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La Russa, le tasse e gli F35

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JSF-F35 durante un test - Foto: www.jsf.mil

In un'intervista di ieri sul quotidiano 'la Repubblica', il ministro della Difesa e reggente di AN, Ignazio La Russa nel polemizzare con la proposta di Franceschini di "tassare i ricchi per dare ai poveri", ha sagacemente affermato che - per la sua coalizione - "l'aumento delle tasse è l'ultima delle opzioni immaginabili. Bisogna (invece) ridurre le spese".

A sostegno della bontà della sua tesi, ha avuto l'imprudenza di affermare che lui, nel suo piccolo, ha deciso di ridurre del 20 per cento tutte le spese del suo ministero. Essendo il dicastero da lui guidato quello della Difesa, non può che riempirmi di gioia che un infatuato di "retorica militarista" come il ministro La Russa, sia stato così solerte a tagliare le spese militari, al contrario del predecessore "pacifista" Arturo Parisi che le aveva notevolmente aumentate, per il quale non ho personalmente alcuna nostalgia.

E fino qui siamo al "carnevale" della politica italiana, dove il mondo è una realtà capovolta: il dritto è il rovescio, il bianco è il nero e Giulio Tremonti è José Bovés dieci anni dopo il movimento di Seattle.

Ma il diavolo si sa si nasconde nel dettaglio e mentre il ministro della Difesa si attribuisce un merito che non ha (la sforbiciata alle spese del 20% l'ha data Tremonti), sta preparando ai contribuenti italiani una sorpresa (con complicità bi-partisan) che potrebbe costarci molto cara.

La notizia è passata inosservata ai più, ma se le Commissioni Difesa di Camera e Senato daranno nei prossimi giorni parere positivo al programma di acquisto di 131 caccia-bombardieri F-35 della Lockeed Martin (di cui Alenia Aeronautica produrrà le ali), si spenderanno intorno ai 15 miliardi di euro (30mila miliardi di vecchie lire) per un programma che -non solo per ragioni etiche e politiche - ma anche economiche e finanziarie sembra una follia con i tempi che corrono.

Ci vuole una buona dose d'ipocrisia per sostenere una spesa di questa natura ed entità, su un programma militare la cui stessa amministrazione Usa esprime molte riserve e che il nuovo presidente Obama pensa di accantonare. Per non parlare delle coperture finanziarie: dove si prelevano i soldi?

I vincoli di bilancio, evocati dal ministro dell'economia Tremonti tutte le volte che si affrontano i nodi della crisi, l'estensione degli ammortizzatori sociali, le misure a sostegno dell'economia reale e dell'occupazione, spariscono d'incanto in questo specifico caso?

Possiamo come sindacati dei lavoratori e come rappresentanti degli imprenditori accettare uno schiaffo simile? E non si tirino - per favore- in ballo questioni legate alla tecnologia e all'occupazione.

Quando per un'azienda - alla frontiera dell'innovazione tecnologica - come la ST Microelectronics non ci sono soldi; quando per settori manifatturieri ancora così importanti per il nostro paese - come l'elettrodomestico e il tessile-abbigliamento - si adottano misure "virtuali" di sostegno; quando per l'efficienza energetica e l'energie rinnovabili non si mette in moto un adeguato volano d'investimenti pubblici come si sta facendo in Usa e imaltri paesi ecc. ecc., giustificare una spesa di 15 miliardi di euro - prelevati dalle nostre tasse - per le ricadute tecnologiche e occupazionali (600 nuovi occupati dal 2014 a Cameri + altrettanti nell'indotto) è un insulto al buon senso.

Infine, dal punto di vista della difesa, siamo così sicuri che sia prioritario per l'Italia dotarsi di una proiezione militare per attacchi aerei in scenari di guerra lontani dal nostro territorio e al contempo, scendere al di sotto della decenza - per ragioni di bilancio - sull'operatività e gestione dell'esercito?

Gianni Alioti
(Responsabile Ufficio internazionale e Ufficio ambiente, salute e sicurezza della Fim-Cisl)

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