Biglietto di sola andata: un giro del mondo in solitaria

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Uno slum di Mumbai – Foto: Carlo Taglia

Nel suo blog si presenta come una persona che sta realizzando il suo sogno. Così Carlo Taglia, torinese, che l'8 ottobre 2011 parte, destinazione Kathmandu, per intraprendere un'avventura: compiere il giro del mondo senza alcuna programmazione in termini di tappe, ma compiendo semplicemente il “primo passo”.

Ho conosciuto Carlo nel 2005 in Spagna, e quando sono venuto a conoscenza della sua decisione di intraprendere un'impresa del genere ho deciso di chiedergli un'intervista. Il suo viaggio, seguito da due importanti network media per lo sviluppo sostenibile come Greenews e Radio Life Gate, si fonda su due motivazioni principali: realizzare il sogno di una vita e la sensibilità verso i temi ambientali.

Girare il mondo in solitario e con mezzi di fortuna, escludendo gli aerei, non è un progetto qualunque. Carlo quando hai cominciato ad immaginare questa impresa?

Quando avevo 21 anni, ho vissuto per un breve periodo in Australia dove per la prima volta in vita mia mi guadagnavo da vivere senza il sostegno dei miei cari. Quella sensazione di indipendenza, unita alla voglia di esplorare luoghi che non avevo mai visto prima, fece scaturire in me già allora l'idea di cominciare il giro del mondo partendo proprio dall'Australia.

Ero alla ricerca di un'impresa grandiosa, una sfida con la quale misurarmi, e quale impresa può metterti maggiormente alla prova di un giro del mondo compiuto senza aerei e senza porsi una tabella di marcia predefinita, ma lasciandosi semplicemente guidare dalla curiosità per la scoperta?

Questa decisione dunque è nata dalla voglia d'avventura e dalla tua necessità di metterti alla prova. Poi però sono gli incontri con le persone e la scoperta di luoghi che inevitabilmente influiscono sulle motivazioni originarie del tuo viaggio.

È vero. Si può dire che il primo passo di questa avventura sia stata una specie di prova del fuoco. Un esame duro da superare che mi preparasse mentalmente alle sfide che mi attendevano, ma che non conoscevo ancora. Non è un caso infatti che abbia deciso di partire dal Nepal. Sentivo che lì avrei potuto testare la mia resistenza e allo stesso tempo fare il pieno di energia e di entusiasmo per la vita traendolo direttamente dalla forza delle montagne e della natura che mi circondava.

Poi al mio arrivo in India, un paese che ho sempre voluto vedere e sul quale avevo letto molto, qualcosa è cambiato.

A Varanasi ho avuto la fortuna di conoscere Federica, un'italiana che da 15 anni si occupa di volontariato lavorando in una scuola che ospita bambini orfani o comunque provenienti da famiglie indigenti. Sono rimasto colpito da ciò che faceva, e così dopo aver visitato l'istituto ho deciso di avviare una collaborazione con lei.

Quindi a Rishikesh ho incontrato un baba indiano che girava il paese in moto e che mi ha insegnato i principi della meditazione. Ogni momento passato in sua compagnia mi ha permesso di comprendere aspetti di me che, senza rendermene conto, mi arrecavano dolore. Aver acquisito questo livello di consapevolezza mi ha permesso, ad esempio, di cambiare la mia dieta e correggere la postura del corpo senza grandi difficoltà, e ora mi sento molto bene. Devo dire che venendo a contatto con la cultura indiana ho ritrovato quello spiritualità che le società occidentali hanno dimenticato.

Ma l'esperienza che porterò dentro di me per sempre credo e che ancora non riesco a mettere a fuoco del tutto è stata la scoperta di Mumbai (fino al 1995 conosciuta con il nome di Bombay), una città dai contrasti talmente forti da farti provare gioia e dolore allo stesso tempo. Si tratta della città più popolosa dell'India con uno dei più elevati livelli di densità demografica al mondo, dove il 60% degli abitanti vive all'interno di slum, ovvero delle baraccopoli. Nonostante tanta povertà Mumbai è un centro economico vitale, fondamentale per l'economia indiana grazie anche alla sua industria cinematografica, la famosa Bollywood, che è la più importante al mondo. Mumbai è ricchissima e poverissima, graziosa e cinica. È la città degli eccessi, dei gangster, delle prostitute, dei poliziotti corrotti. Appena arrivi, vieni travolto subito dalla sua energia ma dopo pochi giorni è talmente opprimente che desideri evadere da quella realtà. Ma anche quando te ne sei andato, ciò che hai visto rimane dentro di te, impresso nella tua mente che continua a cercare di dargli un senso che può essere spiegato con parole umane.

Uno dei momenti più intensi dal punto di vista emotivo vissuti finora nel mio viaggio è stato proprio l’attraversamento, a mia insaputa, di uno dei più grandi slum di Mumbai. Per quattro ore ho camminato lungo le stradine strette e maleodoranti di Dharavi tra lo stupore della gente che mi guardava basita. Sembrava che non capissero cosa facessi li e d'altra parte, io non comprendevo perchè fossero così stupiti dalla mia presenza. Solo dopo compresi il motivo. Ripensadoci, in quel posto non incontrai nessun’altra persona di carnagione chiara come la mia. Gli abitanti dello slum, comunque, furono tutti gentili e sorridenti con me. Neanche nella mia città sono mai stato trattato così bene da degli sconosciuti. Alcune vie erano troppo sporche o inquietanti per essere attraversate per via delle fogne a cielo aperto, o per le discariche di rifiuti.

Per il resto mi ha impressionato l'armonia che regnava in quel luogo dove nessuno vorrebbe vivere. Ognuno si occupava della sua attività commerciale, chi vendeva cinture o giacche di cuoio, chi samosa (verdure in pastella) o chi gestiva un mini market. La vita quotidiana del quartiere trascorreva in sintonia, ed ognuno aveva la sua parte in quell’armoniosa orchestra.

La tua esperienza ha qualcosa di contraddittorio però. Da una parte rilevi che la cultura indiana pone al centro il benessere spirituale dell'uomo, dall'altra però l'India è un paese in fortissima espansione economica che si traduce poi con quella erosione dell'ambiente che, sono d'accordo con te, determina lo smarrimento della natura umana. Riguardo la tematica ambientale, che so a te interessa, quali criticità hai riscontrato finora?

Le contraddizioni sono terribili in questi luoghi. Le persone qui vivono tra i rifiuti, ma non si rendono conto di quanto questo sia pericoloso per loro. Fanno il bagno nei fiumi dove vengono scaricati i liquami e non gliene importa nulla. A livello poi di amministrazione politica, il governo per sostenere la crescita economica ha realizzato nella regione dove si convoglia tutta l'acqua proveniente dall'Himalaya una serie di dighe che ha sconvolto il territorio originale. Anche lì si osserva qual è il costo della crescita economica ipersostenuta, in quanto dalla forza di quei corsi d'acqua l'India ricava il 50% dell'energia elettrica, ma il prezzo che paga è troppo alto, forse troppo.

Un'altra criticità ambientale nelle città che finora ho visitato è l'inquinamento atmosferico. Nelle città indiane si deve fare i conti con un'aria irrespirabile. Kathmandu è molto inquinata così come Gorapur, una città sporchissima dove trovi topi che girano per strada, oltre ad essere molto pericolosa se consideriamo anche la criminalità.

In tema di contraddizioni, avendo avuto l'opportunità di visitare la catena dell'Himalaya sappiamo quanto sia anch'essa in pericolo dal punto di vista ambientale.

La scoperta dell'Himalaya è un caso paradigmatico di ambiente eroso da comportamenti irresponsabili da parte dell'uomo. Non ci sono parole per descrivere la sensazione di trovarsi davanti ad una distesa di cime che varia tra i 6000 e gli 8000 metri. Quando sono stato nella regione dell'Annapurna in Nepal, ho partecipato ad un trekking promosso da un'organizzazione per la preservazione del territorio, pagando un pedaggio che contribuiva proprio a finanziare la conservazione di quei luoghi. Purtroppo, una volta essere stato lì, non capisco cosa intendano per conservazione del territorio quando tra le montagne, precisamente presso Jomsom, fai sorgere un aeroporto a circa 3000 metri di altitudine realizzato per accontentare quei turisti che vogliono fare trekking ma senza camminare troppo. Non solo. Vengono realizzate delle nuove strade in luoghi dove si dovrebbe soltanto camminare a piedi. In pratica, il turismo porta lo sviluppo, ma lo sviluppo poi non si cura dell'ambiente. Siamo sempre lì insomma.

È giunto il tempo dei saluti. Spero di poter ancora sentire Carlo, magari per parlare di Cambogia, o di Vietnam, in attesa che scriva un libro in cui condensare tanta vita. Ma per quello c'è tempo. Il suo viaggio durerà almeno un anno e mezzo.

Pasquale Mormile

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