbene i problemi dell'ambiente siano ben lungi dall'essere risolti, le varie conferenze, summit e vertici internazionali hanno dato inizio ad un processo di regolamentazione per la tutela dell'ambiente, senza precedenti. Alla Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992 sono poi succedute infatti numerose Convenzioni internazionali, la più importante delle quali è conosciuta come il Protocollo di Kyoto (in .pdf).

Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale sui cambiamenti climatici, che stabilisce precisi obiettivi per i tagli delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra, del riscaldamento del pianeta, da parte dei Paesi industrializzati. E' l'unico accordo internazionale che sancisce una limitazione delle emissioni ritenute responsabili dell'effetto serra, degli stravolgimenti climatici, del surriscaldamento globale.

Il protocollo di Kyoto è un risultato del trattato della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (Unfccc), firmato a Rio de Janeiro nel 1992 durante lo storico Summit sulla Terra. Firmato nel 1997 nella città giapponese è entrato in vigore nel 2005, dopo l'ultima ratifica necessaria, e stabilisce tempi e procedure per realizzare gli obiettivi del trattato sul cambiamento climatico, ma anche sanzioni per chi non rispetta gli obblighi. Da ricordare che gli Stati Uniti, che sono tra i paesi che emettono più sostanze inquinanti non hanno ancora ratificato il documento, e che per India e Cina sono previsti speciali deroghe.

Nel 2002, a trent'anni da Stoccolma e a dieci da Rio de Janeiro, si tiene nella città sudafricana di Johannesburg un nuovo Summit dedicato allo Sviluppo Sostenibile, conclusosi con un documento firmato dai 189 paesi presenti. Tra le sue pagine, molte enunciazioni e buoni propositi, come l'impegno a velocizzare il conseguimento delle scadenze e degli obiettivi socio-economici ed ambientali contenuti, ma in realtà pochissime scadenze e vincoli precisi, per questo numerose Ong lasciarono i lavori. Tra gli impegni più concreti, il piano impegna la comunità internazionale a dimezzare, entro il 2015, la proporzione di esseri umani senza acqua potabile e servizi igienici adeguati e ad "accrescere sostanzialmente" la parte delle energie rinnovabili nel consumo energetico mondiale. Principi che gli stessi Stati che compongono le Organizzazioni Internazionali hanno posto senza alcuna cifra e senza cadenze temporali precise.

 

Il movimento ambientalista

Con l'aggravarsi dei problemi legati all'inquinamento e all'ambiente in generale, hanno preso vita diversi movimenti in tutto il mondo, con un duplice obiettivo: quello di tutelare l'ambiente anche attraverso denunce di violazioni, e con il fine di sensibilizzare le persone al rispetto dell'ambiente e all'educazione a comportamenti responsabili. La coscienza ambientalista inizia a diffondersi dopo la pubblicazione, nel 1972, del Rapporto sui limiti dello sviluppo a cura del Club di Roma che prediceva pessime conseguenze sull'ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana a causa della crescita della popolazione mondiale e dello sfruttamento di risorse.

Altre organizzazioni come le più note, Greenpeace, WWF a carattere internazionale, fino a quelle nazionali come Legambiente, Italia Nostra, Fai lavorano facendo pressioni lobbistiche nei confronti delle istituzioni e di sensibilizzazione nei confronti della società civile, ma si sono imposti anche come importanti interlocutori nei grandi vertici internazionali. Tra i risultati del loro lavoro, la creazione dell'Ufficio Europeo dell'Ambiente, lo sviluppo e l'applicazione di sempre più numerose norme sulla protezione ambientale, lo sviluppo di aree protette, l'introduzione di sistemi di tassazione dei rifiuti o emissioni basato sulla quantità effettivamente prodotta.

 

Le campagne contro l'inquinamento e per lo sviluppo sostenibile

La campagne contro l'inquinamento si propongono di eliminare progressivamente la produzione, l'utilizzo e lo smaltimento di composti chimici pericolosi, fra i quali anche i POP, i composti organici persistenti che comprendono pesticidi, diossine e PCB. Gli attivisti si oppongono anche all'esportazione di tecnologie "inquinanti" verso i paesi in via di sviluppo, meno preparati alla gestione di tali tecnologie e quindi maggiormente esposti a rischi di incidenti industriali e alla contaminazione degli ecosistemi naturali.

Le attività degli ambientalisti hanno contribuito a sensibilizzare la pubblica opinione sul pericolo dell'inquinamento industriale, incoraggiando al contempo l'uso di tecnologie e prodotti "puliti". Anche le battaglia per una migliore efficienza nella gestione energetica della nostra vita quotidiana, per esempio attraverso l’utilizzo di apparecchi a risparmio energetico e sistemi di riscaldamento migliori, su questa linea la campagna "M'illumino di meno",anche se sostenuta da sponsor che sono oggetto di critiche.

La lotta all'inquinamento passa attraverso politiche reali e culturali. Le prime vedono il potenziamento delle energie rinnovabili: eolica, solare, geotermica e tutti gli ecoincentivi per rammodernare il parco macchine che ogni famiglia detiene (frigorifero, caldaia, auto). Ma ciò non basta. Serve un’estenuante lavoro di sensibilizzazione per favorire comportamenti individuali rispettosi sia dell'ambiente che di “se stessi”. On line possiamo trovare, a tal proposito, portali e siti "per un mondo migliore", quantificando la propria "impronta personale" a seconda del proprio stile di vita.

A tal proposito, le ong e le università non sono sole. Attraverso l'Unesco (agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura), è stato proposto, nel 2005, il Decennio dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile (DESS) 2005-2014. Una grande campagna per sensibilizzare giovani e adulti di tutto il mondo verso la necessità di un futuro più equo ed armonioso, rispettoso del prossimo e delle risorse del pianeta. L'obiettivo è valorizzare il ruolo dell'educazione e, più in generale, degli strumenti di "apprendimento" (istruzione scolastica, campagne informative, formazione professionale, attività del tempo libero, messaggi dei media...) nella diffusione di valori e competenze orientati a uno sviluppo sostenibile.

 

Conclusioni

Non esiste un'unica soluzione alla lotta all'inquinamento, le esperienze degli ultimi anni, tra movimenti, conferenze mondiali e campagne di sensibilizzazione mettono in evidenza i fallimenti di strategie non condivise e sacrificate sempre in nome della crescita e di uno sviluppo ancora legato al Pil. Per risolvere il problema è necessario mettere in discussione, in primis, il nostro stile di vita; la nostra impronta ecologica, senza, necessariamente, tornare al lume di candela. Anzi.

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

 

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