Marocco – Spagna e le ultime colonie in Africa

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Foto: Unimondo.org

L’Europa ha ancora alcune colonie in Africa. Soprattutto la Spagna che le ha conservate anche formalmente nel territorio marocchino. Le più note sono le città di Ceuta e Melilla. Ma ce ne sono molte altre.

La cosiddetta enclave spagnola di Ceuta o Sabta in arabo, provincia della dinastia Almohade (al-muwaḥḥidun (1121 - 1269)  è una delle città imperiali storiche del Marocco come Fez e Marrakech. Molti personaggi che hanno segnato la storia del Marocco provengono da Ceuta, come per esempio il famoso geografo Sharif Al Idrissi (Ceuta 1099-Sicilia 1165) – autore dell’opera geografica “Libro di Ruggero” (Kitab Rugari) dedicata al Re Ruggero II di Sicilia, Abu Al Abbas El Sabti, studioso e noto maestro sufi e uno dei “sette santi” della città di Marrakech,  Al Cadi Ayad, sapiente e storico  (1083-1149), e altri.

La città di Ceuta si trova nel territorio marocchino di fronte a Gibilterra, dista dal villaggio di  Fnideq (provincia di Tetouan) di soli 7 chilometri . La sua storia è legata alle conquiste coloniali e gli sconvolgimenti che hanno caratterizzato i Paesi del Mediterraneo fin dai tempi antichi. Fu colonizzata dai portoghesi nel 1415, ma dopo la morte del Re del Portogallo Don Sebastiao in Marocco nella battaglia dei tre Re nel 1580, Ceuta passava sotto il dominio spagnolo.

Durante la colonizzazione spagnola, la dinamica città di Ceuta è stata ridimensionata, fino a diventare una guarnigione dell'esercito, un bastione per impedire il ritorno dei Mori, un ritorno ancora presente nella memoria collettiva del popolo spagnolo attraverso racconti popolari, canzoni e letteratura. Nel 1912, Ceuta servì come testa di ponte per penetrare in profondità, occupando il nord del Marocco. Ma dopo 45 anni di resistenza, l'esercito spagnolo è stato costretto ad evacuare il nord, ma non Ceuta. Oggi il presidio militare è diventato una vera e propria città di circa 80.000 persone (oltre il 40% sono marocchini) con una superficie di circa 20 chilometri quadrati..

L’altra enclave è la Città di Melilla che prende il suo nome dal berbero “tamlilt” (la città bianca), si trova a 15 km dalla città marocchina di Nador, e a 380 km da Ceuta. Alla fine del dominio arabo e subito dopo la caduta di Granada, la Spagna sotto il Regno di Castiglia conquistò la città nel 1497; da allora il Marocco ha tentato ripetutamente di riconquistare Melilla: in particolare nel 1775 la città fu sottoposta a un assedio durato 100 giorni ad opera del sultano Mohammed ben Abdallah, ma senza risultato. La piccola fortezza durante il protettorato spagnolo è diventata una grande città, con una superficie di circa 15 chilometri quadrati e conta attualmente circa 79.000 abitanti, quasi la metà di origine marocchina.

L'entrata in vigore dell'accordo di Schengen, firmato dalla Spagna nel 1991, avrebbe dovuto fare di Ceuta e Melilla  le frontiere esterne dell'Unione europea con il continente africano, ma le due città alla fine sono restate fuori da Schengen; godono però di particolari benefici e rimangono escluse dalla politica fiscale e dell'Unione doganale europeo. L'assenza dell’ IVA e delle agevolazioni fiscali rendono Ceuta e Melilla veri e propri  paradisi fiscali.

Sulla base di questi vantaggi, le due città possono permettersi di inondare il mercato marocchino con prodotti a prezzi imbattibili, a volte di contrabbando e di dubbia qualità, marchi reali, ma anche molti falsi o contraffatti. A differenza dei prodotti elettronici realizzati in Cina e altri paesi asiatici, i prodotti alimentari sono principalmente di origine spagnola. Da più di mezzo secolo l’economia marocchina vive in una vera guerra economica ben organizzata che passa attraverso Ceuta e Melilla. Il contrabbando rimane  dannoso non solo per il Marocco, ma  anche per gli interessi a lungo termine della Spagna, che è diventato il secondo più grande investitore in Marocco dopo la Francia.

Quando si parla di Ceuta e Melilla si parla anche del traffico di droga e di immigrazione clandestina: migliaia di migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana, sognando di raggiungere l'Europa si avventurano in pericolosi viaggi attraverso il Marocco verso le due enclave spagnole. Negli ultimi anni le forze di sicurezza marocchine e spagnole hanno messo in atto forti misure di repressione verso gli immigrati clandestini. Essi continuano ad essere vittime di gravi violazioni di diritti umani.

Le due città di Ceuta e Melilla non sono le uniche ad essere ancora occupate dalla Spagna sul terrirorio marocchino, ma c’è una serie di piccole isole nelle acque territoriali marocchine nel Mediterraneo. L’isola Nkour AL Hoceima (Peñón de Alhucemas) si trova a 300 metri dalle spiagge della città marocchina di Al Hoceima. Ha la forma di una barca, con poche case, una chiesa e una guarnigione militare. Altre due piccole isole sono collegate a Nkour sono Isla de Mar e Isla de Tierra, due piattaforme rocciose la cui colonizzazione risale al 1673. La penisola di Badis (Vélez de la Gomera) sempre nelle acque di Al Hoceima  ha una superficie di due ettari, amministrata da Melilla e conta attualmente una cinquantina di soldati dell'esercito spagnolo. Le isole Chafarinas, conosciute in Marocco con il nome Jazirat Shofar (Isola dei ladri), sono state un punto di riferimento per i pirati  nel  XIX secolo; ci sono poi tre isole (isla del congreso, isla del Rey e isla di Isabel II) con una superficie complessiva di 52 ettari, situati a 3 km dal villaggio marocchino di Ras Elma (provincia di Nador). L'isola di Alboran, la cui occupazione risale al XV secolo, amministrata da Almiria, oggi viene utilizzata come base militare spagnola. L’isola di Toura o Laila (Perejil), isolotto di 500 metri per 300, è salito alla ribalta internazionale nell'estate del 2002 per essere stato al centro di una crisi diplomatica tra Marocco e Spagna. Storicamente, lo scoglio di Leila, come altre decine di scogli simili sparse lungo la costa del Mediterraneo, fa parte del Marocco a partire dalla fine del protettorato spagnolo sulla zona nord del regno nel 1956.

Tuttavia, che si tratti di destra o di sinistra, i governi spagnoli rifiutano di aprire il dossier delle colonie. Due argomenti sono regolarmente citati dalla Spagna per giustificare il mantenimento dello status quo: la durata della presenza in quelle zone e della demografia (si nota che questi argomenti sono respinti dalla Spagna nei negoziati con la Gran Bretagna su Gibilterra); c’è poi sempre da giocare la carta del Sahara occidentale ogni volta che vengono menzionate le colonie del Marocco. Quanto alla posizione ufficiale marocchina, rimane ancora debole e senza convinzione, rivolta piuttosto all’opinione pubblica interna che alla comunità internazionale.

Sebbene i rapporti economici tra il Marocco e la Spagna sono considerati in buone condizioni  (la Spagna come secondo partner economico dopo la Francia), le relazioni diplomatiche riflettono la profondità delle tensioni che si estendono nelle radici di una storia secolare. 

Hicham Idar

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