Italia: quinto esportatore di armi, contratti record col Sud del mondo

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L'elicottero multiruolo Mangusta - Foto da: army-technology

L’Italia si è attestata anche nel 2009 tra i cinque maggiori fornitori internazionali di armamenti convenzionali e le sue esportazioni sono state dirette principalmente ai Paesi in via di sviluppo.

Lo si apprende dal rapporto “Conventional Arms Transfers to Developing Nations 2002-2009” (in .pdf) redatto da Richard F. Grimmett che è stato consegnato venerdì scorso al Congresso degli Stati Uniti d'America. I contratti siglati dalle ditte italiane ammontano infatti nel 2009 – secondo il rapporto – a 2,7 miliardi di dollari (Tabelle 1 e 34), dei quali ben 2,4 miliardi (cioè quasi il 90%) sono stati stipulatii con nazioni in via di sviluppo: una cifra, quest’ultima, mai raggiunta negli ultimi otto anni che il rapporto prende in esame (Tabella 4) a dimostrazione del fatto che le esportazioni italiane di armamenti sono sempre più rivolte verso i paesi del Sud del mondo.

 

IL RAPPORTO

Il rapporto predisposto annualmente dal Congressional Research Service (CRS), l'ufficio studi della Library of Congress, la Biblioteca del Congresso, fornisce ai parlamentari degli Stati Uniti i “dati ufficiali e non secretati” sul commercio internazionale di armamenti convenzionali dedicando una specifica attenzione proprio ai trasferimenti ai Paesi in via di sviluppo (Developing Nations): sotto questa denominazione vengono compresi tutti i paesi del mondo tranne gli Stati Uniti, il Canada, tutte le nazioni europee (incluse Russia e Turchia), l’Australia, il Giappone e la Nuova Zelanda.

Il rapporto prende in considerazione tutte le categorie di armamenti convenzionali e tutti i trasferimenti di sistemi militari tra gli stati presentando in una quarantina di tabelle le cifre – riportate principalmente in dollari statunitensi costanti calcolati sull’ultimo anno, ma talvolta anche in valori correnti – sia dei “contratti(agreements) sia delle “consegne(deliveries) relativi alle esportazioni di armi. Proprio per queste caratteristiche i dati che vengono presentati nel rapporto si differenziano da quelli forniti da altri istituti di ricerca – come ad esempio il SIPRI di Stoccolma le cui informazioni si concentrano soprattutto sui trasferimenti dei “maggiori sistemi di armamento convenzionali” (“major conventional weapons”).

 

I MAGGIORI ACQUIRENTI DEL SUD DEL MONDO

Nonostante un certo decremento di ordinativi dovuto alla recessione internazionale “i Paesi in via di sviluppo continuano ad essere il principale destinatario delle esportazioni di armamenti da parte dei paesi produttori” – si legge nel sommario del rapporto. I contratti (agreements) stipulati nel 2009 dalle nazioni in via di sviluppo hanno superato i 45,1 miliardi di dollari (avevano raggiunto i 48,8 miliardi di dollari nel 2008; Tabella 4) e rappresentano il 78,4% del commercio internazionale di armamenti che – sempre nel 2009 – si è posizionato sui 57,5 miliardi di dollari, in calo del 8,5% rispetto al 2008 quando aveva superato i 62,8 miliardi di dollari (Tabelle 1 e 31).

Più regolari invece le consegne (deliveries) mondiali di armamenti che nel 2009 si sono stazionate sui 35,1 miliardi di dollari: erano state di 36,7 miliardi nel 2008 (Tabelle 2 e 36). Nel 2009 oltre 17 miliardi dollari (cioè il 48,5% del totale) di consegne di materiali militari sono state effettuate verso i Paesi in via di sviluppo: si tratta del valore più basso degli ultimi otto anni (Tabella 15) che è spiegabile – come afferma il rapporto (pg. 4) – anche con la decisione di diverse nazioni di rimandare l’acquisto di armamenti a seguito delle restrizioni di budget messe in atto in considerazione della recessione economica internazionale.

Tra i maggiori acquirenti mondiali figurano per quanto riguarda i contratti stipulati nel 2009 (Tabella 13) innanzitutto il Brasile (7,2 miliardi di dollari), il Venezuela (6,4 miliardi), l'Arabia Saudita (4,3 miliardi), Taiwan (3,8 miliardi), Emirati Arabi Uniti (3,6 miliardi), Iraq (3,3 miliardi) e Egitto (3 miliardi), Vietnam (2,4 miliardi), India (2,4 miliardi) e Kuwait (1,6 miliardi di dollari). Nell'intero periodo 2002-2009 (Tabella 12), l'Arabia Saudita risulta al primo posto con 39,9 miliardi di dollari di contratti, seguita da India (32,4 miliardi), Emirati Arabi Uniti (17,3 miliardi), Egitto (13,9 miliardi), Venezuela (12,7 miliardi), Pakistan (12,5 miliardi) e Cina (11,7 miliardi).

Per quanto riguarda invece le consegne effettive di armamenti nel 2009 (Tabella 24), i principali destinatari risultano l'Arabia Saudita (2,7 miliardi), la Cina (1,5 miliardi), Corea del Sud (1,4 miliardi), Egitto (1,3 miliardi), India (1,2 miliardi), Israele (1,2 miliardi) e Pakistan (1 miliardo). L'Arabia Saudita con 31,5 miliardi di dollari di importazioni di armamenti si conferma anche nel periodo 2002-2009 (Tabella 23) come il maggiore acquirente mondiale di sistemi militari seguita da Cina e India (entrambi con circa 14,3 miliardi di dollari), Egitto (12,2 miliardi), Israele (10,1 miliardi) seguiti da Emirati Arabi Uniti, Taiwan, Corea del Sud e Pakistan.

 

I PRINCIPALI ESPORTATORI

Gli Stati Uniti mantengono da oltre un decennio il primato delle esportazioni mondiali di armamenti. Nonostante la consistente riduzione di contratti rispetto al 2008 – anno in cui Washington aveva raggiunto la cifra record dell’ultimo decennio (38,1 miliardi di dollari) – con 22,6 miliardi di dollari gli Usa conservano anche nel 2009 la leadership mondiale in questo particolare settore ma vedono una forte contrazione della propria quota di mercato che si riduce al 39% rispetto al 60,5% del 2008 (Tabelle 31 e 32). Un primato dal quale nei prossimi anni gli Stati Uniti difficilmente verranno scalzati se – come riporta il Wall Street Journal – l’amministrazione Obama intende far approvare dal Congresso l’accordo per forniture militari all'Arabia Saudita del valore di 60 miliardi di dollari che rappresenta il più consistente contratto di armamenti mai presentato.

La Russia permane al secondo posto nella graduatoria dei maggiori esportatori: i 10,4 miliardi di dollari di contratti effettuati nel 2009 rappresentano poco più del 18% dello share mondiale, meno della metà degli Stati Uniti. Pur quasi raddoppiando rispetto al 2008 (5,5 miliardi di dollari) gli ordinativi del 2009 segnano però una contrazione sia rispetto al 2007 (quasi 11,2 miliardi) sia, soprattutto rispetto al 2006 quando erano giunti a sfiorare i 16 miliardi di dollari (Tabella 31) a seguito di accordi per forniture militari soprattutto a India e Cina.

La Cina, inoltre, con 1,7 miliardi di dollari di contratti e 1,8 miliardi di consegne di sistemi militari diretti quasi esclusivamente ai Paesi in via di sviluppo mantiene - nonostante un'evidente diminuzione in entrambi i settori - la propria posizione tra i primi sette principali esportatori internazionali di armamenti (Tabelle 31 e 36). Più consistenti rispetto a quelli cinesi sono i contratti per esportazioni assunti da Israele nel 2009 che superano i 2,1 miliardi di dollari in crescita sulla media anniale del periodo 2002-2008 nel quale le industrie militari israeliane hanno siglato accordi per un valore complessivo di 11,1 miliardi di dollari e - nello stesso periodo - hanno effettuato consegne di armamenti per 8,2 miliardi di dollari (Tabelle 33 e 38). Da segnalare inoltre la stabilità delle esportazioni dell'Ucraina (contratti per 1,2 miliardi di dollari nel 2009; 7 miliardi nel periodo 2002-2009) e il tendenziale incremento delle commesse della Spagna (1 miliardo nel 2009 a fronte di 5,5 miliardi nel periodo 2002-2009).

 

I MAGGIORI FORNITORI EUROPEI

Tra i paesi che resistono al calo internazionale del commercio di armamenti e che anzi riescono ad incrementare le esportazioni nonostante la crisi economica mondiale vanno annoverati soprattutto i quattro principali produttori europei di sistemi militari: Francia, Germania, Italia e Regno Unito (Tabelle 31 e 32).

La Francia, con 7,4 miliardi di dollari di contratti nel 2009 raddoppia il proprio portafoglio d’ordini rispetto all’anno precedente (3,2 miliardi) e, segnando la seconda miglior performance degli ultimi otto anni, giunge a ricoprire quasi il 13% dell’esportazione mondiale di armamenti: il 96% dei contratti francesi del 2009, cioè 7,1 miliardi di dollari, sono stati siglati con i Paesi in via di sviluppo (Tabella 1) tra cui spiccano soprattutto quelli con nazioni dell’America latina.

Incrementa i propri contratti di oltre il 16% tra il 2008 e il 2009 anche la Germania portandoli nell’ultimo anno a 3,7 miliardi di dollari che rappresentano la cifra record dell’ultimo quinquennio e ricoprono il 6,4% dello share internazionale. Ciò che differenzia la Germania rispetto agli altri tre paesi europei – e più generale agli altri maggiori produttori di armamenti – è la destinazione dei sistemi militari che nel 2009 solo per il 2,7% sono diretti ai Paesi in via di sviluppo; ma i 2,8 miliardi di dollari di consegne dell’ultimo anno vedono questi paesi destinatari per oltre il 37,5% degli armamenti tedeschi (Tabella 2).

Risultano in crescita anche i contratti del Regno Unito che – dopo aver toccato nel 2008 la cifra più bassa mai registrata nell'ultimo decennio – nel 2009 si attestano sui 1,5 miliardi di dollari. Le commesse stipulate dalle industrie britanniche sono fortemente altalenanti: si passa infatti dai 988 milioni di dollari del 2002 agli oltre 10,3 miliardi di dollari del 2007 al minimo di 205 milioni di dollari del 2008. Nel quadriennio 2006-2009, con contratti per quasi 16,6 miliardi di dollari il Regno Unito si conferma comunque il quarto esportatore mondiale di armamenti convenzionali.

 

L'ITALIA

In calo – ma il dato va valutato con attenzione – risultano invece le esportazioni di armamenti dell’Italia. I contratti rilasciati nel 2009 dal nostro paese ammontano a 2,7 miliardi di dollari in netta flessione rispetto alla cifra record di quasi 3,8 miliardi di dollari del 2008. Ciononostante rappresentano la seconda miglior performance degli ultimi otto anni esaminati dal rapporti statunitense e, soprattutto, confermano un tendenziale trend di crescita rispetto ai 494 milioni di dollari del 2002. Si tratta di contratti che – come già detto – posizionano l’Italia al quinto posto (Tabella 34) tra i principali esportatori mondiali di armamenti davanti a Israele (2,1 miliardi di dollari), Cina (1,7 miliardi) e allo stesso Regno Unito (1,5 miliardi) portando l’Italia a rilevare una quota del 4,7% del commercio internazionale di sistemi militari (Tabella 32).

Destinatari di questi contratti sono per quasi l’89% le nazioni in via di sviluppo: nel 2009 l’Italia ha infatti raggiunto con 2,4 miliardi di dollari la cifra record di contratti con questi paesi quasi quadruplicando (erano di 651 milioni di dollari nel 2006) negli ultimi quattro anni l’entità delle proprie commesse verso il Sud del mondo tanto da posizionare il nostro paese – dopo Stati Uniti, Russia e Francia – come il quarto fornitore mondiale dei Paesi in via di sviluppo (Tabella 4) con uno share del 5,3% sul totale di forniture a questi paesi (Tabella 5).

Tra le zone del Sud del mondo, la quota maggiore di esportazioni di armi italiane nel quadriennio 2006-2009 è ricoperta da una delle aree di maggior tensione del pianeta, il Medio Oriente: nel quadriennio con i paesi di questa zona l’Italia ha stipulato contratti per 3,7 miliardi di dollari cioè quasi i tre quarti (il 71%) di tutti i propri contratti verso paesi del Sud del mondo (Tabella 6 e 7).

Va infine segnalato che i dati del Rapporto al Congresso USA risultano comunque inferiori rispetto a quelli ufficiali presentati lo scorso marzo dalla Presidenza del Consiglio italiana. Come abbiamo riportato su Unimondo, secondo la Relazione della Presidenza del Consiglio le autorizzazioni all'esportazione di armamenti rilasciate dal Governo nel 2009 alle aziende del settore ammontano a 4,9 miliardi di euro e nello stesso anno le effettive consegne di soli materiali di armamento hanno superato i 2,2 miliardi di euro. Sebbene tale disparità possa essere in parte spiegata col fatto che le “autorizzazioni” governative italiane ricoprono un ambito più ampio dei “contratti” (agreements) presi in esame dal rapporto statunitense, appare più difficile spiegare le cifre del rapporto Usa riguardo alle effettive consegne di materiali militari che risultano alquanto sottodimensionate nel rapporto americano che segnala consegne italiane nel 2009 per soli 600 milioni di dollari (Tabella 39) a fronte dei 2,2 miliardi di euro riportati dalla Relazione governativa italiana.

 

CONCLUSIONE

Se i quattro principali produttori europei di armamenti nel loro insieme mantengono pressoché invariata al 23% la propria percentuale sulle esportazioni militari mondiali nei due quadrienni esaminati dal rapporto (Figura 2), ciò che incrementa considerevolmente nell’ultimo biennio è invece l’ammontare di esportazioni verso i Paesi in via di sviluppo: si passa, infatti, dai meno di 7 miliardi di dollari del 2008 che ricoprivano il 14% del totale mondiale verso questi paesi agli oltre 10,6 miliardi di dollari del 2009 che rappresentano il 24% dello share internazionale (Figura 3 e Tabelle 4 e 5). Un chiaro segnale che - come evidenzia il rapporto - “i quattro maggiori fornitori europei di armamenti hanno rafforzato la propria posizione competitiva nell’esportazione di sistemi militari attraverso un forte sostegno governativo (government marketing support) alle vendite di armamenti” (p. 11). Un sostegno che - come si evince dal rapporto - ha contribuito a far sì che “i quattro maggiori fornitori europei di armamenti hanno stipulato contratti con vari Paesi in via di sviluppo sottraendoli agli Stati Uniti”. (p. 11).

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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