Nel 2013 record dell’export italiano di armi al Medio Oriente

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“La crisi economica investe anche l’industria militare italiana: nel 2013 crollo delle esportazioni di armamenti”. Sarà questo il tono dei titoli (fuorvianti) degli articoli che leggerete prossimamente a seguito di questa analisi per Unimondo che presenta in anteprima nazionale i dati della Relazione governativa sulle esportazioni di sistemi militari del 2013 (scaricabile dal sito del Senato). Relazione che è stata inviata alle Camere in forte ritardo rispetto ai tempi previsti dalla legge e che è stata resa nota solo venerdì scorso ad oltre un mese di distanza dalla sua consegna alla presidenza delle Camere. Il vero dato preoccupante non è – come dirò a breve – il “crollo degli ordinativi”, ma la destinazione degli armamenti “made in Italy”: nel 2013 vi è stato infatti un record di autorizzazioni e di esportazioni di sistemi militari ai paesi del Medio Oriente, la zona di maggior tensione del mondo.

Tante pagine, sempre meno informazioni rilevanti

Ma, soprattutto, è preoccupante l’ampia sottrazione dalla Relazione delle informazioni necessarie al Parlamento per esercitare un adeguato controllo sull’attività dell’esecutivo in questa materia che tocca direttamente la politica estera e di difesa del nostro paese. Nella Relazione inviata alle Camere, infatti, mancano una serie di informazioni che erano presenti negli anni scorsi: a cominciare dall’elenco dei paesi sotto embargo o che sono sottoposti a restrizioni da parte dell’Onu e dell’UE per gravi violazioni dei diritti umani (si vedano gli Allegato B e C nel Rapporto relativo all’anno 2010) fino all’elenco di dettaglio delle operazioni autorizzate agli istituti di credito per le attività connesse all’esportazione di armamenti: elenco sottratto dall’ultimo governo Berlusconi e mai più ripristinato dai successivi governi. In una parola, risultano mancanti tutte le informazioni necessarie per sapere ciò che si poteva (faticosamente) apprendere dalle Relazioni degli anni scorsi e che si vorrebbe sapere da una Relazione governativa di 1672 pagine. E cioè: verso quali paesi sia stata autorizzata da parte del Governo alle aziende l’esportazione di quali specifici sistemi militari, per quale quantità e valore e a quali paesi siano stati consegnate quante e quali armi nel corso dell’anno. Alcune di queste informazioni sono presenti nella Relazione inviata alle Camere dal Governo Renzi (come redatta dal precedente Governo Letta), ma sono tutte dissociate e non più aggregabili: dalla Relazione si può al massimo sapere il valore complessivo delle autorizzazioni rilasciate alle aziende e delle esportazioni effettuate ai vari paesi. Davvero molto poco per esercitare un efficace controllo dell’attività dell’esecutivo in questo delicato settore. Se i parlamentari vorranno conoscere cosa è stato effettivamente autorizzato ed esportato nei vari paesi possono solo presentare interrogazioni specifiche ai ministeri competenti (Esteri, Difesa, Agenzia della Dogane, ecc): li invito caldamente a farlo considerate le numerose criticità rispetto alla tutela dei diritti umani, alle libertà democratiche e alla stabilità regionale dei paesi a cui le armi italiane vengono inviate. 

Crollano gli ordinativi, non l’esportazione di armi

Come accennato, nel 2013 non c’è stato alcun crollo nelle effettive esportazioni di sistemi militari italiani: nel 2013 sono stati infatti spediti nel mondo armamenti italiani per oltre 2,7 miliardi di euro (€2.751.006.957), cioè solo poco meno della cifra-record ventennale realizzata nel 2012 (€2.979.152.816): un calo quindi (del 7,7%) ma non certo un “crollo” (cfr. Tabella M2, p. 1565-9).

Se un crollo c’è stato ha riguardato le autorizzazioni all’esportazione, cioè quello che in gergo è definito il “portafoglio d’ordini” dell’industria militare nazionale: è nelle “esportazioni definitive” (che di definitivo però non hanno nulla, se non il fatto di essere state autorizzate) che nel 2013 si è verificato quasi un dimezzamento (meno 48,5%): dai €4.160.155.096 del 2012 si è infatti passati ai €2.149.307.240 del 2013 (cfr. Relazione p. 21). Si tratta però del “valore globale”, cioè della somma delle autorizzazioni per esportazioni con quelle relative ai “programmi governativi di cooperazione” (detti anche “programmi intergovernativi”) tra cui figurano anche i sistemi in costruzione per la dotazione delle nostre forze armate. Per avere il quadro esatto delle “autorizzazioni all’esportazione” rilasciate dal Ministero degli Esteri nel 2013 occorre consultare la Tabella dell’UAMA (pp. 273-287) dalla quale si apprende che tali autorizzazioni (al netto dei “programmi di cooperazione”) ammontano a €1.522.599.069. Alle quali il Ministero degli Esteri somma quelle per i “programmi governativi di cooperazione” che nel 2012 ammontano a € 626.748.171. Per avere un quadro più adeguato dell’andamento delle autorizzazioni rilasciate dal Ministero degli Esteri e della Difesa (escluse quelle per “programmi intergovernativi”) e delle effettive esportazioni (consegne) di sistemi militari si veda il mio grafico qui riprodotto.

Medio Oriente primo acquirente

Più che preoccuparsi del “crollo degli ordinativi” occorre perciò focalizzare l’attenzione sui paesi destinatari degli sistemi militari “made in Italy”. Tra questi primeggiano i paesi del Medio Oriente verso i quali sono state autorizzate esportazioni per oltre 709 milioni di euro ed effettuate consegne per oltre 888 milioni di euro. Un dato quanto mai preoccupante considerata la costante tensione nella zona che la Relazione governativa cerca di camuffare sommando tutte le autorizzazioni (si veda Tabella B4, p. 260-6) comprese quelle relative ai “programmi governativi di cooperazione” che riguardano soprattutto i paesi dell’UE.

Il principale paese acquirente è l’Arabia Saudita (€ 296.399.644) che oltre ai caccia Eurofighter – una commessa dai contorni quanto mai torbidi e che comunque non andrebbe annoverata tra i “programmi intergovernativi” in quanto i sauditi non sono parte del programma ma meri acquirenti – acquista i relativi missili IRIS-T, ma anche un ampio arsenale di bombe, munizionamento, apparecchi per la direzione del tiro, veicoli e velivoli militari per oltre 126 milioni di euro.

Restando nella regione mediorientale, continuano le forniture di sistemi militari all’Algeria (€ 234.580.121): al controverso governo del presidente Bouteflika erano state autorizzate esportazioni nel 2011 per un record di oltre 477 milioni di euro a cui vanno sommati i quasi 265 milioni di euro del 2012 e gli attuali 235 milioni di euro: il leitmotiv è, evidentemente, armi e sistemi militari in cambio di gas e petrolio. Lo stesso motivo è alla base delle esportazioni verso gli Emirati Arabi Uniti che nel 2013 si sono visti autorizzare importazioni di armamenti italiani per quasi 95 milioni di euro. L’anno scorso agli Emirati sono state consegnati sistemi militari per un record di oltre 434 milioni di euro, tra cui spiccano due corvette “Abu Dhabi Class”, una commessa sulla quale lo scorso dicembre la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per “tentata  corruzione internazionale”. E sempre il petrolio fa da leitmotiv alle commesse autorizzate all’Oman: si tratta di oltre 44 milioni di euro che riguardano “armi automatiche”, munizioni e veicoli terrestri e non comprendono ancora – visto che la tabella degli Esteri non li segnala – i dodici Eurofighter ordinati dal Sultanato già nel dicembre del 2012 insieme ad altri velivoli prodotti dal consorzio di cui la britannica BAE è capofila per un valore complessivo di oltre 4 miliardi di dollari.

Esportazioni che il governo Letta, e in particolar modo l’ex ministro della Difesa Mario Mauro, aveva inteso incrementare con il tour promozionale del gruppo navale capitanato dalla portaerei Cavour denominato “Sistema paese in movimento” che dal novembre 2013 all’aprile scorso ha toccato tutti i porti del Golfo persico e circumnavigato l’Africa alla ricerca, nemmeno troppo velata, di nuovi acquirenti di armamenti italiani.

E nonostante le sommosse che hanno scosso l’Egitto per tutto il 2013, il ministero degli Esteri ha autorizzato esportazioni di materiali d’armamento per oltre 17 milioni di euro tra cui figurano armi automatiche, munizioni, bombe e sistemi per la direzione del tiro. Quasi 11 milioni di queste armi sono state consegnate fino ad agosto dell’anno scorso quando, come segnala una breve nota della Relazione (p. 24), in sede di Consiglio degli Affari Esteri sono state decise “misure restrittive”. Le uniche di cui la Relazione da notizia e che comunque non pare abbiano interessato altri paesi della zona mediorientale come la Turchia, verso la quale Rete Disarmo aveva chiesto al ministro Bonino di sospendere l’invio di sistemi militari in considerazione della violenta repressione messa in atto dalle forze armate.

Una simile misura è stata chiesta nei giorni scorsi da un ampio cartello di associazioni del mondo pacifista italiano e delle reti europee nei confronti di Israele a seguito dell’intervento militare nella Striscia di Gaza: proprio primi giorni dei raid aerei su Gaza, Alenia Aermacchi ha consegnato i primi due velivoli addestratori M-346 che sono parte di una commessa del valore di oltre 800 milioni di euro. Nel 2013 sono state autorizzate esportazioni di armi a Israele per poco più di 2,4 milioni di euro e consegnate per oltre 3,7 milioni. Ma a parte qualche generico riferimento non è possibile sapere dalla Relazione governativa gli specifici sistemi d’arma esportati.

Da non dimenticare, infine, i quasi 250 milioni di euro di autorizzazioni rilasciati dal Ministero della Difesa per “prestazioni di servizi, la manutenzione e l’addestramento” di cui numerosi per i paesi mediorientali: ne spicca uno rilasciato dall’ex ministro della Difesa, Mario Mauro, all’India... “a titolo gratuito” (pp. 533-536).

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

P.S.: Non ho presentato la parte della Relazione che riguarda le operazioni autorizzate agli Istituti di credito rilasciate e segnalate dal Ministero dell'Economia perchè la materia è stata ampiamente riformata con l’entrata in vigore, il 19 marzo 2013, del nuovo Regolamento di attuazione della legge 185/1990. E' proprio in questo settore – in cui la completezza di informazioni è quanto mai necessaria per un adeguato controllo del Parlamento –  che sono intervenute le maggiori modifiche e sottrazioni di informazioni. Le spiegherò in un prossimo articolo. 

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