Omicidio di Vasto: perché Fabio Di Lello aveva un’arma?

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L'immagine del film "Il gladiatore": dal profilo Facebook di Fabio Di Lello

Emergono nuovi e sconcertati elementi sull’omicidio di Vasto. Secondo il Corriere della Sera, il fornaio Fabio Di Lello, che ha freddato con quattro colpi di pistola il giovane Italo D’Elisa, avrebbe comperato l’arma lo scorso settembre . “Domanda: possibile che il fornaio, in cura psichiatrica e sotto effetto di psicofarmaci da mesi, potesse girare armato?” – si chiede il giornalista. Ma c’è di più. Molto di più.

Secondo i suoi avvocati, Di Lello «Aveva un regolare porto d’armi per attività sportive». E, secondo quanto riportato dall’ANSA, la calibro 9 era regolarmente detenuta da Fabio Di Lello.

In sintesi: l’arma era regolarmente detenuta e Fabio Di Lello aveva un regolare porto d’armi “per attività sportive”. Già, ma quando è stata rilasciata questa licenza? E quando ha acquistato l’arma? Ne denunciato il possesso? Lo scorso settembre? Se è così, sorgono una serie di questioni che gli inquirenti dovranno presto chiarire. E se non l’ha denunciata, come è richiesto per legge, come è possibile che un’arma venga acquistata e non venga denunciata senza che qualcuno controlli?

Inoltre, perché è stato rilasciato a Di Lello il “nulla osta” per detenere l'arma nonostante l’evidente prolungato stato di non tranquillità emotiva, se non di depressione, e l’uso di psicofarmaci? Possibile che nessuno, dal suo medico curante, all’ASL di residenza, dai Carabinieri alla Questura (a cui l’arma deve, per legge, essere denunciata) si sia interrogato sui reali motivi per acquisire un’arma da parte di Di Lello? E i suoi avvocati da quando erano al corrente della detenzione di quell’arma? Nessuno dei suoi amici e conoscenti ne sapeva niente?

Più in generale: perché viene permesso a chi intende praticare attività sportive di detenere un’arma quando questa potrebbe essere depositata o affittata in un regolare poligono di tiro? Non è forse vero – come hanno messo in rilievo diverse inchieste giornalistiche – [si veda “Il Corriere della Sera”, “La Stampa” e “Il Giornale”] – che quella delle “attività sportive” sta diventando sempre più una scorciatoia per poter possedere un’arma con l’intento di farne un uso che con le “attività sportive” non c’entra nulla?

Come si vede sono molti gli interrogativi che l’omicidio di Vasto solleva. E le domande sull’acquisto, la detenzione dell’arma e il rilascio della licenza non sono affatto secondarie né irrilevanti. Aprono, anzi, ad una serie di questioni che riguardano le norme e i controlli sulla detenzione di armi in Italia che non possono essere eluse. Soprattutto oggi, a fronte del crescente clima di instabilità sociale ed economica che sta attraversando il nostro paese e al diffondersi di inquietanti tendenze a giustificare ed anche ad incitare al “farsi giustizia da sé” che proprio il caso di Vasto sta drammaticamente mettendo in luce. 

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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