OpenIDEO, un modello di web 2.0 per prendere decisioni

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Le quattro fasi di OpenIDEO – Foto: contagiousmagazine.com

Il passaggio dal web di prima generazione al web 2.0 ha avuto implicazioni che superano il mero aspetto tecnologico. Anzi, la tecnologia ha avuto il ruolo, e ovviamente il merito, di rendere operativa una concezione nuova di internet. In breve, si è passati da un web informativo e statico, dove gli utenti si limitavano a cercare informazioni sui diversi portali, senza la possibilità di interagire e di segnalare eventuali errori, ad un web relazionale ed emozionale, basato sui principi di collaborazione e condivisione.

Il cammino, lento e progressivo, verso il social internet ci ha portato nell’era dei social network, di Facebook, Twitter, Youtube, Linkedin e Pinterest, l’ultimo nato della scuderia che utilizza il linguaggio delle immagini.

Prima di loro c’è stato il traguardo intermedio dei blog, nati verso la fine degli anni ‘90 proprio per l’esigenza delle persone di condividere la loro esistenza attraverso pensieri, opinioni, riflessioni ma anche immagini e video, favorendo l’interazione attraverso i commenti e la nascita delle community. Questa esigenza, che qualche sprovveduto chiama ancora moda, ha prodotto più di 150 milioni di blog nella rete, dimostrando come le persone, dopo aver “scoperto” internet, hanno in seguito cercato il modo per renderlo funzionale alla loro vita quotidiana.

L’affermarsi di questa concezione relazionale del web, ha dato vita ad una pluralità di comunità caratterizzate da diverse finalità: da quelle con fini didattici (pensiamo alle dinamiche di collaborazione e partecipazione nella redazione delle pagine wiki), ai vari portali con finalità politiche (sono sempre di più i movimenti e i think tank che trovano nel web la visibilità negatagli dai grandi mezzi d’informazione tradizionali).

Non solo. Ora anche il settore privato è sempre più attento all’impatto che internet ha su mercati ed imprese. Le notizie sono merci e le conversazioni sono mercati. È questo l’assunto di base di Cluetrain Manifesto, insieme di 95 tesi organizzato come un manifesto, curato da diversi autori tra i quali David Weinberger, filosofo - per la precisione un tecnologo - statunitense attento ai mutamenti indotti da internet su società, comunicazione e relazioni personali.

Le prime due tesi di Cluetrain Manifesto - “I mercati sono conversazioni” e “I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici” - sintetizzano in pochissime parole il cambiamento silenzioso ma sostanziale che l’economia e l’impresa hanno subito per effetto dell’utilizzo di internet nella nostra vita quotidiana.

Grazie alla rete, i mercati divengono più informati, più intelligenti e più esigenti rispetto alle imprese, che se hanno intenzione di continuare ad esistere devono adeguarsi allo stile comunicativo del web relazionale che costruisce la reputazione in base alla tua capacità di recepire i feedback provenienti dai consumatori, ponendoti però al loro stesso livello, il che vale a dire far comunità con loro per poter conquistare la loro fiducia. Questo ragionamento vale tanto per le piccole e piccolissime imprese, quanto per le grandi multinazionali, o almeno quelle più illuminate tra queste ultime, che sono sempre più attente a bilanciare la loro legittima esigenza di creare un profitto dalle loro attività con il sempre più necessario bisogno di conquistare la fiducia dei mercati.

La sfida a questo punto è capire come coinvolgere le persone in un modo originale e soprattutto capace di creare una collettività qualificata, più o meno ampia, caratterizzata da un elevato tasso di fiducia e cooperazione. Ci hanno pensato quelli di IDEO, società californiana specializzata nella consulenza in innovazione aziendale human-centered, dove è l’uomo il fattore primo di innovazione, creando OpenIDEO.

Cos’è OpenIDEO? Si tratta di una piattaforma web che attraverso il metodo della progettazione partecipata, al quale prendono parte i membri della sua community, mira alla realizzazione di progetti socialmente innovativi.

In pratica, ogni progetto parte da una sfida (challenge), introdotta da una domanda nella quale si chiede alla comunità di OpenIDEO di affrontare un particolare problema la cui soluzione porterà ad un aumento del benessere collettivo. I partecipanti - tutti possono far parte della community OpenIDEO - collaborano quindi ad un processo, diviso per fasi, che giunge a sintetizzare delle soluzioni al problema di partenza che siano sostenibili, ovvero fattibili. Il processo di problem solving di OpenIDEO si suddivide in 4 fasi principali: la prima fase, detta “Inspiration”, consiste in un brainstorming d’idee, che dovrebbero ispirare la ricerca di una soluzione al problema, dove gli utenti sono liberi di scegliere il tipo di contributo da fornire - si potrà condividere le proprie esperienze personali, oppure suggerire delle buone pratiche già messe in pratica in precedenti iniziative riguardo lo stesso problema e che hanno avuto successo - ; la seconda fase, vale a dire il “Concepting” è il momento in cui, sulla base delle fonti d’ispirazione della prima fase, la comunità da vita a delle proposte che siano già una possibile soluzione del problema, magari creando anche dei piccoli gruppi di collaborazione che condividano la stessa proposta; nella fase di “Evaluation” la comunità di OpenIDEO è quindi chiamata ad una valutazione dei progetti - qui il tasto “Applaude” sostituisce il facebookiano “Like” - ; ultima fase quella di “Winners announced”, in cui vengono dichiarate vincitrici le proposte più “applaudite”.

A questo punto chi ha lanciato la sfida, qualora lo ritenga, potrà mettere in pratica le proposte vincitrici del challenge. Un esempio pratico è stato una sfida lanciata da Nokia e Oxfam, ONG che lavora su progetti nei paesi del terzo mondo, nella quale si chiedeva alla comunità web di elaborare delle buone idee per migliorare la salute nel periodo della maternità con l’aiuto dei telefoni cellulari.

Partendo da 285 contributi in termini di inspiration, si è giunti a selezionare 182 proposte in fase di concepting divenute poi 20 concetti finali, 10 dei quali sono stati dichiarati vincitori. Le idee vincitrici sono state ulteriormente raffinate da Oxfam che sta cercando di metterle in pratica per i suoi progetti di cooperazione.

Consultando il sito di OpenIDEO si possono trovare altri challenge tutti miranti a produrre un miglioramento tangibile per la qualità della vita delle persone. Attraverso queste piattaforme di social web, capaci di mettere assieme persone da ogni parte del mondo, è possibile realizzare un’innovazione sociale che valorizza la loro creatività e la loro voglia di partecipare nel cercare soluzioni a problemi, spesso, molto complessi.

L’innovazione principale portata dal web 2.0, di cui OpenIDEO è uno dei prodotti concettualmente più sofisticati e allo stesso tempo pratici, consiste nell’aver reso internet un valore aggiunto per l’ingegno, la creatività e la socialità umana attraverso la creazione di relazioni fiduciarie di elevata qualità.

Purtroppo in Italia questa consapevolezza sembra non essersi ancora affermata. Molti considerano il “sito” internet uno strumento tecnologico, facebook una cretinata per bambini (peccato si sia presentato in borsa con una delle tredici offerte pubbliche iniziali più elevate nella storia dei mercati internazionali) e la banda larga un investimento secondario per la ripresa del sistema economico italiano (voglio morire). Ma dopotutto, Mario Monti è a Palazzo Chigi mica per caso.

Pasquale Mormile

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