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L’Italia ha inviato 11mila Beretta semiautomatici al regime di Gheddafi

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Esercitazione con il Benelli M4 Super 90 - Foto: Wikipedia

E’ accertato. Il governo Berlusconi nel 2009 ha autorizzato l’invio a Gheddafi di oltre 11mila tra pistole e fucili semiautomatici di alta precisione e di tipo quasi militare della ditta Beretta decidendo poi di non segnalarlo all’Unione europea”. Lo riportano in un comunicato, diffuso oggi alla stampa, la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace.

Le due organizzazioni affermano di aver ottenuto i documenti di esportazione e presa in carico da parte dei funzionari del regime di Gheddafi delle armi transitate per Malta. Si tratta di 7.500 pistole semiautomatiche modello Beretta PX4 Storm cal. 9x19, di 1.900 carabine semiautomatiche modello Beretta CX4 Storm cal. 9x19 e di 1.800 fucili Benelli modo M4 cal.12 sempre della ditta Beretta esportate dall’Italia via Malta.

“Oltre 11mila tra carabine, fucili e pistole del valore di quasi otto milioni di euro – tutti sistemi d’arma semiautomatici di alta precisione e talune di tipo quasi militare, ma autorizzate come “armi da difesa” – sono stati esportati nel 2009 con beneplacito del governo Berlusconi dalla Fabbrica d’armi Beretta al colonnello Gheddafi. Il fatto non sarebbe mai venuto alla luce se non ci fosse stata la nostra indagine su documenti resi pubblici dal governo maltese a seguito di discrepanze nei rapporti europei” - affermano nel comunicato congiunto la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace.

Le due organizzazioni definiscono “grave e irresponsabile” la condotta dei ministri degli Esteri, Franco Frattini, e degli Interni, Roberto Maroni e stigmatizzano le “reiterate falsità” del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sul tema delle forniture militari italiane alla Libia

L’elevato valore della partita (oltre 79 milioni di euro) - valore rettificato verbalmente solo nei giorni scorsi da parte dei funzionari maltesi adducendo un "errore di trascrizione" (!) – sommato al fatto che non Malta bensì l’Italia e è uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali di armi leggere e, soprattutto, che l’esportazione di quelle armi al regime del colonnello Gheddafi non è mai stata riportata dal Governo italiano nell’apposita Relazione annuale della Presidenza del Consiglio e nemmeno agli organi competenti dell’Unione Europea avevano indotto in un primo tempo le due organizzazioni – e anche il sito di Unimondo – a pensare ad una “triangolazione”: un escamotage, cioè, da parte del governo italiano per eludere il controllo parlamentare e soprattutto delle organizzazioni nazionali che da anni tengono monitorato il commercio di armamenti. (La ricostruzione dettagliata di tutta la vicenda della fornitura di armi è riportata a fondo pagina).

“Al di là del singolare "errore di trascrizione" dei funzionari maltesi – che avevano inizialmente riportato un carico di oltre 79 milioni di euro invece che di 7,9 milioni di euro di armi, una faccenda ancora poco chiara sulla quale il Governo dove ancora rispondere in Parlamento – abbiamo ampiamente accertato che l’Italia nel 2009 ha esportato oltre 11mila armi di tipo semiautomatico, molto simili a quelle militari e comunque estremamente letali alla Libia senza darne alcuna comunicazione né al Parlamento né all’Unione Europea” – afferma Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. “Seppure, stando alle procedure burocratiche, l’autorizzazione possa anche essere fatta rientrare nella normativa nazionale prevista per le armi di ‘non specifico uso militare’, resta il fatto – gravissimo – che il Governo italiano abbia deciso di non segnalarla nelle relazioni all’Unione Europea senza poi fare un passo ufficiale di chiarezza una volta esploso il caso segnalato congiuntamente da Tavola della Pace e Rete Disarmo” e riportato da numerosi organi di stampa nazionale (tra cui le agenzie Ansa e Asca) e internazionali (si veda a fondo pagina).

“Il ministro La Russa - spiega Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace – ha cercato di sviare l’attenzione dalla faccenda affermando pubblicamente che ‘il Ministero della Difesa non ha dato nemmeno un coltellino per unghie a Gheddafi’. E’ vero – commenta Lotti. Non si tratta di coltellini per unghie, ma di vere e proprie armi che oggi stanno facendo stragi di civili. Non è forse vero che il suo Ministero il 17 ottobre 2008 ha autorizzato la vendita di armi alla Libia per 3 milioni di euro? In ogni caso, al popolo libico interessa molto poco se le armi italiane siano state esportate con il consenso del Ministero degli Interni, degli Esteri o della Difesa. Sta di fatto che quelle armi vengono oggi usate per reprimere nel sangue chi si oppone al regime di Gheddafi. Che ne pensa il ministro degli Interni, Roberto Maroni? E’ lui che ha autorizzato l’invio di 11.200 armi al regime di Gheddafi”.

“Stesso discorso per il ministro Frattini – aggiunge Giorgio Beretta, caporedattore del portale Unimondo e analista della Rete Disarmo. Il ministro degli Esteri sa bene che – seppur sia stato sollevato l’embargo di armi verso la Libia – è incaricato di far eseguire la Posizione Comune dell’Unione europea sulle esportazioni di armamenti (la 2008/944/PESC, qui in .pdf)”. Tale decisione comunitaria chiede espressamente ai governi prima di ogni esportazione di armi di accertare il “rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale”, il “rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese” e di rifiutare le esportazione di armi “qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna” (Criterio 2).

“Signor Ministro, chi le ha dato le necessarie garanzie? Forse Gheddafi quando è venuto a Roma nel giugno del 2009? – chiede Giorgio Beretta. E, badi bene, quelle armi sono state personalmente prese in carico – come ha certificato l’Ambasciatore italiano a Tripoli, Vincenzo Schioppa – dal Colonnello libico Abdelsalam Abdel Majid Mohamed El Daimi, Direttore della Direzione Armamenti della Pubblica Sicurezza del colonnello Gheddafi, non quindi da una qualsiasi ditta autorizzata alla rivendita al dettaglio di “armi per uso civile”: sono cioè armi consegnate a funzionari del regime del rais e, lei signor Ministro non può dirsi estraneo alla faccenda” – conclude l'analista di Rete Disarmo.

“Vi è poi una grave mancanza di trasparenza della ditta Beretta” – aggiunge Carlo Tombola, direttore dell’Osservatorio sulle armi leggere (OPAL) con sede a Brescia. “A seguito del comunicato della Rete Disarmo la ditta bresciana produttrice delle armi esportate alla Libia si è prontamente pronunciata per ‘smentire seccamente’ il coinvolgimento nella fornitura di 79 milioni di euro di armi leggere alla Libia tramite Malta riportato da organi di stampa belgi, maltesi e italiani. Ma la ditta si è guardata bene dal dichiarare che in quello stesso anno aveva inviato oltre 11mila armi di sua fabbricazione ai funzionari del colonnello Gheddafi. Per non dire poi che le armi esportate sono di fatto alquanto simili a quelle presenti nel catalogo militare della Beretta (vedi qui). Le variazioni sono minime, assolutamente irrilevanti ai fini della repressione interna” – conclude Tombola.

La Rete italiana per il disarmo e la Tavola della pace avanzano quindi una serie di richieste urgenti al Governo e al Parlamento italiano.

"Chiediamo al Governo italiano di fare immediata chiarezza sull’intera vicenda delle “armi leggere” italiane esportate via Malta alla Libia mostrando in Parlamento tutti i documenti ufficiali di esportazione e di transito e dimostrando che erano davvero solo del valore di 7,9 milioni di euro e non – come inizialmente riportato da Malta – di oltre 79 milioni di euro. Inoltre il Governo dovrebbe informare noi e tutti i cittadini a riguardo di chi sia oggi in effettivo possesso delle 11mila armi semiautomatiche italiane finite in Libia, che utilizzo ne venga fatto in questi giorni in cui – come riportano accreditate fonti di stampa internazionali – è in atto una violenta repressione della popolazione da parte del regime del colonnello Gheddafi”.

Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo sollecitano poi il Parlamento "affinché interroghi il Governo su tutto l’insieme delle armi vendute dall’Italia alla Libia, su tutte le forniture di armamenti, i servizi e le operazioni militari congiunte col regime di Gheddafi sia che siano state effettuate dal ministero degli Interni, degli Esteri e da quello della Difesa. Quante armi abbiamo venduto in questi ultimi anni alla Libia, quali, quando e in base a quali accordi politici e militari?" - domandano le due organizzazioni.

Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo chiedono inoltre "ai Ministri Maroni e Frattini di spiegare in Parlamento sulla base di quale criteri della Posizione Comune dell'Unione Europea e, quindi, di quali effettive garanzie di tutela dei diritti umani sia stata autorizzata l'esportazione di oltre 11mila armi semiautomatiche al Direttore della Direzione Armamenti della Pubblica Sicurezza del regime di Gheddafi".

E domandano infine "al Ministro della Difesa Ignazio La Russa di spiegare in cosa consista l’autorizzazione rilasciata dal suo Ministero il 17 ottobre 2008 del valore di 3 milioni di euro avente come destinatario la Libia (Autorizzazione “Nulla Osta” n.53861 del Ministero della Difesa) e che tipo di armamenti prodotti dalla ditta Oto Melara del valore di 3 milioni di euro siano stati esportati su autorizzazione sempre del suo Dicastero (SMD/47890/05) segnalata nella Relazione della Presidenza del Consiglio nel 2009".

Le due organizzazioni rinnovano "le richieste al Governo a sospendere con atto formale e di fatto tutte le forniture di armamenti e ogni forma di aiuti e cooperazione militare con i paesi del Nord Africa (Algeria, Egitto, Tunisia e Libia, Marocco, Yemen e Bahrein) le cui popolazioni in questi mesi hanno manifestato e stanno manifestando contro regimi dispotici e illiberali".

Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo, infine, "rinnovano la richiesta al Governo e a tutte le forze parlamentari di stralciare le annunciate – e peggiorative modifiche alla legislazione nazionale sulle esportazioni di armamenti dalla Legge Comunitaria attualmente in discussione nelle commissioni parlamentari per aprire un serio e approfondito confronto con le associazioni della società civile sulla normativa sui controlli all’esportazione di armi alla luce delle recenti direttive europee".

 

Ricostruzione del caso delle armi italiane alla Libia di Gheddafi

 

  1. La Rete Italiana per il Disarmo e della Tavola della Pace per prime con un comunicato del 24 febbraio hanno denunciato l’affaire, dai contorni tipici di una triangolazione, delle armi italiane fornite nel 2009 al regime di Gheddafi. Il caso è emerso a causa di quello che solo successivamente è stato detto essere un “errore di battitura” da parte di funzionari maltesi all’Unione Europea: sul caso ha poi fatto una certa luce anche un’indagine giornalistica del sito della rivista Altreconomia.
  2. Il caso è questo: il governo de La Valletta nel 2010 ha notificato all’Unione Europea la fornitura alla Libia oltre 79 milioni di euro di armi della categoria ML 1 e cioè “armi ad anima liscia di calibro inferiore a 20 mm e armi automatiche di calibro 12,7 mm o inferiore”. Una fornitura puntualmente riportata da Malta nel Rapporto 2010 dell’Unione Europea sulle esportazioni di armamenti (scaricabile qui) pubblicato lo scorso gennaio, nel quale però non appariva alcuna menzione dell’Italia come effettivo fornitore che, anzi, risultava appunto essere Malta che però smentiva di essere il “produttore” di quelle armi.
  3. Con l’inizio della manifestazioni popolari in Libia, la Rete Italiana per il Disarmo ha prontamente contattato il governo maltese per avere dettagli sulla fornitura di quelle armi alla Libia. Il ministero degli Esteri maltese con una nota scritta e senza verificare il valore totale della fornitura assicurava alla Rete Disarmo e anche altri organi di stampa belgi e maltesi che si trattava di armi “di provenienza italiana che non hanno mai toccato il suolo maltese” e il cui produttore ed esportatore aveva presentato “una licenza delle Autorità italiane” e pertanto il transito era stato autorizzato dai funzionari delle dogane maltesi. Nessuna rettifica in quel momento sul valore della fornitura di armi (cioè 79.689.691 di euro) alla Libia. Il ministero degli Esteri maltese però precisava che “il destinatario finale della consegna era il Governo libico” come era stato loro “confermato dall’ambasciata italiana a Tripoli”: poiché nel 2009 non erano attive forme di sanzione verso il governo libico “l’autorizzazione al transito era stata rilasciata senza problemi” dalle dogane maltesi.
  4. Tutti questi elementi confluivano nel succitato comunicato congiunto di Rete Disarmo e Tavola della Pace e inducevano le due organizzazioni a pensare ad una “triangolazione” di armi da parte dell’Italia: la tipologia delle armi (la classificazione ML1 dell’UE, cioè le cosiddette “armi leggere” di cui l’Italia e non Malta è uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali), il transito per Malta (assolutamente non necessario vista la breve distanza tra l’Italia e la Libia) e – soprattutto - l’elevato valore della partita (oltre 79 milioni di euro) sommato al fatto che l’esportazione di quelle armi al regime del colonnello Gheddafi non era stata mai riportata dal Governo italiano nell’apposita Relazione annuale della Presidenza del Consiglio e nemmeno agli organi competenti dell’Unione Europea inducevano infatti a pensare ad un escamotage per eludere il controllo parlamentare e soprattutto delle organizzazioni che da anni tengono monitorato il commercio italiano di armamenti.
  5. Nella serata del 24 febbraio la ditta Fabbrica d'Armi Pietro Beretta – con un comunicato tuttora irreperibile sul sito ufficiale dell'azienda – smentiva “seccamente” e giudicava “priva di qualunque fondamento” la notizia relativa ad una “presunta fornitura di 79 milioni di euro di armi da parte dell’azienda al governo libico tramite Malta” e ribadiva “di operare nel pieno rispetto dei regolamenti, normative e procedure che regolano la commercializzazione di armi a livello mondiale”. La ditta bresciana – sebbene espressamente richiesta dalla Rete Disarmo di offrire dati o notizie atti a “fare chiarezza su un trasferimento di armi oscuro e problematico” replicava di non essere in “grado di fornire dati o notizie che possano aiutare a far luce su questa vicenda specifica”. E questo nonostante la ditta Beretta sapesse per certo di aver esportato proprio nel novembre del 2009 oltre 11mila armi semiautomatiche ai funzionari del regime di Gheddafi.
  6. A seguito dell’indagine indipendente delle associazioni italiane ed europee, il governo maltese, adducendo un “errore di battitura” (“a typing error” dovuto all’aggiunta di uno “zero”) da parte della compagnia navale, nei giorni scorsi ha rettificato il valore complessivo della fornitura: non €79.369.000 (79 milioni) bensì solo €7.936.900 (7,9 milioni). La questione resta comunque da appurare nella sua completezza richiedendo al Governo italiano e maltese di esibire tutti i documenti ufficiali di autorizzazione, esportazione e transito del carico.
  7. L’indagine della Rete Italiana per il Disarmo ha dimostrato (con documenti ufficiali alla mano) che comunque nel 2009 vi è stata di fatto un’esportazione partita dal porto di La Spezia e autorizzata dalle competenti autorità italiane ma mai notificata al Parlamento e all’Unione Europea di 7.500 pistole semiautomatiche modello Beretta PX4 Storm cal. 9x19; di 1.900 carabine semiautomatiche modello Beretta CX4 Storm cal. 9x19 e di 1.800 fucili Benelli modo M4 cal.12 sempre della ditta Beretta verso la Libia el valore di all’incirca 8 milioni di euro. Questa esportazione non è mai stata segnalata da parte dei competenti uffici governativi italiani all’Unione Europea.
  8. Tra l’altro il “semiautomatico M4 Super 90 della Benelli è il fucile a canna liscia usato dal corpo dei Marines USA dal 1998” – riporta il sito ufficiale della ditta. “L’azienda Benelli ha vinto il bando di concorso indetto dal Centro dell’esercito statunitense per la ricerca, sviluppo e ingenierizzazione delle armi, superando tutti i rigidi requisiti richiesti” – sostiene con orgoglio la ditta. Anche le altre armi di tipo semiautomatico sono per tipologia molto simili alle armi in dotazione a corpi militari. Le semi-automatiche PX4 (www.px4storm.it) possono avere caricatori da oltre 10 colpi (fino a 15) e sono disegnate in maniera ergonomica per permettere uno sparo più facile, con un peso davvero ridotto di circa 800 grammi. Ancora più impressionanti sono le carabine CX4 Storm (www.cx4storm.it): secondo i dati tecnici diffusi dalla stessa Beretta si tratta di una “carabina semi-automatica di facilissimo impiego, con grande affidabilità e stabilità nel tiro in rapida successione. La canna in acciaio ad alta resistenza garantisce un elevato standard di precisione”. La carabina può essere accoppiata, tra le altre cose, con sistemi di puntamento ottico e laser.

 

I PRECEDENTI COMUNICATI DI RETE DISARMO E DELLA TAVOLA DELLA PACE
(dal più recente)

Informazioni di approfondimento

 

Alcuni articoli di stampa maltesi e belgi che hanno segnalato l’ipotesi di triangolazione

Altri Comunicati Rete Disarmo - Tavola della pace e annunciate modifiche alla legge nazionale 185/90 sulle esportazioni di armi italiane:

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