OPAL: L’Italia spedisce in Kazakistan anche armi non solo dissidenti

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Il fucile d'assalto Beretta ARX-160 venduto al Kazakistan - Foto: ArmieSpy

L’Osservatorio OPAL di Brescia invierà a breve una richiesta urgente al Questore e Prefetto di Brescia per conoscere tipologia e destinatari delle armi recentemente esportate da Brescia verso il Kazakistan. Chiede inoltre ai parlamentari di rivolgere un’interrogazione urgente per sapere se il Governo ha autorizzato nel 2013 altre esportazioni di armi destinate alle Forze Armate, alla Polizia e alle forze di sicurezza e per sospenderle immediatamente finché non sia chiarita la situazione del trattamento dei dissidenti in Kazakistan.

Lo riporta un comunicato stampa di OPAL, l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia, alla luce della situazione delle violazioni dei diritti umani che è già conosciuta da tempo ma che sta avendo maggior rilevanza sulla stampa nazionale a seguito del rimpatrio forzato della moglie dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, signora Alma Shalabayeva, e della figlia di sei anni, Aluy Ablyazova.

«Il nostro osservatorio – afferma Piergiulio Biatta, presidente di OPAL – da tempo sta monitorando le esportazioni di armi dalla provincia di Brescia, in relazione alla situazione dei diritti umani nei paesi destinatari. Siamo sorpresi nel vedere che, nonostante le ripetute denunce di violazioni delle libertà democratiche e civili da parte delle forze dell’ordine kazake, continuano le esportazioni di armi verso quel paese dall’Italia e soprattutto da Brescia, la provincia in cui si concentra la maggior produzione di armi italiane».

Sono molteplici e di lunga data le violazioni messe in atto dal regime del presidente kazako, Nursultan Nazarbayev fin dall’ascesa al potere del suo partito nel dicembre 1991. Tra le più recenti, come riportato tra gli altri da Amnesty International, nel dicembre del 2011 le Forze dell’ordine intervennero per reprimere brutalmente le manifestazioni nella città petrolifera Zhanaozen: almeno 15 persone furono uccise e oltre 100 gravemente ferite dalle forze di sicurezza. Decine di persone vennero arrestate, imprigionate in celle sotterranee e sovraffollate delle stazioni di polizia e torturate - riporta Amnesty International.

Nonostante queste e numerose altre violazioni, l’anno scorso il governo italiano ha autorizzato per la prima volta in 20 anni esportazioni di armi ad uso militare. Lo spiega Giorgio Beretta, analista di OPAL: «Sotto la direzione della Farnesina, e più esattamente del ministro plenipotenziario Michele Esposito, direttore generale della Autorità nazionale dell’Unità per le Autorizzazioni di Materiali di Armamento (UAMA), nel 2012 è stata autorizzata la vendita alle forze armate kazake di 40 fucili d’assalto cal. 7,62x39mm NATO modello ARX 160, insieme con 40 lanciagranate cal. 40mm modello GLX-160 comprensive di 1000 granate dello stesso tipo, e inoltre 3 pistole semiautomatiche PX4 Storm corredate da 6 dispositivi di soppressione del rumore da sparo. Buona parte di queste armi risulta esportata dalla provincia di Brescia ed è quindi già giunta a destinazione», conclude Beretta.

Altrettanto allarmanti i flussi di esportazioni di cosiddette “armi civili” registrati in uscita dalla provincia di Brescia verso il Kazakistan: flussi che non raggiungevano i 47mila euro nel 2007 ma che sono arrivati a sfiorare i 600mila euro nel 2011 e che sono proseguiti sicuramente fino al gennaio 2013 (41.900 euro in un solo mese) e probabilmente anche al mese di aprile.

«Chiediamo al Questore e al Prefetto di Brescia – che nei mesi scorsi ci ha ricevuto – di chiarire la tipologia e gli specifici destinatari e utilizzatori finali di queste armi» - aggiunge Biatta. «Nella categoria in cui l’Istat riporta le “armi comuni e munizioni” (CH254) abbiamo ripetutamente rintracciato esportazioni di armi semiautomatiche e fucili a pompa destinati alle forze di polizia e corpi di sicurezza, tutt’altro quindi che armi per uso sportivo, per la caccia o per il collezionismo», conclude Biatta.

L’Osservatorio OPAL ha ricevuto la Relazione governativa sulle esportazioni militari italiane del 2013, un documento che, sebbene sia stato consegnato alle Camere, non è ancora pubblico e che Unimondo ha già preso in esame.

«Stiamo analizzando la Relazione 2013 sull’export di armi militari – afferma Carlo Tombola, coordinatore scientifico di OPAL – per individuare quali altri paesi con deficit democratici siano stati recentemente riforniti di armi ad uso militare dalla provincia di Brescia. Da una prima indagine emerge che nel 2012 la ditta Beretta di Gardone Valtrompia è stata autorizzata ad esportare oltre 17,3 milioni di euro di armi ad uso militare, tra cui spiccano:

- 1.119 fucili automatici mod. SCP 70/90 cal.5,56x45mm. e 2.238 caricatori destinati all’Egitto per un valore totale di1.139.142 euro: fucili, destinati ai parà, e caricatori che risultanogià consegnati;

- 2.333 pistole mitragliatrici mod. MX4 cal. 9x19mm. e relative parti di ricambio prodotte sempre dalla Beretta e destinateall’India per un valore complessivo di 1.303.967 euro, anch’essegià consegnate.

Una fornitura di armi, quest’ultima, che sorprende sia per la controversa vicenda dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sia per l’indagine per corruzione relativa alla vendita di 12 elicotteri AW 101 dell’Agusta Westland all’aeronautica militare indiana: una commessa del valore di 560 milioni di euro da cui sarebbe emersa una tangente da 51 milioni (poco meno del 10 per cento) e che rischia di essere almeno in parte annullata», conclude Tombola.

Lo scorso aprile, l'osservatorio OPAL ha documentato il forte incremento di esportazioni di armi dalla provincia di Brescia che nel 2012 sono cresciute di oltre il 20% rispetto all'anno precedente ed hanno raggiunto la cifra record di 316 milioni di euro. I principali destinatari continuano ad essere gli Stati Uniti (119 milioni di euro), ma tra i maggiori acquirenti figurano – nonostante il conflitto nella vicina Siria – la Turchia (oltre 36 milioni) e l’India (oltre 10 milioni). In forte crescita anche le esportazioni verso la Russia (quasi 10 milioni) e soprattutto la Malaysia (5 milioni) mentre segnano un evidente calo le esportazioni verso i paesi dell’Unione europea (meno 5,6%).

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